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"Ma devo morire perché mi venga riconosciuto il mobbing?" Intervista a un lavoratore

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 Abbiamo intervistato un lavoratore mobbizzato che aveva intrapreso una causa contro il suo datore di lavoro. Dopo l'esito della causa, per lui negativo, gli abbiamo rivolto alcune domande.

  1. Dunque non è sufficiente documentare la potenzialità lesiva della condotta datoriale?

Infatti, per il riconoscimento del mobbing non è sufficiente documentare un comportamento irrispettoso dei superiori gerarchici, anche una recente sentenza del Tar Lazio qualifica il mobbing come reiterata pratica vessatoria facente parte di un disegno atto a mortificare, svilire e dequalificare il lavoratore. Ma la vera contraddizione è un'altra: può anche esserci una semplice decisione dalla quale inizia il calvario, perché cercare un disegno complessivo quando una scelta operata può dare inizio al mobbing?

Nel mio caso tutto è partito dal rifiuto di spostarmi ad altra sede lavorativa avendo un figlio piccolo e una madre da poco vedova, nella sede originaria potevo restare senza alcun problema, anzi il lavoro svolto per anni aveva ricevuto solo attestati di stima e mai lamentele. Potevo anche beneficiare dei congedi di paternità ma abbiamo preferito non farlo trattandosi di una piccola azienda, stesso discorso per la 104 che tuttavia non sarebbe stata riconosciuta a mia madre perché autosufficiente anche se depressa e chiusa in casa da mesi.

Ho lavorato per anni 48\50 ore settimanali, straordinari pagati o meglio recuperati nel mese e mezzo dell'anno in cui l'azienda si trovava senza commesse, la disponibilità è stata massima anche in materia di orari, eppure è stato sufficiente quel diniego per attirarmi antipatie e venire spostato ad altra mansione, assai più gravosa, che comportava carichi di lavoro per me insostenibili. 

E non raggiungendo la produttività aziendale sono iniziati i richiami, le sanzioni, le pressioni del superiore gerarchico e sono caduto in depressione, alla fine ho dovuto cambiare lavoro accettando un nuovo impiego dequalificato.  Un lavoratore può essere emarginato anche con una semplice decisione, per la Giustizia il mobbing invece è frutto di un disegno persecutorio non facile da dimostrare. 

Mi hanno chiesto di fornire prove del mobbing e in assenza di elementi circostanziati e reiterati non sono riuscito a dimostrare che la condotta del datore di lavoro è stata persecutoria e così sono stato costretto anche a pagare le spese processuali. 

  1. Insomma le condotte devono essere reiterate nel tempo e riconducibili a un disegno persecutorio? 

Parrebbe di sì, ma il datore di lavoro non ha bisogno di manifestare una continua ostilità, è sufficiente qualche piccola decisione dalla quale inizia il calvario. Io non ho subito pressioni psicologiche continue, mi è stata cambiata la mansione e la postazione lavorativa, l'autonoma decisione del datore di lavoro è stata alla fine giudicata legittima senza invece guardare alla sostanza del problema. Nessuno ha voluto prendere in esame le conseguenze di quella decisione...

Con queste sentenze è praticamente impossibile dimostrare i lesivi comportamenti padronali, chi si ritiene mobbizzato dovrà avere una serie di prove, reiterate e documentate, atte a dimostrare un atteggiamento di vera e propria persecuzione. Dove sono finiti i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici? Se i contratti sono costruiti senza potere contrattuale, se nella tua azienda non esiste il sindacato, resti in balia del padrone e alla fine perfino la Giustizia non è di aiuto. 

Ndr. È chiaro che quando i rapporti di forza diventano sfavorevoli per i lavoratori anche lo stesso diritto del lavoro arretra

Redazione Lotta Continua Pisa Da: https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com

Ocse chiama e Governo risponde. La Fornero faro gu...
Stato e padroni, come sempre, contro i lavoratori.

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Lunedì, 29 Novembre 2021

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