"Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente." (K. Marx)

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REI, LAVORO O SALARIO MINIMO?

REI, LAVORO O SALARIO MINIMO?

Hanno ragione quanti scrivono e dicono che a prescindere dalla composizione del prossimo governo, è scontato il rafforzamento del Reddito di inclusione (Rei) come misura atta a contrastare la dilagante e crescente miseria. La forbice si va allargando, parliamo delle differenze tra quanti detengono una ricchezza in aumento e chi invece ha sempre maggiore difficoltà ad arrivare in fondo al mese. 

Il Rei ha sostituito il vecchio Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) ma le cose non sono cambiate e i soldi continuano a mancare solo per garantire un reddito (o un sussidio?!) ai circa 4.7 milioni di uomini e donne che vivono in condizioni di assoluta povertà. di autentica indigenza.

L'ultima legge di stabilità non ha stanziato i soldi necessari prevedendo da qui al 2020 progressivi aumenti per il Rei, aumenti tuttavia che risultavano da mesi del tutto inadeguati a fronteggiare l'emergenza miseria. 
Ma quanti sono i poveri in Italia e poi quale è il parametro che misura e attesa la povertà? Intanto il Governo Gentiloni ha sentenziato che i poveri sono circa 2,5 milioni , ossia meno della metà del loro numero effettivo stando almeno ai dati relativi ai redditi deNunciati, quindi la dotazione del Rei pari a  1,5 miliardi l’anno è ben poca cosa per affrontare questa emergenza sociale

Il  Reddito di cittadinanza sbandierato da piu' parti avrebbe un costo di 30 miliardi se erogato in maniera piu' o meno seria, cifre corrispondenti al Reddito di dignità proposto a destra.

Intanto è bene fornire dei numeri, giusto per non cadere nell'equivoco. I lavori sottopagati sono sempre piu' numerosi, basti pensare che ormai l'economia digitale dei lavoretti prevede salari da 5\700 euro a fronte di orari giornalieri di 7\8 ore.

 Attualmente sono circa 300 mila i beneficiari (110.138 famiglie) del Rei con un assegno che non arriva a 300 euro al mese. A questi aggiungiamo quanti percepiscono la  Sia (http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Sostegno-per-inclusione-attiva-SIA/Pagine/default.aspx)  ormai in scadenza, erano circa 477mila nel 2017 per un importo mensile di 244 euro.

Sono cifre decisamente basse con le quali si puo' pagare al massimo una bolletta e fare la spesa per una settimana, sono misure destinate ad una platea alquanto ridotta a fronte di una miseria che ormai colpisce anche le famiglie con un lavoro che non riescono a far fronte al costo della vita (per esempio i ritardi nel pagamento delle bollette sono sempre piu' lunghi con il pagamento della mora per non parlare poi degli sconfinamenti dei fidi in banca con relativi interessi da pagare).

Il Rei partirà a pieno regime dal 1° luglio (per saperne di piu'..http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Reddito-di-Inclusione-ReI/Pagine/default.aspx) .

Incontrovertibile è il fatto che le misure Governative non hanno gli strumenti e le cifre necessarie a combattere la miseria e l'impoverimento crescente, l'importo che aumenta in base alla composizione familiare si avvale di cifre irrisorie.

In un paese dove i redditi da lavoro sono sempre piu' bassi, nel paese dove sta per arrivare il salario minimo come regola assoluta a cui attenersi, la questione lavoro\reddito\povertà\inclusione è diventata dirimente e non solo nell'ottica di tamponare la miseria con sussidi o redditi . Quello che serve è altro: un investimento pubblico per creare lavoro (da non contrapporre al reddito), per migliaia di posti socialmente utili destinati ad opere di ammodernamento del paese, di manutenzione del territorio, di ricostruzione dei territori colpiti dai terremoti, ma per raggiungere questo scopo occorrerebbe rompere la gabbia dell'Ue di Maastricht. In caso contrario continueremo a parlare di misure tampone per contrastare una povertà che ormai attanaglia anche quelle famiglie fino a 15 anni fa ceto medio ed oggi cosi' impoverite e indebitate da essere sempre piu' risucchiate nel mare magnum della indigenza.

