"Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente." (K. Marx)

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DA VENTIMIGLIA ESCE UN GRIDO CHE PUÒ RIECHEGGIARE IN TUTTA ITALIA ED EUROPA.

DA VENTIMIGLIA ESCE UN GRIDO CHE PUÒ RIECHEGGIARE IN TUTTA ITALIA ED EUROPA.

È stata una grande giornata di lotta, di festa, di solidarietà. Forse la più grande e partecipata manifestazione della storia di Ventimiglia ed una delle più grandi di tutto il ponente ligure. Circa 10.000 persone, appartenenti a movimenti, associazioni, gruppi, ma anche tante/i singole/i, hanno scelto di venire in questa terra di confine, perché Ventimiglia è un simbolo.

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RAZZISMO COME ESPRESSIONE DI UNA PROFONDA CRISI ETICA

RAZZISMO COME ESPRESSIONE DI UNA PROFONDA CRISI ETICA

 di Franco Astengo

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IL DECLINO DELLA PRIMA STAGIONE DEI GOVERNI PROGRESSISTI LATINOAMERICANI SFOCERA' IN UNA NUOVA FASE POPOLARE E DI LOTTA NEL SUB-CONTINENTE?

IL DECLINO DELLA PRIMA STAGIONE DEI GOVERNI PROGRESSISTI LATINOAMERICANI SFOCERA' IN UNA NUOVA FASE POPOLARE E DI LOTTA NEL SUB-CONTINENTE?

A partire dall’inizio del nuovo millennio in America Latina si  è aperta una fase evolutiva sostanzialmente inattesa, a testimonianza del fatto che il Sub-continente, seppur a lungo depredato e sottomesso non era stato completamente soggiogato. Movimenti, forze politiche progressiste e comunità indigene, provati dai fallimenti di un ventennio di politiche neo-liberiste, hanno preso consapevolezza (forse illuminati dall’esperienza Zapatista in Messico) delle proprie potenzialità, aprendo una stagione di rivendicazioni e di progettualità politica in larga misura imprevista. L’elezione in Brasile, a Presidente della Repubblica, di Luiz Inacio "Lula" da Silvia nel 2002, ha sancito il decollo di una nuova fase, avviata dalla vittoria di Chavez alle presidenziali venezuelane del 1998, che nel giro di pochi anni ha visto l’ascesa di governi di diversa natura politica e in totale rottura con la storia, recente e passata, dell’intero Sub-continente.

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VERTICE NATO. IL GAS FA ESPLODERE LE CONTRADDIZIONI USA-EUROPA.

VERTICE NATO. IL GAS FA ESPLODERE LE CONTRADDIZIONI USA-EUROPA.

Segnaliamo questo interessante articolo di Alberto Negri sulla geopolitica del gas e dei gasdotti, argomento sin troppo sottaciuto sulla stampa main stream ma che fornisce significative chiavi di lettura sugli interessi contrapposti dei principali attori dello scenario geopolitico mondiale, europeo e medio orientale.

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I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO E I MILLE RIPENSAMENTI GOVERNATIVI

I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO E I MILLE RIPENSAMENTI GOVERNATIVI

E che voucher sia, è singolare ma il Governo riparte proprio da dove il Governo Renzi aveva fatto un passo indietro, ossia sui buoni lavoro. Ci saremmo attesi un decreto decisamente piu' coraggioso ma stando al testo provvisorio (altre novità arriveranno dal dibattito parlamentare) possiamo dire che per restituire dignità al lavoro serviranno ben altri interventi.

Intanto i contratti a tempo determinato legati alle attività stagionali potranno essere prorogati o rinnovati liberamente, quindi scompare la causale proprio come richiesto dai padroni. E anche sul fronte dell’aggravio contributivo per ciascun rinnovo dei contratti a termine, ci si muove sulla strada già battuta dal Governo Renzi e dalla ministra Fornero.

