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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Le troppe amnesie di Mattarella

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Una lunga intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica sulla stagione con troppa comodità bollata come terrorismo, letture parziali e non senza omissioni.

"La completa verità sugli anni di piombo è una esigenza fondamentale per la Repubblica"? Se così fosse sarebbero pubblicati, e accessibili, tutti i documenti indispensabili per ricostruire la storia di un trentennio, non ci sarebbero ragioni di Stato per impedire la libera circolazione di tanti documenti ancora oggi secretati, non avremmo avuto la scoperta degli armadi della Vergogna sugli eccidi nazifascisti con 40 anni di ritardo.

Mattarella si erge a padre politico della ricostruzione post pandemica, ma la pandemia è ancora in corso e i responsabili dei tagli alla sanità potranno dormire sonni tranquilli, non vediamo come possa l'arresto di alcuni esponenti delle Brigate Rosse o di organizzazioni politiche scomparse da decenni rappresentare una sorta di memoria storica in un paese nel quale le giovani generazioni poco o nulla sanno di quella stagione politica.

Ringraziando Macron, il Presidente della Repubblica si augura che altri paesi seguano l'esempio della Francia arrestando i latitanti della stagione armata.

Quando si ricorda le vittime del terrorismo si ricorre ad un unico calderone dentro cui si trovano le vittime delle stragi fasciste e gli omicidi politici, si denuncia la violenza cieca contro cittadini dimenticando tuttavia le decine di vittime tra i manifestanti uccisi nelle piazze. La solita memoria condivisa, che fa a pezzi le ragioni della storia, decontestualizza i fatti nel nome della lotta alla violenza. Ma violenza ci fu anche da parte dello Stato come dimostra l'uccisione di Giorgiana Masi colpita a morte da un colpo di pistola nel corso della dura repressione contro una manifestazione pacifica del Partito Radicale nel terzo anniversario del Referendum per il divorzio.

Non si può storicamente mettere in un unico calderone lotta armata e terrorismo stragista, le manifestazioni di piazza anche violenze con le strategie di quello che fu il Partito armato a meno che non si voglia tramandare ai posteri una lettura parziale, ad uso e consumo di istituzioni che non hanno mai fatto i conti con gli anni Settanta ed Ottanta.

Mentre, dopo guerra, Togliatti amnistiava i fascisti due anni dopo la fine della guerra, decine di partigiani venivano rinchiusi nelle carceri italiane, nel 1952 erano in carcere ancora 200 fascisti, alla fine del decennio, 15 anni dopo la guerra, i detenuti fascisti si contavano sulle dita di poche mani.

In Italia centinaia di prigionieri politici hanno trascorso decenni nelle carceri di massima sicurezza, nel paese non si è mai discusso di amnistia e indulto, all'indomani della cacciata del fascismo alti funzionari delle forze dell'ordine e dei Ministeri ripresero i loro posti di comando nonostante la connivenza con il fascismo, nonostante alcuni di loro avessero collaborato con i nazisti nella repressione della lotta Partigiana. E negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, questi alti funzionari li ritroviamo a gestire l'ordine pubblico scatenando i reparti celere contro manifestazioni di piazza. 

Sono decine le vittime delle manifestazioni di piazza dimenticati da Mattarella. Quando si parla del movimento pacifista americano si dimentica che quel movimento venne represso nel sangue, migliaia gli arrestati senza prove che hanno trascorso decenni della loro vita nelle prigioni Usa. 

Ma questa storia è rimossa, si punta il dito contro i "molti intellettuali che favorirono chi sparava per la rivoluzione", prendersela con gli intellettuali scomodi è ricorrente e trasversale al mondo politico.
Da deceni aspettiamo che dagli apparati dello Stato si ponga fine all'omertà che finora ha protetto gli artefici della "strategia della tensione". Quel che sappiamo è il frutto del lavoro collettivo della controinformazione che non ha creduto alla favola della pista anarchica e ha denunciato la "strage di Stato". Sul volo di Pinelli nella Questura di Milano, su Piazza Fontana, sulla strage di Brescia, etc. nulla ci è stato detto dagli organismi dello Stato in modo spontaneo. La favola dei "servizi deviati" ce la possono risparmiare, è un insulto alla logica e alla verità storica che i servizi agissero all'insaputa dei Ministri dell'interno e dei Presidenti del Consiglio.
Se il bersaglio era la giovane democrazia parlamentare nata dalla Costituzione repubblicana ed antifascista qualcuno dovrebbe spiegare ai giovani come sia stato possibile in un paese avere servizi segreti deviati, la presenza di Gladio in funzione anticomunista e la Loggia massonica P2 dentro cui abbiamo ritrovato parlamentari, industriali, giornalisti e intellettuali ben inseriti nel mondo editoriale.