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VERTENZA FOODORA: TRA RIDERS E TENTATIVI DI NORMALIZZAZIONE

VERTENZA FOODORA: TRA RIDERS E TENTATIVI DI NORMALIZZAZIONE

Siamo in attesa di conoscere gli esiti della prima assemblea nazionale tenutasi a Bologna lo scorso fine settimana ma anche di leggere la sentenza con la quale il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso di sei rider licenziati dopo uno sciopero del 2016. Sicuramente questa sentenza sfavorevole farà giurisprudenza e se un lavoro improntato al massimo sfruttamento viene giudicato legittimo, lo sfruttamento non potrà che rafforzarsi ed estendersi. Un fatto di grande importanza la nascita di un coordinamento nazionale ma già si stanno avvicinando interessati osservatori nell'ottica di non contestare la natura delle piattaforme.
Dopo la sentenza di Torino, che non riconosce ai dipendenti di Foodora Il caso Foodora il carattere subordinato del loro lavoro, anche i giornali più restii ad affrontare le piaghe del lavoro sottopagato mostrano segnali di interesse.  Da anni ormai il diritto del lavoro è stato letteralmente stravolto e l'avvento della cosiddetta rivoluzione digitale della Gig economy (la cosiddetta economia dei lavoretti) imporrà anche al più riluttante legislatore la dovuta attenzione verso questi lavoratori. Qualche esperto di piattaforme ha avuto da ridire sul ricorso dei legali torinesi, probabilmente perché ormai si accetta come ineludibile il fatto che si possa essere governati e gestiti attraverso uno smartphone, comandati in ogni mossa senza vedere riconosciuto il carattere subordinato della nostra prestazione lavorativa.  Sicuramente il diritto del lavoro in Italia da anni è sotto assedio, in altri paesi del Nord questa tipologia di lavoro è più sviluppata e l'occasionalità della prestazione lavorativa è ormai accettata da tutti come un fatto incontrovertibile, da qui forse scaturiscono le critiche verso un ricorso basato sul riconoscimento del carattere subordinato della prestazione lavorativa dei fattorini.
Le piattaforme  non sono qualcosa di neutro, non sono solo meri intermediari tra il lavoratore e il cliente, la natura autonoma della forza lavoro è in realtà fittizia e anche se non viene riconosciuto come tale possiamo parlare (poi dimostrarlo in aule del tribunale diventa assai più difficile considerando che il diritto del lavoro è anche risultato dei rapporti di forza tra capitale e lavoro stesso) di subordinazione vera e propria. Ovviamente i padroni hanno tutto l'interesse a vedere nei postini una sorta di partita iva o di collaboratori occasionali quando invece l'attività regolativa viene gestita interamente da una piattaforma che controlla ogni movimento del lavoratore che può magari scegliere di non prestare la propria opera in determinati giorni ma con celerità può anche trovarsi escluso dalla piattaforma stessa e quindi privato della sua fonte di reddito .
Il mancato riconoscimento della condizione subordinata è solo un vantaggio per la piattaforma che può abbassare il costo del lavoro, aumentare i ritmi e i tempi , tenere collegato il singolo lavoratore al suo smartphone 16\18 ore al giorno.  Con la scusa che i margini di mercato sono sempre piu' ridotti e il consumatore indebitato e impoverito invoca la riduzione delle tariffe, la piattaforma sta decretando una organizzazione del lavoro darwinista, chi non tiene i ritmi viene cacciato fuori e ogni occasione è favorevole per abbassare il costo del lavoro.

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DESTABILIZZAZIONE, UN'ARTE AMERICANA.

DESTABILIZZAZIONE, UN'ARTE AMERICANA.

Il Medio Oriente, ormai da decenni terra in perenne conflitto a causa delle molteplici linee di frattura intere (in primis quelle religiose) e degli interessi geopolitici internazionali, sta diventando dal 2015 ulteriore terreno di scontro fra l'espansionismo della Nato e dei suoi alleati medio orientali (Israele e le Petromonarchie del Golfo) e le aspirazioni della Russia di Putin di riacquisire lo status perduto di superpotenza mondiale, tramite la difesa del suo ultimo alleato nella regione: la Siria di Assad. All'interno di questo scontro che sta gradualmente estendendo il suo raggio d'azione (dall'Europa dell'Est al Medio Oriente, dall'Estremo Oriente all'America Latina) risulta opportuna l'effettuazione di un focus sul ruolo rivestito dall'Italia. A tal proposito abbiamo trovato estremamente centrata l'analisi di uno dei massimi esperti di questioni mediorientali, il giornalista del Sole 24 Alberto Negri, voce spesso fuori dal coro del giornalismo mainstream, che attraverso una lucida competente e puntuale disamina della situazione del mondo arabo/islamico attuale, induce il lettore ad una seria riflessione sulla politica estera del nostro paese e sulle strategie destabilizzanti attuate negli ultimi decenni dagli Stati Uniti nella macroregione.

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NEGOZI APERTI PER PASQUA E NATALE: BOICOTTARE PER COSTRUIRE UN NUOVO MODELLO CONTRATTUALE E DI CONSUMO.

NEGOZI APERTI PER PASQUA E NATALE: BOICOTTARE PER COSTRUIRE UN NUOVO MODELLO CONTRATTUALE E DI CONSUMO.