Veramente poco rispetto alle reali necessità, qualcosa è stato fatto come la riduzione della durata massima dei contratti a termine da 36 a 24 mesi ma servirebbe una normativa tale da favorire l'assunzione a tempo indeterminato. A livello statistico tra qualche mese scopriremo che il lavoro diminuisce come il numero degli occupati, infatti il 4% degli 80 mila contratti stagionali a tempo determinato ha superato il 24 mesi e per i settori pubblici e privati si apriranno problemi e contenziosi, una volta approvata in Parlamento la legge.

Sempre tra qualche mese diranno che la normativa dei 24 mesi costringerà al nero e alla disoccupazione migliaia di lavoratori e lavoratrici che «non troveranno altra occupazione» superati, appunto, i 24 mesi.

All'atto finale, pubblicazione in Gazzetta ma soprattutto con la trasformazione entro 60 giorni in Legge, capiremo quali interessi avranno vinto, intanto alle imprese è stata concessa la prosecuzione, a-causale, dei rapporti a termine stagionali anche dopo i 12 mesi.

Un percorso tortuoso per produrre risultati decisamente inferiori alle aspettative, a prevalere sembrano gli interessi industriali del Nord, e non solo quelli, provvedimenti parziali per altro non accompagnati da interventi in materia di contratti, innovazione, organizzazione del lavoro e politiche attive. Decisamente poco in un paese dove la precarietà è dilagante, una precarietà che alimenta povertà, miseria, infortuni e morti sul lavoro.

rinviamo al testo in Gazzetta
http://www.ansa.it/documents/1530532246385_BozzaDecretoDignita.pdf

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Il dibattito sull'uscita dall'euro si arricchisce di un competente contributo : Come si esce dall'euro.

Il dibattito sull'uscita dall'euro si arricchisce di un competente contributo	: Come si esce dall'euro.

Facendo seguito all'ampio e interessante dibattito che si è sviluppato a Pisa nei mesi  scorsi in merito alla possibilità e all'opportunità dell'uscita dalla moneta unica europea, abbiamo più volte evidenziato che se da un lato  la necessità si presenti sempre più realistica al cospetto dell'impossibilità di riforma delle sue regole di gestione, dall'altro  incertezze e mancanza di strategie praticabili a fino a questo momento, hanno reso il confronto privo di soluzioni condivise ed effettivamente attuabili senza provocare pesanti contraccolpi sociali ed economici.

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PRIMA LE SPESE MILITARI…POI FORSE GLI ITALIANI, DIMENTICANDO TUTTI GLI ALTRI.

PRIMA LE SPESE MILITARI…POI FORSE GLI ITALIANI, DIMENTICANDO TUTTI GLI ALTRI.

 I governi cambiano ma le spese per la guerra tagliano fondi ai salari, alla istruzione, alla sanità e allo stato sociale

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A PROPOSITO DI VOUCHER

A PROPOSITO DI VOUCHER

Di Maio giudica probabile la reintroduzione del voucher, anzi ne caldeggia la approvazione in alcuni casi specifici che vanno dai lavori agricoli, alle pulizie, al giardinaggio senza dimenticare il babysitteraggio, insomma casi che se approvati aprirerebbero la strada ad un utilizzo del buono massiccio e incontrollato come nel passato

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MA PERCHE’ LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE VIENE ESCLUSA DAI LIMITI IMPOSTI AL TEMPO DETERMINATO?

MA PERCHE’ LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE VIENE ESCLUSA DAI LIMITI IMPOSTI AL TEMPO DETERMINATO?

