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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Il populismo e l'élite: la crisi irreversibile delle democrazie e l'abiura degli interessi di classe

Il populismo e l'élite: la crisi irreversibile delle democrazie e l'abiura degli interessi di classe

Si va parlando da tempo della tenuta delle Liberaldemocrazie occidentali preservandole dall'attacco dei populismi. È bene liberare il campo da alcuni equivoci.

  1. Non ci sono colpi di stato cruenti e i partiti definiti populisti riscuotono successi elettorali crescenti perché sfruttano, a loro vantaggio, il fallimento delle democrazie liberali, le disuguaglianze alimentate dal modello liberista. Chi tuttavia si affretta a negare l'innegabile, la crisi delle democrazie, lo fa solo per salvaguardare il ruolo delle Elite lasciando loro tempo per riposizionarsi. In ogni caso, le vittime di questa situazione restano i lavoratori e le lavoratrici, le classi meno abbienti e i migranti colpiti economicamente dalla crisi liberista e oggetto di campagne xenofobe e razziste orchestrate dal "nuovo che avanza".
  2. Qualche professore di scuola anglosassone persevera nell'errore, se la prende con i cattivi gestori delle democrazie che avrebbero deviato dalla retta via liberaldemocratica (ma quale poi?). Questi intellettuali, o presunti tali, per lustri hanno scritto e operato per la messa in pratica dei precetti liberisti, si sono spesi a favore delle privatizzazioni e delle guerre, hanno liquidato come insopportabile fardello il welfare state, descritto l'aumento dei salari come pericolosa minaccia per la democrazia. Il loro liberismo è stata la causa diretta di danni così grossi che alla fine ha regalato alle destre egemonia culturale e politica, del resto chi continua a ipotizzare sante alleanze contro le destre lo fa accettando quei precetti liberisti che poi sono stati causa della debacle della sinistra. Diciamoci la verità: se la sinistra è fautrice dell'Euro e dell'Europa di Maastricht, le masse popolari fanno bene a votare a destra. Non che le destre siano alternative o migliori, sono semplicemente lo sbocco naturale di politiche da avversare e non assecondare come fanno i nostalgici dell'Ulivo intenti a soccorrere, in vista di Giugno, il traballante Pd nelle elezioni locali. Tutto ciò dovrebbe indurci a riflettere sui ritardi teorici e sociali di un polo antagonista e conflittuale, capace di guadagnare consensi al di fuori di ristrette cerchie militanti. Ma per costruire questi percorsi serve un'analisi della situazione, e pratiche conseguenti, ben diverse da quelle propinateci da 20 anni a questa parte. Sarebbe già abbastanza partire dal rifiuto dell'Euro, dalla negazione degli accordi sindacali degli ultimi lustri, dal rifiuto di ogni pietismo cattolicheggiante....
  3.  I populismi sono la conseguenza della crisi del liberalismo ma la definizione di populismo è fuorviante. Chavez era forse un populista alla stessa stregua di Orban?  Ovviamente no, quindi il vero problema è un altro: la cultura dominante a sinistra è quella della élite i cui interessi sono poi gli stessi della liberal democrazia liberista, vogliono ridurre gli spazi di democrazia cancellando progressivamente il diritto di sciopero consegnando ogni rappresentanza a sindacati complici. Da questa sinistra possiamo aspettarci scelte a favore delle classi sociali meno abbienti? Certo che no, il rischio (da scongiurare) è di abdicare ogni iniziativa politica finendo con il regalare consensi e masse alle destre che sono immagine speculare agli interessi liberisti.  Scenari già visti in Francia con il Fronte Nazionale divenuto ormai il primo partito operaio, ma in Francia per fortuna esiste anche una sinistra che rifiuta di votare uniti ai liberisti contro le destre.
  4.  Cosa è allora il fantomatico percorso di libertà e prosperità liberal democratico del post II guerra mondiale? Anche nella narrazione, demenziale, di qualche intellettuale si dimentica il ruolo dei sindacati e dei partiti di massa, dei movimenti, nel conquistare migliori condizioni di vita e di lavoro, diritti individuali e tutele collettive. È innegabile che i liberaldemocratici, oggi liberisti, si comportino alla stregua di un monarca illuminato astraendo ogni loro analisi dal contesto storico, economico e sociale reale, per questo considerano la categoria liberal democratica la sola risposta ai problemi del mondo, non la sanno leggere e interpretare come ogni storico o intellettuale dovrebbe fare. E perché? Perché vogliono tutelare l'ideologia di riferimento della élite.
  5. Il liberalismo non può entrare in crisi e fallire, lo abbiamo letto in qualche rivista, è una speranza vana o una profezia destinata ad essere smentita.  Di fatto queste affermazioni sono figlie loro stesse di una ideologia secondo la quale il liberalismo sarebbe un valore assoluto e, al contrario delle altre ideologie, infallibile. Gli intellettuali liberisti per difendere i loro dogmi si stanno coprendo di ridicolo e sarebbero disposti, per salvare le élite, a ogni voltafaccia, perfino difendere il terzo segreto di Fatima. A vedere paesi ridotti sul lastrico che hanno venduto porzioni del loro territorio, a vedere perdite di sovranità e disuguaglianze crescenti, a guardare ogni giorno impotenti la mattanza di civili e popoli, viene da replicare che le profezie della élite sono facilmente smontabili, basta guardarle con un occhio oggettivo, prendere atto che una analisi diversa della realtà è doverosa come anche la costruzione di un agire conseguente che non si limiti al teatrino parlamentare

Dobbiamo prendere definitivo commiato dalle teorie delle élite partendo dalla loro lettura del populismo, farlo perché rischiamo un approccio errato e fallimentare rispetto alle contraddizioni di classe e alle dinamiche sociali dominanti. Anni di non populismo ci hanno portato al fallimento, allora perché prendersela con una variante di sinistra ed egualitaria del populismo da costruire partendo dal rifiuto dell'euro?

 FEDERICO -- REDAZIONE PISANA

L'industria e la crisi
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Giovedì, 18 Ottobre 2018

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