E' doveroso solidarizzare con chi sciopera in occasione delle aperture dei negozi\centri commerciali (Natale,1 Maggio, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile o Ferragosto) non dimenticando tuttavia che i contratti nazionali siglati da cgil cisl uil hanno spianato la strada a rendere obbligatorio , o quasi, il lavoro in ogni giorno dell'anno. Chi oggi, a ragione, sciopera, non sempre ha memoria dei danni recati ai lavoratori da contratti e accordi che prima hanno avallato l'apertura con personale volontario lasciando alla grande distribuzione  campo libero nel pretendere le prestazioni lavorative in questi giorni.

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LA FLAT TAX? UN'IMPOSTA DI CLASSE

LA FLAT TAX? UN'IMPOSTA DI CLASSE

Cosa è l'Irpef? Una tassa sulle persone fisiche in base al loro reddito. In campagna elettorale, la Lega e il centrodestra ha proposto la flat tax, una tassa unica del 15% con deduzione fissa da 3mila euro per componente della famiglia. Dal ministero delle Finanze arrivano alcuni dati secondo i quali la flat tax determinerebbe per lo Stato ben 56,6 miliardi in meno rispetto ad oggi con una tassazione progressiva , a scaglioni, in base ai redditi.
Forse questi dati indurranno a rivedere qualche idea in materia di tassazione, resta ineludibile una questione di fondo: con la riduzione delle entrate saranno tagliati i servizi e il welfare.
La flat tax non è del resto una novità, centri studi neoliberisti l'hanno proposta da anni, negli Usa è il cavallo di battaglia di Trump che sappiamo vuole allargare la forbice sociale e salariale lasciando allo Stato il compito di intervenire solo a tutela della industria Usa. Non siamo fautori della acritica difesa dell'esistente, pensiamo piuttosto che i lavoratori dipendenti (quelli con reddito individuale inferiore a 40 mila euro annui) paghino fin troppe tasse al contrario dei detentori di ricchezze dieci volte superiori.
  L'idea della tassazione progressiva (paga di piu' chi ha maggiore potere di acquisto) è uno dei baluardi della Costituzione che guarda caso rischia , con un eventuale governo di destra,  di essere nuovamente attaccata a tutela di politiche di austerità e di disuguaglianza sociale. Ovviamente la Carta da sola non è sufficiente a tutelare le classi sociali meno abbienti ma stravolgerla o modificarla renderebbe piu' facile premere sull'acceleratore della disuguaglianza economica. 

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La missione italiana in Niger si insabbia prima di partire

La missione italiana in Niger si insabbia prima di partire

Avevamo già denunciato a fine anno attraverso queste pagine (http://www.lotta-continua.it/index.php?option=com_easyblog&view=entry&id=124&Itemid=101) i rischi della missione militare italiana in Niger individuandone le non indifferenti criticità. Provammo ad entrare nel merito dell'intervento stesso, apparso sin dall'inizio agli analisti di questioni militari incongruente rispetto al fine di bloccare i flussi migratori a sud del confine libico ma, ne evidenziammo anche l'inadeguato iter legislativo, in quanto approvata dal governo il 27 dicembre a poche ore dal decreto presidenziale di scioglimento del parlamento e convertita in legge con ampia maggioranza bipartisan alla Camera (ormai sciolta) il 17 gennaio. Una missione che dovrebbe portare in Niger 140 soldati entro giugno per poi raggiungere a pieno regime le 470 unità con una spesa per le casse dello stato di 50 milioni di euro annui.

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A PROPOSITO DI SICUREZZA!

A PROPOSITO DI SICUREZZA!

Il 28 marzo si esibiranno sui lungarni di Pisa le famose Frecce Tricolori dell’aeronautica italiana. La notizia è stata comunicata durante la conferenza stampa dal vicesindaco Ghezzi, il quale si è premurato di informare la popolazione che «i lungarni saranno messi in sicurezza al fine di permettere a tutti di godersi lo spettacolo ». Ma di quale «sicurezza» intende parlare il vicesindaco dal momento che il programma dello spettacolo consiste nel far sorvolare i nostri lungarni e le circostanti zone densamente abitate da rombanti aerei che per otto minuti si esibiranno nelle loro tipiche acrobazie. Ci siamo forse dimenticati che appena sei mesi fa, il 24 settembre, durante l’Air Show di Terracina nel quale dovevano esibirsi anche le Frecce, un caccia dell’Aeronautica militare è precipitato provocando la morte del pilota? Per fortuna le evoluzioni si svolgevano sul mare e l’incidente non si è trasformato in tragedia per quanti assistevano allo spettacolo. Ma come non ricordare invece quanto avvenne nel 1988 nell’aeroporto tedesco di Ramstein, quando tre Frecce Tricolori entrarono in collisione, provocando in 7 secondi 64 morti e 346 feriti tra gli spettatori. Ci piacerebbe anche sapere chi ha avuto la brillante idea di coinvolgere le scuole facendo portare sui lungarni bambini di elementari e medie

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Dossier “Il Diritto di boicottare Israele - Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani”

Dossier “Il Diritto di boicottare Israele - Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani”

Pubblichiamo il dossier Il Diritto di boicottare Israele - Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani”, a cura di BDS Italia con il sostegno di AssoPace Palestina, Centro Studi Sereno Regis, Pax Christi Italia, Rete Ebrei Contro l’occupazione, Servizio Civile Internazionale Italia e Un ponte per…

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FIAT-CHRYSLER ITALIA 2018: FINE CORSA?