Il “decreto dignità” e le normative sul contratto a tempo determinato escluderanno la pubblica amministrazione.
Parliamo di oltre 3 milioni di lavoratori e lavoratrici a tempo indeterminato, altri migliaia con contratti precari e a tempo determinato. Il pubblico dovrebbe dare il buon esempio ma invece accade il contrario. Tutto ciò avviene mentre si ipotizzano tagli alla sanità e al welfare nella manovra economica di fine anno. Altri, meglio di noi, sapranno fornire spiegazioni giuridiche, tireranno in ballo la Madia ma alla fine il pubblico potrà continuare ad abusare dei contratti a tempo determinato, eppure proprio il lavoro pubblico avrebbe bisogno di un cambio generazionale capace di ringiovanire la forza lavoro piu' anziana della Ue. Non possiamo che constatare la continuità tra la Riforma Brunetta e la Madia, è pur vero che il lavoro pubblico è soggetto a regole diverse ma non per questo bisogna sottostare alla precarietà o , peggio ancora, pensare che il contenimento della spesa continui ad essere dominante.
Quindi nel pubblico non saranno introdotte le causali, i contratti a termine nella Pubblica Amministrazione sono per forza di cose casuali ma solo in teoria, basti pensare alle educatrici, ai tecnici, agli autisti degli scuolabus a tempo a sostituire personale di ruolo che non viene assunto o perchè non previsto nel Piano occupazionale triennale o per non superare i tetti di spesa.  Molte delle assunzioni a tempo nella Pubblica amministrazione di eccezionale hanno ben poco come del resto i contratti precari nella ricerca o le sostituzioni lunghe degli insegnanti.
Poi c'è l'interinale che nel corso degli anni non è cresciuto ma continua ad esistere per non parlare poi delle altre tipologie contrattuali precarie.

Altro aspetto importante è rappresentato dalla mobilità, prima delle assunzioni e dei contratti corre l'obbligo di prevedere bandi di mobilità da altri enti con il risultato che l'occupazione non cresce e la forza lavoro non si rinnova\ringiovanisce. Per anni invece di scorrere le graduatorie concorsuali si è fatto ricorso alla mobilità, esistono centinaia di esempi in tal senso senza che il legislatore sia mai intervenuto per porre fine a questa autentica vergogna.
Alcuni settori della Pubblica amministrazione subiscono ondate di tempi determinati e non ci sembra che la esclusione del pubblico dalle novità del decreto Dignità siano giustificabili soprattutto se per anni si rinnovano i contratti nella ricerca e nell'università o nella scuola .E il problema non puo' essere affrontato, e men che mai liquidato , con la cosiddetta indennità risarcitoria nel caso di superamento del tetto massimo per il tempo determinato
Per tutte queste ragioni, anche la Pubblica amministrazione ha bisogno di rivedere le normative sui contratti a tempo e precari nella direzione del loro superamento.

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NEBBIE E LUCI SUL TEMPO DETERMINATO.

NEBBIE E LUCI SUL TEMPO DETERMINATO.

Questa estate sicuramente non passerà senza che il decreto Dignità non rimetta mano anche alla disciplina dei contratti a termine.

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RIPARTIAMO DAL REPARTINO: 40 ANNI DI LOTTE FEMMINISTE.

RIPARTIAMO DAL REPARTINO: 40 ANNI DI LOTTE FEMMINISTE.

A quarant’anni dalla nascita del Repartino Autogestito per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza, interno al Policlinico “Umberto I”, ricordiamo attraverso testimonianze, immagini ed un esercizio di memoria collettiva, gli inizi di un’esperienza radicale e preziosa che oggi è messa a rischio dalle politiche discriminatorie dell’azienda ospedaliera!

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L’OPERAIO MASSA E LA RIVOLTA DI PIAZZA STATUTO (7-8-9 LUGLIO 1962)

L’OPERAIO MASSA E LA RIVOLTA DI PIAZZA STATUTO (7-8-9 LUGLIO 1962)

