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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Il carabiniere e la memoria storica

cara

Un carabiniere ucciso in circostanze ancora da appurare. Ma pochi minuti dopo la sua uccisione sono state diffuse notizie false attribuendo l'omicidio a immigrati nordafricani

Ma i carnefici, invece, sono due giovani cittadini americani in vacanza a Roma, due giovani benestanti a tal punto da permettersi un posto letto da 200 euro a notte e un soggiorno in Italia a base di droghe.

Chi ha diffuso la falsa notizia dei migranti africani voleva costruire la ennesima campagna di odio, premessa indispensabile per un ulteriore giro di vite, per limitare ulteriormente le libertà democratiche nel paese.

Ma questa notizia è stata raccolta e rilanciata da siti internet riconducibili a uomini in divisa, quelle divise che ritroviamo artefici di sprezzanti giudizi sui migranti o nella esaltazione delle torture inflitte ai manifestanti durante il G8 di Genova.

Non ci dilungheremo ulteriormente nel constatare che in Italia esiste, non da ora, un deficit di democrazia, un clima oscurantista che ha portato ad approvare in uno dei rami del Parlamento quel pacchetto sicurezza Bis che prevede severe pene per reati di piazza oltre a salate sanzioni contro le Ong che salvano vite umane nel Mediterraneo.

In pochi hanno voluto cogliere quel sottile filo nero che lega le continue esternazioni contro i migranti alla costruzione di un sistema repressivo che, per salvaguardare gli interessi dominanti, ha bisogno di capri espiatori, di nemici contro i quali scatenare la canea mediatica.

La stessa uccisione del carabiniere è avvenuta in circostanze da chiarire, non si capisce la ragione per la quale non fosse presente una macchina di supporto, non è chiaro il ruolo dello spacciatore (italiano) che aveva chiesto l'intervento dei CC, ma di questo si occuperà la Magistratura.

Quello che preoccupa, e indigna, è la gestione della vicenda da parte di chi ha diffuso notizie false ben presto smentite dai fatti tanto da costringere i social a rimuovere anche i commenti di autorevoli (si fa per dire) esponenti della maggioranza Governativa.

Per allontanare l'attenzione dei fatti reali sono avvenuti due episodi altrettanto inquietanti: il commento di una insegnante subito sospesa dal servizio e per la quale da più parti si chiede il licenziamento (non ci sembra che le stesse misure siano state invocate verso i diffusori di false notizie e i seminatori di odio contro migranti e bisognosi di casa a dimostrare che davanti alla morte non siamo tutti uguali) e una fotografia scattata in caserma che ritrae uno dei due arrestati bendato.

Chi ha scattato e diffuso quella foto lo ha fatto per una forma di stupido protagonismo, perché convinto che gli assassini debbano subire trattamenti disumani (del resto c'è chi in Parlamento giudica il reato di tortura intralcio alle forze dell'ordine) o per altri fini?

Oggi leggiamo autorevoli giuristi americani che sostengono la irregolarità dell'arresto e della stessa detenzione, gli interrogatori sarebbero stati condotti, a detta loro, di strumenti coercitivi dimostrati non solo dalla benda calata sugli occhi del fermato ma dal trattamento disumano che sarebbe stato riservato nella Caserma.

Nella storia italiana è già capitato che i Tribunali condannassero cittadini e militari Usa che tuttavia, per le loro colpe, non hanno scontato un giorno di carcere, subito rimpatriati nel loro paese e indebitamente sottratti al processo.

Quella foto del fermato con le manette e una benda agli occhi ferisce la democrazia, non a caso la Camera Penale di Roma ha parlato di scene da far west, ma potrebbe alla occorrenza tornare utile per gli accusati per invocare un trattamento disumano e l'utilizzo di strumenti coercitivi

In Italia per tanti anni esistevano delle zone franche dove la democrazia e il diritto non avevano cittadinanza, basta ricordare la tortura inflitta ai detenuti per reati politici, alla Mattanza Genovese, ai tanti, troppi, morti in caserma.

Sui social imperversano i giudizi sommari della tolleranza zero, gli stessi leoni da tastiera disposti ad attribuire la responsabilità dell'omicidio ai migranti diffondendo notizie false e infondate.

La benda agli occhi di un arrestato è del tutto fuoriluogo come praticare atti disumani nelle carceri e nelle caserme.

In Italia tanti penalisti si attivano contro la violazione dei diritti della difesa, l'utilizzo di registrazioni dei colloqui tra avvocato difensore ed imputato è solo una delle numerose violazioni

Nel nostro paese ci si accanisce per chiedere la certezza della pena ma esiste una giustizia tanto feroce contro gli ultimi quanto permissiva verso chi sta in alto nella scala sociale.

E' bene non dimenticarlo perché esistono principi, valori e pratiche democratiche e del buon diritto da rispettare sempre e comunque, ciò deve valere per i grandi e i piccoli reati senza dimenticare che le condizioni disumane in cui versano gli istituti penitenziari non rappresentano certo una risorsa ma solo un antico retaggio di quella repressione che anno dopo anno acquista nuove giustificazioni e forme

 

 

 

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