FIAT-CHRYSLER ITALIA 2018: FINE CORSA?

Il 1° giugno di quest’anno l’AD Marchionne presenterà all’Investitor Day di FCA il decimo piano industriale quadriennale (2018-2022), forse l’ultimo del manager italo-canadese.

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Report Assemblea Nazionale Unitaria di Movimento – Ancona, 10 Marzo

Report Assemblea Nazionale Unitaria di Movimento – Ancona, 10 Marzo

Durante l’Assemblea Unitaria di Movimento svoltasi il 10 Marzo ad Ancona, sono stati presi alcuni appunti dei vari interventi che si sono susseguiti. Il report che segue è un sunto dei contenuti espressi, tratti come da bloc-notes: per questo motivo il testo risulta come agglomerato di concetti, assemblati in maniera poco articolata. La scelta è stata quella di restituire i temi del confronto assembleare, nella stessa forma, vera, in cui si è dato. Buona lettura!

 

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Vergognosa aggressione militare della Turchia contro i Curdi del Rojava.

Vergognosa aggressione militare della Turchia contro i Curdi del Rojava.
Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati esprime solidarietà al
popolo Curdo ed invoca l'immediato intervento Onu.
 
Lunedì manifestazione a Pisa indetta dalla comunità curda della Toscana
 
Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati, da sempre vicino alla causa del martoriato popolo Curdo, denuncia il grave intervento militare dell'esercito turco in territorio siriano contro la città curda di Afrin nel Rojava occidentale allo scopo di spezzare la continuità territoriale fra i 3 cantoni del Kurdistan siriano e creare un'area cuscinetto profonda 30 km sul suolo siriano a ridosso del confine turco. Una invasione militare in piena regola ai danni di altro paese sovrano fuori da qualsiasi legalità internazionale che colpisce civili inermi ed i gruppi combattenti (Ypg e Ypj) curdi che dal 2014 sono i principali protagonisti della lotta armata sul campo contro l'Isis in Siria ed in Iraq. E' necessaria l'immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu al fine di condannare e bloccare l'aggressione in atto.
Invitiamo a partecipare al Corteo di solidarietà indetto dal Coordinamento Toscano per il Kurdistan per lunedì 22 gennaio con partenza alle ore 16 da Piazza Vittorio Emanuele ed arrivo davanti alla Prefettura
Di seguito il comunicato di questa mattina, domenica 21 gennaio, dell'Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia.
 
Il Coordinamento del Giga - Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati
 
Carta dei 3 cantoni curdi del Rojava: Afrin, Kobane e Cizre
 
 
 
