"Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente." (K. Marx)

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DAL 1994 ABBIAMO CAPITO DI AVERE I NOSTRI DIRITTI COME DONNE.

DAL 1994 ABBIAMO CAPITO DI AVERE I NOSTRI DIRITTI COME DONNE.

Questo è l'intervento di una donna zapatista al seminario a cui ho partecipato a Maggio. E' il mio omaggio a loro, per il resto non serve a un cazzo dire che è una festa che non festeggia niente. Intanto perché è vero ma vale per tutte le feste, che forse la festa del lavoro festeggia "lavoro liberato" dal capitale? No, il punto è spendere un po' del proprio tempo per sporcarsi le mani. Ma solo un po', mica tanto... (MARIO P:)


"Comandanta Dalia

Buona sera, compagni e compagne, fratelli e sorelle.

Spiego loro un po’ quello che disse la compagna Comandante Rosalinda.

Come ha detto la Comandanta Rosalinda, ora tocca a me spiegare che dal 1994 abbiamo capito di avere i nostri diritti come donne, ci siamo svegliate, e a poco a poco abbiamo imparato.

Nei villaggi, nelle regioni, abbiamo insegnato come organizzarsi per la lotta per il bene del popolo, anche senza aver studiato sui libri.

E’ nel 1994 che, come donne, come madri e padri, abbiamo avuto il coraggio di mandare a combattere i nostri mariti, i nostri figli, le nostre figlie, ben sapendo che non era facile affrontare il nemico, perché potevi tornare sono o vivo o morto, ma non abbiamo mai pensato a questo, avevamo ben chiaro di avere la responsabilità di crescere i nostri figli, le nostre figlie. È quando ci siamo rese conto che pensiamo come i compagni uomini.

Per spiegare, prima devi lavorare, imparare la lotta, e questo di grande responsabilità; come fare riunioni nelle regioni, nei municipi e nelle zone; visitare spesso i villaggi per organizzare le compagne e compagni nei lavori collettivi per sostenere la nostra resistenza nelle terre recuperate nel 1994, terre che ci avevano tolto i proprietari terrieri, è dalla clandestinità che facciamo lavori collettivi; ed anche andare a parlare in ogni villaggio, a uomini e donne, bambini e bambine, per far capire la lotta.

Non permettiamo che i nostri figli crescano con le cattive idea del sistema capitalista.

Così è andato avanti il lavoro delle compagne e la loro partecipazione come zapatiste in qualunque tipo di attività, o qualunque carica assegnata dalla comunità. Così sono stati riconosciuti i diritti delle compagne ed abbiamo ottenuto questa libertà. La libertà di pensare, di analizzare, discutere, pianificare, su qualunque cosa, ed anche i compagni hanno capito i diritti delle donne.

Il primo valore delle compagne è quando hanno permesso che i loro mariti, le loro figlie andassero a lottare. Il secondo, si sono liberate dai mariti, perché abbiamo visto quello che fanno gli uomini, e possiamo farlo anche noi donne, ne abbiamo il coraggio.

Possiamo parole, analizzare idee, risolvere i problemi. Certo è stato molto difficile per noi, ma l’abbiamo fatto. Una volta i compagni uomini erano dei veri cabrones, ma siamo riuscite a farlo capire, anche se ce ne sono ancora alcuni che si comportano da cabroncitos, ma non più tutti.

Ma la maggioranza l’ha ormai capito. Le compagne non demordono, non si fanno umiliare come prima, come diceva la compagna Comandanta Miriam, si rivolgono alle autorità civili, alle agenti o commissarie. In ogni villaggio ci sono agenti e commissarie, e se queste non riescono a risolvere il problema, questo passa alle autorità municipali. Il problema viene risolto perché abbiamo regolamenti per ogni villaggio, a seconda degli accordi presi in ogni villaggio.

Ma non ancora tutte le compagne si lamentano perché hanno paura del marito, ma lo veniamo a sapere attraverso altre compagne, se ne parla in riunione e investighiamo noi compagne, e poi risolviamo il problema, perché noi abbiamo molta pazienza, non come gli uomini che non hanno pazienza.

Abbiamo visto che possiamo lavorare e ci siamo prese questo spazio per partecipare e formare una nuova generazione, facciamo anche errori, ma se facciamo errori, li correggiamo. Abbiamo continuato la nostra lotta con la pazienza di noi donne, e così siamo diventate responsabili locali, responsabili regionali, candidate, supplenti fino ad entrare nel comitato clandestino rivoluzionario indigeno.

Per organizzare meglio le compagne e far capire meglio ai ragazzi e ragazze, li dobbiamo orientare, attirare, incuriosire, contagiarli, ma non come una malattia, ma dobbiamo contagiarli di buone idee. Non è una brutta idea fargli capire che non devono vivere sfruttati dal sistema capitalista, e lo stiamo facendo, i ragazzi e le ragazze sono già organizzati. Come potete vedere qui con noi ci sono le nostre giovani compagne, Selena e Lizbeth, che saranno le nostre future autorità.

Ora procediamo per gradi, non c’è fine, ed ora siamo qui come comitato, come Commissione Sexta. Grazie all’organizzazione abbiamo imparato a leggere, a scrivere, a parlare un po’ di castigliano; prima non sapevamo nemmeno una parola di castigliano. Per questo non smetteremo di organizzarci come donne contro questo sistema capitalista, perché c’è ancora tristezza, dolore, incarceramento, violazione, come per le madri dei 43 desaparecidos.

Per questo stiamo condividendo con voi come Sexta nazionale, internazionale, fratelli e sorelle. Grazie alla nostra organizzazione zapatista, ora siamo prese in considerazione come donne zapatiste, per questo ci organizziamo uomini e donne, contro il cattivo sistema capitalista.

Quello che vogliamo è un cambiamento totale. In tutto il mondo, in tutto il paese. Bisogna che ci organizziamo, se non lottiamo contro il sistema capitalista, lui continuerà così fino a distruggerci, e non ci sarà mai un cambiamento.

Dobbiamo lottare al cento per cento uomini e donne. Avere una nuova società, che sia il popolo a comandare. Noi, come donne zapatiste, non smetteremo di lottare, anche se il malgoverno ci uccide, perché i malgoverni ci hanno sempre perseguitati.

Scusate, compagni e compagne, fratelli e sorelle, non so parlare molto bene lo spagnolo. Spero abbiate sentito e compreso quello che ho detto.

È tutto.

Molte grazie."
foto mia nel campo di Oventic.

 

 

 

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