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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Libertà per i compagni arrestati

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Ieri mattina, accelerando incredibilmente i tempi, lo Stato francese, su richiesta di quello italiano, ha arrestato 7 persone e altre 3 le sta ricercando. Si tratta di persone che da decenni vivono in Francia e che lì lavorano.
Nonostante le dichiarazioni di Macron., quest’atto rappresenta un colpo d’accetta alla cosiddetta “dottrina Mitterrand”, uno strumento che, nel solco di una lunga tradizione francese, mirava a mettere al riparo chi aveva lottato da vendette postume di Governi assetati di colpevoli a tutti i costi.

Non sono serviti gli appelli lanciati nelle scorse settimane anche da intellettuali, docenti e accademici d’Oltralpe che mettevano in risalto l’inutilità e l’inumanità di tali provvedimenti, il Governo Macron. ha scelto di accondiscendere a una richiesta odiosa che da anni i nostri governi indirizzano a quelli francesi. Ora il “governo dei migliori”, con la ciellina Cartabia alla Giustizia, porta a casa il “bottino” frutto di una stucchevole retata e la grande comunicazione esulta a redazioni unificate, assistiamo ad uno show mediatico indecente.

Il governo italiano ribadisce la scelta, che si perpetua ormai da 30 anni, di rifiutare qualsiasi soluzione politica in merito a quel ciclo di lotte. Al contrario di altri governi, il nostro non si sottrae alla logica della vendetta. Si rifiuta il dibattito per evitare la condanna di un intero sistema. Si decide di incarcerare chi dopo tutti questi anni non si è piegato al rituale, amato nel nostro cattolico Paese, del pentimento.

Non chiamiamo “giustizia” un’operazione dettata da ragioni esclusivamente politiche. Come interpretare questa iniziativa italo-francese che è stata singolarmente battezzata come “Operazione Ombre Rosse”?
Sono trascorsi 40-50 anni dai fatti incriminati comunque avvenuti dentro ad un importante ciclo di forti conflitti sociali nel corso del quale nulla è stato risparmiato in termini repressivi contro chi aveva scelto di mettersi in gioco in una lotta per l’emancipazione collettiva. È stato il decennio delle stragi fasciste rimaste impunite, di migliaia di uomini e donne incarcerati, di compagni assassinati dalle forze di polizia e da sicari neofascisti. Crediamo che questi arresti si debbano anche inquadrare in una più vasta riscrittura degli “anni Settanta” che da anni tende a delegittimare il valore di un decennio di lotte operaie e proletarie e dipinge il nostro Paese di quegli anni in balìa di una violenza irrazionale. Non è questa la realtà.

È necessaria da parte di tutti una presa di posizione a favore degli arrestati, per chiedere la loro liberazione immediata.

Nel contempo si deve rivendicare con determinazione la giustezza di lotte che hanno coinvolto milioni di uomini e donne in Italia, evitando riletture posteriori volutamente falsificate: si voleva avviare un processo rivoluzionario destrutturando il sistema, si praticava la lotta di classe per costruire un futuro al di fuori delle gabbie del capitalismo.

Da parte nostra non abbiamo timore nel rivendicare la coerenza rivoluzionaria che ha attraversato tutta la storia di Lotta Continua, innervata dall’entusiasmo e dalla convinzione di tutti i suoi militanti, dal sogno del cambiamento.

Nel medesimo tempo non dobbiamo smettere di denunciare con forza lo squallore che ha contrassegnato una vicenda processuale (basata solo sulle menzogne di un pentito ricattato) che aveva quale unico scopo certo e quale motore la vendetta politica, che si è palesata sin dalle prime battute del primo processo e ne ha percorso tutti i gradi di giudizio.

Per l’ennesima volta è chiaro che i Governi al servizio dei bisogni del capitale, responsabili dell’impoverimento delle classi subalterne e della precarizzazione generalizzata, non si curano di mettere in campo politiche sociali degne di tale nome, ma si muovono prontamente solo per reprimere e per salvare un sistema che si è inceppato e che ha bisogno di soldi pubblici per ripartire.

Ciò che oggi è accaduto, oltre che un colpo tirato alla schiena di chi è ormai inerme, è un monito a futura memoria. È stato pensato anche quale avvertimento per chiunque, oggi, abbia intenzione di lottare e opporsi.

Si rende necessario organizzare comitati di difesa a livello nazionale e internazionale per tirare fuori i compagni dalle galere, siano francesi o italiane.

REDAZIONE LOTTA CONTINUA.

 

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