 
FERMARE LA GUERRA DELLA TURCHIA CONTRO I CURDI
 
Attacchi aerei della Turchia colpiscono Afrin, una città curda nel nord della Siria, uccidendo e ferendo molti civili
Non solo curdi, anche cristiani, arabi e tutte le altre entità in Afrin sono sotto un pesante attacco della Turchia
L’aggressione turca contro i popoli di Afrin è un crimine contro l’umanità; non diverso dai crimini commessi dall’ISIS
Iniziare un attacco militare in una regione che non ha ha attaccato è un crimine di guerra
Jet turchi hanno preso di mira 100 obiettivi in aree civili a Afrin e sono rimasti uccisi almeno 6 civili e 1 combattente delle YPG (Unità di Difesa del Popolo) e 2 delle YPJ (Unità di difesa delle donne) sono caduti martiri negli attacchi turchi di sabato su Afrin. Come risultato dell’attacco sono rimasti feriti anche diversi civili.
L’esercito turco invasore ha condotto attacchi aerei su Afrin con l’approvazione della Russia intorno alle 16:00 di sabato pomeriggio. Gli attacchi da parte di 72 jet da combattimento hanno colpito il centro di Afrin, i distretti di Cindirêsê, Reco, Shera, Shêrawa e Mabeta e il campo profughi Rubar. Il campo profughi di Rubar nel distretto di Sherawa di Afrin è abitato da oltre 20.000 rifugiati dalla Siria. L’esercito turco invasore, dopo un fallito tentativo di attaccare via terra, cercano di intimorire la popolazione di Afrin e espellerla verso aree tenute dall’ESL e dalla Turchia.
Il conflitto interno in Siria, che dura da sette anni si è trasformato in una guerra internazionale che è risultata nell’uccisione di migliaia di persone e ha creato milioni di profughi, si stava quasi avvicinando a una conclusione. Il governo turco sotto la guida di Recep Tayyip Erdogan, insieme a Al Qaeda (Heyet Tahrir El Şam), ISIS e con altri gruppi Salafiti ora ha iniziato un’operazione militare verso Afrin, una città curda (cantone) nel nord della Siria. Questo significa un nuovo sanguinoso conflitto che trascinerà la regione in una nuova catastrofe, infliggendo fame, uccidendo altri bambini, espellendo la popolazione locale e creando un’altra crisi umanitaria. In base alla legislazione internazionale questa azione è definita “operazione per l’invasione”.
Né il cantone di Afrin, né le altre regioni del nord della Siria hanno mai attaccato o minacciato di attaccare la Turchia o altre regioni curde del nord della Siria. Di fatto la Turchia ha costantemente minacciato e attaccato villaggi e località per diverse volte negli ultimi anni. La definizione giuridica delle azioni della Turchia in base alla legislazione internazionale è definita “attaccare un Paese sovrano”, invasione del loro territorio e assolto non provocato sui suoi civili. Iniziare un attacco militare contro un Paese che non ti ha attaccato è un crimine di guerra.
L’aggressione della Turchia contro i curdi a Afrin è un palese crimine contro l’umanità; non diverso dai crimini commessi da ISIS.
L’ONU e la Comunità Internazionale hanno un obbligo morale e di solidarietà per proteggere il suo più affidabile partner nel difendere l’umanità e nella lotta per la democrazia.
Chiediamo a tutte le aree democratiche e all’opinione pubblica di esprimere solidarietà con il popolo curdo e gli altri popoli della regione e di protestare e condannare l’invasione genocidi della Turchia.
Chiediamo alle Nazioni Unite, alla Comunità Internazionale e alla colazione globale anti-ISIS di entrare in azione per fermare immediatamente questi attacchi. Questi attacchi sono diretti contro centinaia di migliaia di persone a Afrin.
Chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di entrare in azione al più presto per formare zone di sicurezza nel nord della Siria o all’Est del fiume Eufrate e nelle zone occidentali. Questo porterà ad una soluzione della crisi siriana all’interno della cornice di una legittimità internazionale
Il silenzio della comunità internazionale di fronte a questi attacchi legittimerà una pesante violazione dei diritti umani fondamentali
 
UIKI Onlus
Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
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LA MIA AFRICA: LA MISSIONE ITALIANA IN NIGER

LA MIA AFRICA: LA MISSIONE ITALIANA IN NIGER

Il Parlamento italiano a poche ore dal preannunciato Decreto Presidenziale di scioglimento delle Camere, lo stesso il cui Senato lo scorso 23 dicembre ha affossato definitivamente la tanto attesa legge sullo Ius Soli Temperato per mancanza del numero legale, approverà la richiesta del Governo Gentiloni relativa all'invio di una nuova Missione militare in Niger. Al di là delle soggettive riflessioni sulla funzione del Parlamento e del Governo di rispondere ai mutamenti sociali e alle richieste di diritti da parte di oltre 800.000 bambini e adolescenti "Italiani senza cittadinanza" cerchiamo di comprendere le motivazioni, il contesto geopolitico, i costi, i rischi e le finalità di questa nuova avventura "coloniale" in Africa.

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NARRAZIONE DELLA CRISI E OTTIMISMO INDOTTO

NARRAZIONE DELLA CRISI E OTTIMISMO INDOTTO

Le statistiche Istat arrivano con una tempistica singolare, in coincidenza con l'approvazione della Legge di stabilità in parlamento e diffondono ottimismo sulla ripresa economica e sulla fiducia di famiglie e imprese nel futuro, quindi un sostanziale plauso all'iniziativa  Governativa. Ottimismo indotto o derivante dalla crescita del 10% delle ordinazioni interne?

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PRODUCI, CONSUMA...CREPA A proposito dell'apertura dei centri commerciali a Natale.

PRODUCI, CONSUMA...CREPA    A proposito dell'apertura dei centri commerciali a Natale.

E' civilità lavorare 365 giorni alll'anno? Pensiamo sia una sorta di schiavitu' piu' o meno occultata dalle luci delle vetrine .

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CONTRATTO DEL PUBBLICO IMPIEGO: UN BIDONE!

CONTRATTO DEL PUBBLICO IMPIEGO: UN BIDONE!

«Un risultato storico. Un contratto che da più diritti e archivia la legge Brunetta». Sono le dichiarazioni della segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, e stridono con quanto scritto nella bozza di contratto e pubblicata sul sito del Sindacato generale di base nei giorni scorsi al contrario di Cgil Cisl Uil che quella bozza l'hanno tenuta nascosta senza mai discuterla con delegati Rsu e con i lavoratori e le lavoratrici delle funzioni centrali.

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ITALIA 2016: AUMENTANO LA POVERTA' E LE DISUGUAGLIANZE.

