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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Sulla situazione in Bielorussia. Intervista a lavoratori impegnati nelle lotte del pubblico e del privato.

bieloperai

D: I sindacati europei hanno preso posizione contro la repressione in Bielorussia. Non credete che sia una sponda alla Ue e alla Nato?

La risposta è semplice: dobbiamo stare dalla parte dei lavoratori o di chi li reprime? Io non ho dubbi, poi possiamo anche riconoscere il carattere reazionario di certe primavere che hanno spianato la strada all'avvento di regimi autoritari e filo-occidentali oppure favorito la parcellizzazione di entità nazionali per sottostare ai voleri delle potenze occidentali che si sono spartite le aree di influenze e il controllo\sfruttamento delle risorse energetiche e non solo di quelle. Allo stesso tempo un parallelismo tra Venezuela e Bielorussia è improponibile, sono diversi i contesti storici e per capirlo invitiamo a leggersi gli interventi di un marxista come Linera. Io credo che certe prese di posizioni dei sindacati di base non tengano conto della complessità di una situazione sconosciuta ai più finiscono talvolta con una solidarietà scontata e formale senza entrare nel merito delle vicende reali, dei rapporti tra capitale e lavoro.  Credo che le posizioni di certi gruppi comunisti siano insostenibili specie se finiscono con l'esaltare acriticamente Lukashenko o assumere le stesse posizioni dei nazionalisti filo ucraini. Mi sembra che domini il tifo da stadio o la schematizzazione da social 

D: La crisi politica: perché è scoppiata in Bielorussia?

Lukashenko ha ottenuto l'80,1% dei consensi, esiste un consenso reale ma questo consenso si sta attenuando come dimostrano le manifestazioni. E non possiamo cadere nella semplificazione che le piazze siano solo mosse dai media occidentali o dai nazisti ucraini o dalla destra clericale polacca.

Il modello economico della Bielorussia è il classico "socialismo di mercato", una economia di mercato ma con la forte presenza dello stato soprattutto nei settori strategici e nei servizi essenziali, con le aziende pubbliche, secondo l'agenzia Reuters, che generano il 70% della ricchezza prodotta e assorbono 2/3 della forza lavoro stando a quanto scrive il coordinamento degli Insegnanti di Geografia che ha preparato un documentato dossier sull'argomento .

Tuttavia, da qualche anno sono in corso privatizzazioni che hanno ridotto l'intervento del welfare state che per almeno 20 anni aveva garantito condizioni di vita dignitose. Aziende privatizzate e l'intervento di capitali stranieri che vogliono mettere le mani sulla Bielorussia, poi la crisi del coronavirus ha acuito le contraddizioni nonostante un sistema sanitario pubblico e sicuramente migliore di altri stati dell'ex Urss. Non saremo certo noi a disconoscere i meriti di chi ha governato in Bielorussia, per esempio abbattendo le disuguaglianze di reddito e sociali ma ripeto che le contraddizioni stanno emergendo nelle fabbriche e la disoccupazione è aumentata portando, nel 2017, il Governo a proporre una tassa ai disoccupati che non raggiungono un certo numero di giornate lavorative annue. Queste decisioni sono forse sostenibili per una realtà comunista o per un sindacato? Noi crediamo di No

Ricordiamo poi che la ricchezza del paese dipende per lo più dall'industria e dal petrolio ceduto a basso costo dalla Russia e rivenduto poi a prezzi più alti. La crisi del paese forse dipende dall'aumento dei prezzi delle risorse energetiche acquistate dalla Russia e qui entrano in gioco i rapporti tra Stati e le questioni geopolitiche.

E anche su questo punto il coordinamento degli insegnanti ha fornito dati ed elementi di analisi interessanti, forse tra i pochi contributi in Italia dove il dibattito è ancorato a schermaglie di carattere ideologico

D Pensare che esista una questione salariale?

Le criticità economiche hanno avuto ripercussioni negative sul potere di acquisto dei salari soprattutto negli ultimi 6\7 anni e si è incrinato il rapporto del Governo con la base operaia, di questo dovremmo parlare con dati alla mano che dimostrano le crescenti disuguaglianze regionali e tra settori pubblici e privati, sono contraddizioni reali che le forze sindacali dovrebbero studiare e approfondire mentre invece ci si sofferma sul carattere democratico delle elezioni prendendo per buona la vulgata occidentale per la quale le sole elezioni buone sono quelle che assegnano la vittoria ai candidati filo capitalistici.

Sono convinto che le opposizioni in piazza non siano prodotto solo della reazione e dei nazionalisti, è una semplificazione idiota (senza offesa) per giustificare le posizioni note come rosso brune. Poi ci chiediamo se non ci sia una sorta di nostalgica ambizione di sostenere perfino Putin in funzione anti-americana. Lo ripetiamo per la ennesima volta: Putin ha represso i lavoratori e le opposizioni, si è impossessato dell'armamentario ideologico del comunismo per approdare a ben altri lidi. E non è casuale che le politiche del Governo della Bielorussia siano sempre più indirizzate ad attirare capitali occidentali con la conseguenza che questi soldi arrivano non a costo zero ma in cambio di ridimensionamento del welfare, del potere di acquisto e con le immancabili privatizzazioni. Nel continente latinoamericano alcuni paesi sono invece invisi agli Usa proprio perché hanno difeso i beni comuni e statalizzato settori dell'economia nevralgici.

D Quale è la vostra opinione?

Io vorrei rispondere individualmente al vostro sollecito perché il dibattito in corso è in realtà schiavo di preconcetti ideologici dei tanti osservatori che antepongono schemi ideologici alla conoscenza diretta dei fatti. La stagnazione economica e salariale negli ultimi anni è andata di pari passo con nuove leggi in materia di lavoro favorevoli alle imprese e con i processi di privatizzazione e liberalizzazioni, noi dovremmo guardare soprattutto a questi aspetti che hanno alimentato la frattura tra Governo bielorusso e i settori popolari e operai alimentando un diffuso malcontento. Poi, se le piazze sono gestite dalla reazione, dovremmo prendercela con quei raggruppamenti comunisti così assetati di potere da dimenticare che il nostro ruolo non è quello di partecipare ai governi, ma di rappresentare e difendere le classi popolari. Ed è indubbio che oggi Lukashenko non sia espressione di un governo popolare per quanto ne dica qualcuno anche in Italia.  E in Russia gruppi comunisti non legati al partito comunista ufficiale nel corso degli anni sono stati repressi ed incarcerati, se li avessimo sostenuti oggi l'opposizione a Putin non sarebbe quella che conosciamo.

In Bielorussia è ancora forte e combattiva la rappresentanza operaia, magari sconosciuta la sua guida politica perché non riceve finanziamenti dalle potenze europee ma è a questa componente, oggi in piazza, che dobbiamo guardare con simpatia e attenzione. E su questo punto non dovremmo transigere

 

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