Di Giuseppe Muraca.
Negli anni del boom economico una nuova schiera di operai venne assunta dalle imprese industriali del nord, proveniente dal mezzogiorno e dalle aree più depresse del nostro paese. Si affermava un nuovo tipo di operaio, il cosiddetto “operaio massa” (molto diverso dal vecchio operaio di mestiere), senza qualifica e non sindacalizzato.
Allora la FIAT era la più grande industria italiana, ma gli operai alla catena di montaggio erano costretti a lavorare in uno stato di totale isolamento, in un ambiente altamente nocivo e sottoposti a ritmi massacranti. <<Quando sono entrato lì mi sembrava di essere finito all’inferno. Scintille, fumo, fiamma ossidrica. […] chi entrava alla Fiat poteva considerarsi un uomo perduto, perché lavorare alla catena di montaggio toglie qualunque possibilità di fare qualunque altra cosa.>> (Testimonianza di Luciano Parlanti, in G. Polo, I tamburi di Mirafiori, Torino, CRIC, 1989). Il lavoro in fabbrica era quindi motivo di grave sofferenza e di alienazione. <<Al lavoro a catena, ripetitivo, monotono, psicologicamente distruttivo […], ai ritmi eccessivi e ai tempi sempre più stretti della catena, si rispondeva individualmente con due o tre giorni di mutua al mese “per non morire” […], per riposarsi un po’, per staccare un attimo.>> (D. Giachetti, Oltre il sessantotto. Prima, durante e dopo il movimento, Pisa, Edizioni BFS, 1998, p. 67). Cresceva così il malessere degli operai che spesso si tramutava in rabbia come segnale di una condizione ormai insopportabile, che a volte sfociava in veri e propri atti di violenza. <<A una rabbia indomabile nei confronti del padronato essi univano un’insofferenza per le regole e per il regime lavorativo e un viscerale rifiuto delle vecchie rappresentanze sindacali e politiche. “Questo tipo di opposizione non si accompagna ad alcun’ideologia politica precisa. E’ un rifiuto banale e spesso cieco delle strutture esistenti. Non si capisce l’origine dell’alienazione, ma se ne distruggono i simboli: la merce, la vetrina, il poliziotto che la protegge”>> (AA. VV., L’immaginazione e il potere, Roma, Editoriale L’Unità, 1998, p. 79).
Nel 1962 scadeva il contratto nazionale dei metalmeccanici e i sindacati confederali prepararono una piattaforma che prevedeva, tra l’altro, la riduzione della settimana lavorativa a 40 ore, il prolungamento del periodo di ferie, la riduzione del cottimo e dello straordinario, la possibilità da parte del sindacato di contrattare tutti gli aspetti del rapporto di lavoro. Nelle prime giornate di sciopero la partecipazione dei lavoratori fu abbastanza scarsa, ma lo sciopero indetto dalla FIOM e dalla FIM per il 7 di luglio registrò una massiccia partecipazione degli operai della FIAT: nella maggior parte delle fabbriche i picchetti bloccarono completamente la produzione, alcuni dirigenti vennero malmenati e davanti ai cancelli la polizia non riuscì a mantenere la calma. La Uil e la SIDA (Il sindacato padronale) siglarono subito un accordo separato con la direzione della FIAT, ma un gruppo consistente di lavoratori reagì a questo “tradimento” e si diresse verso piazza Statuto, dove si trovava la sede della UIL, per protestare energicamente. Subito intervenne la polizia che nel primo pomeriggio caricò un gruppo di manifestanti, che rispose all’attacco. La manifestazione diventò sempre più violenta, e per tre giorni la piazza torinese fu teatro di un duro scontro “tra dimostranti e polizia: i primi, armati di fionde, bastoni e catene, ruppero vetrine e finestre, eressero rudimentali barricate, caricarono più volte i cordoni