ITALIA 2016: AUMENTANO LA POVERTA' E LE DISUGUAGLIANZE.

Italia 2016: aumentano la povertà e le disuguaglianze nonostante cresca la ricchezza prodotta.

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UN GIORNALE IN TEMPI ECCEZIONALI.

UN GIORNALE IN TEMPI ECCEZIONALI.

Per costruire una proposta politico-editoriale.
Da questo numero Lotta Continua da giornale con uscite occasionali, si trasforma in mensile. Sarà un periodico che si confronta con le crisi (economiche, ecologiche, umanitarie, culturali, sociali) che attraversano il nostro sistema sociale, che si misura con le logiche emergenziali diventate oramai forme di vita normali del capitalismo moderno. L’emergenza, lo shock, l’eccezione, la crisi trasformate in meccanismi per creare profitti e controllo sociale. Assumeremo lo sguardo e il punto di vista delle classi subalterne, di chi vive in basso, pensando e agendo da “partigiani” nel senso che Gramsci diede a questo termine.
Quelli passati sono stati decenni terribili, sotto ogni punto di vista, politico, sociale, economico. È stato il tempo della controrivoluzione. Il Capitale, attraverso profonde ristrutturazioni che lo hanno portato da essere principalmente industriale a essere soprattutto finanziario, ha sferrato attacchi micidiali alla struttura sociale precedente erodendo gli spazi, i livelli di potere e le condizioni di vita che i proletari, e più in generale i subalterni, avevano conquistato. In questo quadro l’intero “fronte progressista” (e in non pochi casi quello rivoluzionario) ha interiorizzato il senso della sconfitta a un livello tale da risultare catturato e assoggettato al modello vincente. L’azione politica e il dibattito fra gli eredi delle sinistre storiche si è ridotto a come spostare i rapporti di forza restando all’interno delle regole di un gioco dettato da altri. Oggi, quantomeno a livello europeo, la maggior parte delle forze e dei movimenti che si definiscono di sinistra fondano il senso della loro esistenza in estenuanti battaglie tattiche concernenti il loro posizionamento elettorale e la formazione di cartelli e aggregazioni in funzione delle elezioni stesse. La lotta di classe oggi condotta dall’alto nei confronti delle classi subalterne, e che si traduce in precarizzazione e impoverimento, è uscita del tutto dalle pratiche, dalle riflessioni e dalle sensibilità delle forze che si definiscono “di sinistra”.
Come compagni del Collettivo redazionale in costruzione abbiamo fatto un ragionamento di massima sulla grande trasformazione che ha subito il sistema negli ultimi 35 anni e che ha interessato le condizioni di esistenza materiali e ideologico-culturali. Un mutamento che ha rivoluzionato il modo di produrre e di consumare, i rapporti fra le classi, la natura del pensiero dominante, la stessa antropologia, con un cambiamento dei comportamenti sociali, degli atteggiamenti, delle mentalità, dei modi di essere. Il risultato è sotto i nostri occhi. Il moderno proletariato è oggi sottomesso ad un dominio “flessibile”, la sua vita esposta al rischio e al ricatto permanente, integrato in una società del controllo, la sua coscienza e il suo stesso immaginario colonizzati dai modelli dominanti.
I meccanismi del capitalismo flessibile hanno prodotto nuove condizioni proletarie (nuove come figure sociali e come dato quantitativo) che si sono materialmente tradotte in deprezzamento del valore del lavoro, in declassamento delle condizioni di vita della base sociale, in precarietà. È ritornata quella “povertà assoluta” che nel fordismo maturo sembrava debellata come problema sociale o quantomeno ridotta a fenomeno marginale.
La diffusione di queste condizioni sociali ha determinato una crisi di legittimità del sistema e un acuirsi delle contraddizioni sociali che, incontrando enormi difficoltà a strutturarsi in rivendicazioni collettive consapevoli, si esprimono in diverse forme di “disordine sociale” e di “illegalità”. Nel capitalismo in versione neoliberista, che finora è riuscito a chiudere i canali della rivendicazione collettiva, i conflitti parziali tendono ad essere concepiti dal sistema come anomalie sociali, ad essere etichettati come irrazionalità, devianza, criminalità, quando non terrorismo (il sempre paventato pericolo del “ritorno delle ideologie” e degli “anni di piombo”).
Dentro un tessuto sociale lacerato, di usura dei legami sociali, di produzione di marginalità a livello di massa, sono emersi processi di ri-carcerizzazione. Dopo anni di riduzione del numero dei carcerati, le carceri si sono riempite in modo spropositato; per alcuni paesi (negli Usa si sono superati i 2,5 milioni di detenuti) si può parlare di “nuovo grande internamento”. È evidente che i meccanismi di funzionamento del nuovo capitalismo, la riduzione delle politiche di “stato sociale”, richiedono una specifica strategia di controllo sociale, un sistema poliziesco-penale che funzioni come governo della marginalità sociale strutturalmente prodotta.
