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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Con il dovuto rispetto possiamo dissentire sull'appello lanciato da Anpi, Arci. Cgil Cisl Uil e da innumerevoli partiti al Governo del Paese?

appello

 

Pubblichiamo un intervento di Federico Giusti (nostro redattore) e Fabio Sebastiani (controlacrisi.org) perché riteniamo imprescindibile aprire un dibattito sull'eventuale sostegno al Governo da parte dell'associazionismo, dei sindacati, di circoli culturali e realtà sociali.

Siamo davanti alla ennesima e incolore riproposizione delle alleanze nazionali, dei cosiddetti fronti unici funzionali alla salvaguardia di Governi, assetti di potere, poltrone parlamentari. Ricordiamo invece ben altri fronti unici che mettevano al centro dei loro obiettivi la difesa della classe operaia, di una democrazia intesa come partecipazione attiva alle decisioni da intraprendere , di una concezione dello stato che partiva dall'indirizzo a fini sociali dell'economia sotto un controllo pubblico e che non ammetteva  cedimenti ideologici , lontana da ogni contiguità da politiche impopolari come quelle della austerità e del tutto estranea alla contrazione dei diritti civili, sociali e politici.

La santa alleanza a favore del Governo Conte nasconde i silenzi attorno allo smantellamento della sanità, non dice una parola sulle responsabilità delle morti da Covid, non spende una parola di critica all'operato di un Governo che viene difeso acriticamente e senza alcuna rivendicazione forte, ad esempio su come utilizzare i soldi del Recovery

La sinistra degli appelli è essa stessa responsabile della situazione in cui ci ritroviamo, a braccetto con Renzi che hanno portato alla guida del Governo e prima del Pd salvo poi scoprirne le politiche autenticamente reazionarie, di subalternità senza remore all'austerità ma cercandone sempre il consenso attraverso alleanze negli enti locali e nel governo nazionale.

Sui siti e sulle pagine social di alcune realtà comuniste troviamo inviti a sottoscrivere l'appello dell'Anpi, per noi la non sottoscrizione, la denuncia e il boicottaggio dello stesso rappresentano invece un autentico discrimine, una linea demarcatoria tra chi sta dalla parte dei subalterni e chi invece i subalterni sarà disposto a schiacciarli per sostenere il Governo a prescindere da qualunque decisione questo Esecutivo vorrà prendere. Fermiamo le destre, uno slogan sentito fino alla nausea salvo scoprire che le destre sono nella stessa coalizione difesa a spada tratta.

A seguire la nota di Fabio e Federico

La Redazione di Lotta Continua

 

 

Con il dovuto rispetto possiamo dissentire sull'appello lanciato da Anpi, Arci. Cgil Cisl Uil e da innumerevoli partiti al Governo del Paese?

Per chi non lo avesse letto il consiglio è di attingere direttamente dalla fonte: https://www.anpi.it/articoli/2411/uniamoci-per-salvare-litalia

Uniamoci per salvare il paese, questo è un titolo già abusato nel passato, anzi ogni qual volta c'è da salvare qualche governo rispuntano petizioni e attivismi di quanti non hanno avuto da ridire sulle disuguaglianze crescenti, sullo smantellamento della sanità e dell'istruzione pubblica, sulla lenta e inesorabile erosione dei diritti civili, sociali e sindacali.

Ieri Berlusconi, poi Rifondazione, oggi è forse Renzi il nemico da cui guardarsi? E quanti Renzi lo avevano spinto con percentuali plebiscitarie alla guida del Pd sono forse senza colpe e senza macchia?

Siamo in presenza di un utilizzo errato dell'antifascismo, non ci sembra del resto che il Governo sia minacciato da camicie nere o rossobrune, semmai sta pagando le contraddizioni di politiche di austerità e neoliberiste mai messe in discussione e poste sul banco degli imputati. 

Esiste un fascismo di cui buona parte dei firmatari di questo appello sono stati complici, il fascismo delle politiche di austerità imposte attraverso la Bce, i patti di stabilità che hanno portato alla riscrittura anche delle carte costituzionali di alcuni paesi. E quel fascismo finanziario ha finito con il produrre danni nefasti lasciando alle destre reazionarie e talvolta xenofobe l'egemonia sulle masse popolari.

Se una Resistenza va rilanciata è quella delle classi lavoratrici dalle politiche di austerità, dalle liberalizzazioni che hanno ridotto la sanità pubblica allo stato attuale.

I valori evocati dall'appello sono solo richiami retorici, si parla di pace quando i governi di centro sinistra sono stati complici delle guerre globali votando in Parlamento la partecipazione dell'Italia in spregio alla Stessa Costituzione da loro invocata (e affossata con la Riforma del Titolo V). E gli stessi firmatari cosa hanno da dire sulla vendita di armi all'Egitto proprio quando sottoscrivono gli appelli per G. Regeni?

E sul lavoro? Possibile che a nessuno venga in mente di cancellare il jobs act?

E la solidarietà? È forse quella che scambia parti di salario con bonus rinunciando a sanità e previdenza pubblica a favore delle pensioni integrative e dei fondi salute o della sanità privata?

E la democrazia? È forse quella impersonata da Biden, dai democratici che hanno fatto proprie le politiche neoliberiste e di drastico ridimensionamento del welfare con la famiglia Clinton?

È del tutto legittimo che partiti, sindacati e associazioni vogliamo salvare un Governo ma tirare in ballo valori e pratiche in antitesi alle politiche portate avanti da quel Governo appare veramente troppo.

La vecchia tendenza dell'associazionismo, dei sindacati e della associazione antifascista di fare da sponda ai Governi benedetti dalla Bce è il problema rimosso, che poi un appello del genere venga perfino sottoscritto da realtà comuniste, o sedicenti tali, dimostra che la storia recente non sia stata fonte di insegnamento e la tanto auspicata autonomia di pensiero e di azione sia una astratta dichiarazione di intenti seguita da fatti antitetici.

È il caso allora di ripensare alla vecchia massima andreottiana: il potere logora chi non lo ha e quanti si vedono esclusi dal Governo del paese sono disposti a tutto , perfino a resuscitare valori traditi ripresentati con quel vecchio armamentario ideologico e retorico sempre più inviso ai subalterni.

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