della polizia; la seconda rispose caricando le folle con le jeep, soffocando la piazza con i gas lacrimogeni e picchiando i dimostranti con i calci dei fucili. Gli scontri si protrassero fino a tarda sera sia sabato 7 che lunedì 9 luglio 1962. Dirigenti del Pci e della Cgil, tra i quali Pajetta e Garavini, cercarono di convincere i manifestanti a disperdersi, ma senza successo.” (Dario Lanzardo, La rivolta di Piazza Statuto, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 99). Il Partito comunista, la Camera del lavoro e la Cgil condannarono la rivolta degli operai; la stampa locale e nazionale li dipinse come ribelli, “teppisti” e “provocatori”. Anche il gruppo dei “Quaderni Rossi” condannò la violenza di piazza, ma in seguito, in un volantino rivolto agli operai della Fiat, chiarì meglio la sua posizione scrivendo: <<decidere tocca a voi, voi dovete prendere in mano il vostro destino. Questo sciopero è una grande occasione per far fare un passo avanti alla organizzazione della classe. Da questa lotta potrete uscire avendo fatto di ogni squadra, di ogni reparto, di ciascuno degli stabilimenti Fiat la realtà di una organizzazione, di una disciplina operaia capace in ogni momento di contrapporsi allo sfruttamento, agli arbitrii, al dispotismo del padrone e dei suoi lacchè>>. (Cronache e appunti dei “Quaderni rossi”, p. 92).
Quelle tre giornate di lotta segnarono una tappa fondamentale nella storia degli anni Sessanta e del proletariato industriale. Il bilancio complessivo dei tre giorni di scontri fu di 1251 fermati, 90 arrestati e rinviati a giudizio per direttissima, un centinaio i denunciati a piede libero; 169 i feriti fra le forze dell'ordine. Come risulterà al processo, due terzi degli imputati per le violenze di strada erano giovani immigrati meridionali.
Su quell’episodio di protesta ecco che cosa ha scritto Marco Revelli: “Cosa emerge alla superficie torinese in quel luglio 1962? […] In piazza Statuto vengono alla superficie i nuovi lavoratori della catena di montaggio, che erano un soggetto sconosciuto, per certi versi, nella Torino degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Erano un soggetto sconosciuto, che era cresciuto silenziosamente all'interno della fabbrica, ma che non aveva, fino ad allora, preso la parola né con linguaggio sindacale né per comunicare alla città la propria esistenza: erano lavoratori invisibili, o meglio: visibili solo nella forma dell'immigrato, visibili a Porta Palazzo, nei crocchi che si formavano la domenica, visibili a Porta Nuova, quando arrivavano con la valigia di cartone, visibili nel labirinto delle stanze a pagamento in cui dormivano a turno, le otto ore di notte quelli del turno di giorno e le otto ore di giorno quelli del turno di notte.
Ecco: era questo “popolo delle tenebre”, che si era formato all'interno della fabbrica e che invadeva ora la scena urbana e la invadeva nell'unica forma che conosceva, quella della jacquerie, della rivolta, ricordo dell'incendio del municipio o del lancio dei sassi. Era questo il nuovo soggetto, che poi, dopo che verrà chiuso il contratto del 1962, tornerà al silenzio per altri sei lunghi anni, e che riemergerà, in questa volta organizzata, con un proprio linguaggio, con un proprio discorso, nell'autunno caldo, nel biennio 1968-1969.” (Id., Le spie ricorrenti del disagio sociale: jacqueries, rivolte urbane, proteste giovanili, subculture della protesta, in C. Dellavalle (a cura di), Repubblica, Costituzione, trasformazione della società italiana. 1946-1996: percorsi di cittadinanza, Milano, F. Angeli, 2000.)