D'altra parte molti dispositivi di controllo sociale hanno finalità di prevenire le “anomalie” anti-sistemiche e si concretizzano in nuovi sistemi di sicurezza, militarizzazione e pattugliamento regolare del territorio urbano.
L'ossessione securitaria, le politiche di “tolleranza zero”, moltiplicano i controlli e potenziano le nuove forme di sorveglianza. Il territorio metropolitano (oggi lo spazio pericoloso per eccellenza) è coperto da una ragnatela di videosorveglianza capace di spiare ogni movimento grazie alle nuove tecnologie.
Dalla frantumazione della vecchia “classe laboriosa” emergono “nuove classi pericolose” fra cui si distingue il “proletariato d'importazione”. Su questo segmento di classe globale si è costruita la figura del “nemico pubblico” numero uno, da controllare rigidamente con un sistema di governo che consenta di estrarre il massimo di profitto con la minor spesa possibile.
Per queste figure di proletariato migrante sono stati predisposti strumenti “d'eccezione”, i lager per migranti, i CPT, CIE, oggi CPR. Creati per controllare i flussi, questi lager “amministrativi” stanno lì come monito, come modello di governo delle “classi pericolose”, come sperimentazione di tecniche di controllo e repressione da estendere a tutti i marginali. Rappresentano un atto politico di una guerra metropolitana contro i nuovi poveri, contro gli scarti umani prodotti dal capitalismo del dopo-fordismo.
Certamente queste considerazioni sintetiche necessitano di approfondimenti analitici, di verifiche sul campo, di inchieste e con-ricerche adeguate. Richiedono la nostra trasformazione in “ricercatori scalzi” che siano capaci di mettersi in gioco nel mondo reale delle condizioni e delle resistenze dei proletari di oggi. Il quadro da cui partiamo non è certo confortante, ma non può essere rimosso. Solo su questi dati di realtà si può progettare la costruzione di un pensiero politico per questi tempi.
La frammentazione del moderno proletariato, la distruzione delle forme di comunità che non siano all’interno di logiche di mercato, il consumo dei legami sociali in direzione dell’individualismo, il dilagare delle forme del controllo sociale e individuale, ci rimandano il quadro delle difficoltà della nostra prospettiva. Oggi il legame fra i diversi segmenti del moderno proletariato deve essere costruito operando ancora nei luoghi di produzione, ma anche (forse soprattutto) al di fuori, nel “sociale”. Nelle condizioni odierne la ricomposizione della “comunità proletaria” non può darsi spontaneamente. Va ricercata e costruita dall’azione cosciente e volontaria della militanza collettiva.
Le caratteristiche di questa fase storica ci obbligano a pensare alla resistenza attiva. Questa è la forma di lotta di classe che dobbiamo esercitare nel nostro tempo. Siamo costretti a praticare l’azione collettiva in direzione della costruzione di spazi di resistenza, di difesa delle nostre condizioni di esistenza, allo sviluppo dell’elaborazione collettiva, all’approfondimento della coscienza delle cause della miserevole condizione di vita e di lavoro della nostra parte sociale. Questa pratica politica è forse la sola base che può oggi consentirci di pensare di poter tornare un giorno all’attacco.
Abbiamo anche provato a ragionare sui movimenti che hanno tentato di oltrepassare la notte. Movimenti che hanno portato contenuti e pratiche nuove. Se provassimo a ripensare a tutte le situazioni di lotta e di movimento sociale che si sono dati in questi ultimi 15 anni avremmo davanti a noi un mosaico di situazioni che hanno coinvolto un po' tutti gli aspetti della vita sociale e delle sue contraddizioni. Non possiamo però evitare di sottrarci ad un bilancio sulla loro capacità di incidere sui rapporti di forza complessivi e sulla loro continuità nel tempo. Gli stessi movimenti di resistenza agli effetti della crisi, esplosa da noi nel 2008, hanno attraversato molti luoghi della produzione e riproduzione sociale. Senza voler ripercorrere tutte queste situazioni ricordiamo solo le centinaia di episodi di resistenza contro lo smantellamento degli stabilimenti, gli episodi di contrasto al saccheggio dei beni naturali, con la Val Susa in testa, i movimenti di massa di opposizione alla ulteriore privatizzazione e ridefinizione del sistema della formazione e dell’istruzione. Non possiamo però nasconderci il fatto che non si è aggregato, nemmeno in forma embrionale, un soggetto sociale collettivo capace di fermare il piano inclinato su cui tutti stiamo da tempo scivolando.