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TRA MISERIA E POVERTA’

TRA MISERIA E POVERTA’

Negli ultimi anni le famiglie in povertà assoluta sono in continua crescita, è sufficiente rinviare ai dati Istat o semplice guardarsi attorno, uno sguardo disincantato rivolto alle periferie, alle famiglie straniere. Partire dai dati è comunque sempre utile, come del resto per contravvenire il luogo comune della presunta invasione di migranti.

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ALCUNE QUESTIONI IN MERITO AL RUOLO DELLA POLIZIA MUNICIPALE.

ALCUNE QUESTIONI IN MERITO AL RUOLO DELLA POLIZIA MUNICIPALE.

Abbiamo intervistato alcuni delegati del Sindacato Generale di Base della Toscana in merito al ruolo della Polizia municipale in un paese sempre più ossessionato dalle derive securitarie

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CUBA: (R)EVOLUCIÓN

CUBA: (R)EVOLUCIÓN

Una limpida narrazione di Andrea Puccio.

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DAGLI INCENTIVI FISCALI AL WELFARE AZIENDALE: COME TI DISTRUGGO LO STATO SOCIALE.

DAGLI INCENTIVI FISCALI AL WELFARE AZIENDALE: COME TI DISTRUGGO LO STATO SOCIALE.

Non saremo certo noi a scoprire che la disarticolazione del welfare universale sia anche il prodotto di accordi sindacali. È alquanto singolare che i sindacati abbiano abdicato dalla difesa del welfare preferendo inserire nei contratti nazionali istituti che incentivano il ricorso al welfare aziendale, negoziano in molti casi lo scambio (diseguale) tra salario e bonus.

La politica degli incentivi fiscali è servita anche ad alimentare il welfare aziendale. Ora si tratta di capire, con dati alla mano, l'ammontare dei tagli al welfare e dei risparmi statali.

Ma i soldi saranno destinati ad altri progetti? Ad accrescere i salari e le pensioni non crediamo proprio dacchè i rinnovi contrattuali sono tutti nell'ordine di poche decine di euro, cifre irrisorie se pensiamo al potere di acquisto perduto, allora non sarà che con i tagli agli ammortizzatori sociali e al welfare vogliano pagarsi la flat tax e qualche forma di reddito di cittadinanza?

Ma allo steso tempo il sistema di sgravi fiscali fino ad oggi ha riguardato soprattutto le famiglie con reddito maggiore che hanno potuto detrarre dalle tasse spese innumerevoli sostenute arrivando, alla fine, a subire una tassazione molto piu' leggera.

Ridurre oggi le tasse soprattutto a chi avrebbe soldi sufficienti per pagarle potrebbe diventare un boomerang per il finanziamento del welfare e il sostegno stesso alle spese sanitarie e per la istruzione. Uscirebbe fuori un contesto sociale sul modello americano con le classi sociali meno abbienti sempre piu' povere, emarginate e in condizioni di salute precarie e una classe medio alta con un potere di acquisto decisamente rafforzato.

E in questa divaricazione tra ricchi e poveri anche la middle class uscirebbe con le ossa rotte

Abbattendo le tasse sarebbero proprio le spese sociali a venire ridimensionate. Ma se in questa ottica si muovono anche gli stessi sindacali, per incentivare la previdenza integrativa, quali saranno gli scenari futuri? Le agevolazioni fiscali sono servite a creare pensione e sanità integrative, peccato che a pagarle siano sovente i lavoratori rinunciando a una parte di salario

Le leggi di stabilità 2016 e 2017 si sono mosse nell'ottica di favorire il welfare aziendale sottoponendolo a tassazioni irrisorie, a cio' va aggiunta la detassazione dei premi di produttività, basta un accordo di secondo livello con Cgil Cisl Uil per costruire un premio di risultato basato sui bonus e sulle forme di sanità e previdenza integrativa.

la detassazione dei premi di produttività ha giocato solo a favore dei datori di lavoro e come incentivo per il welfare aziendale, non ha accresciuto il potere di acquisto dei salari, non ha incentivato il welfare universale, è stata una scelta funzionale a sostituire incrementi stipendiali con i bonus e cosi' hanno anche rivoluzionato il sistema di contrattazione e la dinamica retributiva stessa.

In questa ottica si muove lo stesso accordo siglato con Confindustria nel febbraio scorso all'insegna di un sistema di relazioni che vede il sindacato fautore del compromesso con i padroni, una sorta di pacificazione che parte dalla rinuncia al conflitto in cambio della cogestione del welfare aziendale
E il lavoratore, di fronte alla prospettiva della detassazione del premio di risultato sarà ben disposto a delegare gli stessi sindacati che hanno svenduto i suoi diritti , anzi si costruisce un legame ancora piu' forte in nome dei bonus e nella riconoscenza per avere adottato delle tutele aggiuntive che ormai il welfare universale non garantisce piu'.

Ovviamente nessuno dirà al lavoratore che proprio la distruzione del welfare state ha sancito l'impoverimento dei servizi sociali e queste misure integrative sono il frutto della accettazione di contratti con aumenti irrisori, della supina accettazione dell'aumento dell'età pensionabile e di condizioni lavorative e di vita sempre piu' precarie.

La politica degli incentivi fiscali ha cosi' raggiunto tutti i suoi obiettivi, non ultimo quello di rivoluzionare le stesse relazioni sindacali piegandole agli interessi dei padroni, non senza la cogestione del business di sanità e previdenza integrativa tra padroni e sindacati. Il risultato non è la costruzione di un welfare moderno e solidale ma l'esatto contrario.

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TANTO CARA MI FU LA PENSIONE.

TANTO CARA MI FU LA PENSIONE.

Da quando hanno introdotto il sistema di calcolo basato sui contributi effettivamente versati le nostre pensioni hanno iniziato a perdere potere di acquisto. Ma attenzione: il peggio deve ancora venire, quando tutti gli anni lavorativi saranno calcolati con un unico sistema (il contributivo) gli effetti saranno tangibili con una perdita dell'assegno superiore del 30% 

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ISTAT: ITALIA 2017 AUMENTA LA POVERTA' DI CONCERTO CON IL PIL

ISTAT: ITALIA 2017 AUMENTA LA POVERTA' DI CONCERTO CON IL PIL

Continuano gli effetti distortivi delle politiche di austerità fiscale e restrittive di bilancio. Occorre cambiare rotta per fermare le derive sovraniste e xenofobe e varare un nuovo modello sociale europeo

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I NODI VENGONO AL PETTINE MA NEL FRATTEMPO TORNA IL VOUCHER

I NODI VENGONO AL PETTINE MA NEL FRATTEMPO TORNA IL VOUCHER

I nodi vengono al pettine, Non viene cancellato il redditometro che subisce invece una revisione, per quanto profonda, come era stato chiesto dalle stesse associazioni di categoria.

L'iter della legge  è ancora lungo, piu' bozze sono state presentate ma le norme anti jobs act e il reddito minimo non sono tra i punti inclusi.
 Non che la lotta alla ludopatia ci dispiaccia ma un decreto sul lavoro dovrebbe avere anche e soprattutto altri contenuti e non certo la riedizione del voucher che a detta di Salvini sono indispensabili per alcune attività.

 E nella agricoltura il voucher viene visto come ancora di salvezza per gli imprenditori agricoli ma da anni domina non solo il lavoro nero ma anche l'utilizzo, fino alla loro soppressione, del voucher in maniera alquanto discutibile, una sorta di regolarizzazione formale di rapporti di lavoro che di occasionale hanno ben poco.

Il testo finale del Decreto Legge è ancora lungi dall'essere partorito, sicuramente è positiva la norma sui contratti a tempo determinato che pone il limite del 20%, rispetto al numero totale della forza lavoro, per le assunzioni a tempo cosi' come il ritorno delle causali  da apporre fin dal primo rinnovo di un contratto a termine. Ma le norme contro le delocalizzazioni sono fin troppo tenue e la politica industriale del Governo ad oggi è ancora lontano dal manifestarsi.

Nel frattempo i presidi e i picchetti operai continuano ad essere caricati, le fabbriche chiudono o delocalizzano impunemente. La politica è troppo lontana dalle istanze di cambiamento radicale, del resto si parla sempre meno di cancellare il jobs act e la Fornero. E la cancellazione della riforma Previdenziale e delle normative che hanno favorito i licenziamenti restano questioni dirimenti e imprescindibili per esprimere un cambiamento reale.

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COSA FA IL GOVERNO IN MATERIA DI LAVORO?

COSA FA IL GOVERNO IN MATERIA DI LAVORO?

Sul Governo iniziano le pressioni dei padroni, non che i padroni non siano ampiamente rappresentati da Lega e Movimento 5 Stelle ma le attenzioni particolari sono destinate a lasciare segni profondi.

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