Abbiamo l’obiettivo di dare voce e valorizzare i conflitti e le resistenze che si formano nella realtà sociale come espressione dei bisogni creati dalle contraddizioni di questo sistema. Ci interessa mettere in rilievo le pratiche di solidarietà, di condivisione e di mutuo aiuto che nascono dal basso, in quanto comportamenti che di fatto sono in opposizione alle logiche dominanti del mercato e dell’individualismo. Ancora, vogliamo dare risalto all’aggregazione, al collegamento delle lotte, a tutto quanto contrasta la competizione e la frammentazione dei nostri soggetti di riferimento. I conflitti per la realizzazione dei propri bisogni, contro un capitalismo predatorio di risorse comuni, sono le manifestazioni di un sistema che produce, per la sua stessa natura, disuguaglianza e marginalità, che si appropria di tempo di lavoro altrui e di beni naturali, che trasforma in merce ogni cosa che incontra.
Questo primo livello, cioè il proporsi di essere di essere un megafono delle resistenze diffuse, non è sufficiente. In un mondo di sovrapproduzione di informazioni e di rumori di fondo, saremmo una voce che si confonde tra le tante che oggi bombardano le menti. È necessario costruire un significato, dare un senso, alla condizione dei moderni proletari, al disagio e alle sofferenze, alle opposizioni che si formano nel tessuto dei rapporti sociali.
Se è vero che ogni lotta porta in sé un significato politico implicito (perché nasce dalle contraddizioni del sistema), questo va reso esplicito. Il che significa operare per collocare i bisogni dei subalterni dentro il sistema complessivo, nei suoi rapporti sociali, nei meccanismi che producono le classi sociali. Vuol dire individuare e indicare il nemico reale (superare le retoriche anti-casta, a cui va sostituita la controparte di classe), i suoi strumenti, il ruolo odierno dello Stato e dei suoi apparati ideologici, la funzione sempre più estesa delle diverse forme di controllo sociale.
Significa rendere espliciti i meccanismi odierni del capitalismo che conducono all'impoverimento, al declassamento sociale, alla compressione dei bisogni, alla precarietà lavorativa ed esistenziale, al deterioramento del lavoro, all'esposizione al rischio sociale del capitalismo flessibile, alla mercificazione generale e all’alienazione che impoverisce il nostro vivere, alla sovrapproduzione di “scarti” umani.
Crediamo sia necessario un terzo livello, oggi molto più complesso, per dare vita alla nostra proposta politico-editoriale. Senza una proiezione forte verso il futuro, senza la spinta propulsiva nella direzione di un “sogno”, verso una “utopia”, le lotte restano nel loro recinto, più o meno piccolo. Tendenzialmente restano scollegate, manca l’elemento che sia capace di fare da collante, di unificare le forme di antagonismo che sono prodotte dalla natura di questo sistema. Quando, verso la fine degli anni 70, anche fra i compagni, iniziò a passare l’idea che era finito per sempre il tempo dei grandi progetti storici, si è lasciata libera la strada verso l’esistenza di unico grande progetto storico: quello del dominio totale del Capitale. Senza un grande progetto di trasformazione sociale è poco probabile una ripresa del nostro cammino e la trasformazione dei rapporti di forza. Un progetto che deve fondarsi sulla critica radicale a questo sistema, sull’analisi dei suoi effetti sociali e ambientali, sul movimento reale delle lotte e delle resistenze contro le conseguenze sulle vite delle persone che questo ordine sociale produce.  Non possiamo fare a meno di quel “sogno di una cosa” di cui ci ha parlato il giovane Marx.                                                                                    
La nostra proposta sarebbe quindi incompleta se non provassimo a lavorare per rimettere in campo il bisogno di transizione verso un nuovo ordine sociale. Un bisogno che nasce dagli effetti economici, sociali, antropologici, dall’impoverimento materiale e umano propri del sistema sociale capitalistico. Ma questo va mostrato, va reso evidente sulla base della realtà sociale, economica, geostrategica, delle condizioni lavorative e anche a partire dall’odierna miseria della vita quotidiana.
Da questo quadro mancano molti ingredienti, prima di tutto manca ancora la dimensione internazionale. Anche se diamo spazio alle esperienze che si muovono in altri paesi, è difficile, nel contesto odierno, assumere una visione internazionale che pure sarebbe di vitale importanza per ricostruire un pensiero politico all’altezza delle sfide del presente.
Torneremo presto a sviluppare questi temi, qui appena abbozzati, con un documento più approfondito. Intanto vi chiediamo di contribuire in tutti i modi possibili alla crescita di questo progetto, sostenendoci economicamente, inviando articoli, lettere, riflessioni, critiche.
Parafrasando Walter Benjamin il nostro compito è quello di trasformare lo stato di eccezione in cui siamo costretti in uno stato di emergenza per le classi dominanti.
“La tradizione degli oppressi ci insegna che lo "stato di emergenza" in cui viviamo è la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo fatto. Avremo allora di fronte, come nostro compito, la creazione del vero stato di emergenza” Walter Benjamin





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