La ricostruzione di una democrazia minacciata dalla violenza politica di destra e di sinistra è facilmente smontabile perché negli anni Sessanta e settanta ci furono tentativi di colpi di stato che vedevano protagonisti ex fascisti ed esponenti di spicco delle forze armate, una storia che il Presidente della Repubblica dovrebbe ricordare.

Le forze atlantiche riformatrici e democratiche furono le stesse che rovesciarono in America Latina, e non solo in quel Continente, governi di sinistra eletti dal popolo, seguirono sanguinose dittature con migliaia di morti.

La democrazia non fu solo libertà, uguaglianza e diritti, da 40 anni ad oggi sono invece cresciute le disuguaglianze sociali ed economici, le libertà collettive si sono sempre più ristrette, i diritti sociali negati in nome del primato del profitto.

Il percorso democratico si è arrestato con la svolta dell'Eur e la unità nazionale, la cacciata dalle fabbriche dei delegati scomodi e combattivi ma anche di questo Mattarella non parla.

Il Presidente della Repubblica punta il dito contro i comunisti, lo fa senza menzionarli dietro alla confutazione del mito della Resistenza tradita scambiata come una sorta di Dannunzianesimo che avrebbe favorito l'ascesa del terrorismo. Una lettura antistorica e senza riferimento alle contraddizioni di classe che animarono una parte significativa del Fronte resistenziale e della opposizione politica e sindacale assai diffusa fino ai primi anni Ottanta.

Non si tratta di riabilitare le Brigate Rosse, ma di ricostruire la storia di 40 anni in termini ben diversi da una lettura di comodo che dimentica le responsabilità di settori democratici conniventi con la Loggia Massonica P2 o fin troppo sodali con le repressioni delle piazze.

Chi provocò le stragi di Bologna o di piazza Fontana aveva un disegno eversivo molto chiaro: reprimere nel sangue le lotte sindacali, sociali e politiche, una eversione studiata a tavolino come fu la strategia della Tensione che invece non trova alcun spazio nella rilettura di Mattarella.

Difficile poi pensare alla innocenza dei cantori della vita democratica che ogni giorno prendevano di mira gli esponenti dei movimenti sindacali e sociali

E veniamo invece ai nostri giorni e agli arresti avvenuti in Francia. Non ci sembra che in Italia sia mai avvenuta da parte delle istituzioni una ricostruzione seria di cosa sia accaduto nel cosiddetto fronte democratico, sulle stragi nazi fasciste è stato impossibile ricostruire una verità storica individuando i veri responsabili del terrore.

Possiamo essere inorriditi davanti alla morte di tanti uomini e donne ma uno stato democratico dovrebbe avere a cuore la verità storica e ammettere le zone d'ombra presenti nelle sue istituzioni.

Non c'è mai stato un processo di conciliazione con le istanze sociali, se così fosse oggi il nostro paese non avrebbe bisogno di cementificare l'unità nazionale attorno alle richieste di estradizione di uomini e donne che da decenni vivono in altri paesi esistenze pacifiche. Non si può mettere sullo stesso piano lotta armata e terrorismo stragista, non si può liquidare le istanze del popolo palestinese con atti di terrorismo, quel popolo ancora oggi senza terra, nel disprezzo totale delle stesse risoluzioni Onu fermate dal veto di qualche paese occidentale.

Non si può ridurre tutto alla democrazia che difende la vita contro il terrorismo omicida, se dovessimo leggere la Resistenza con gli stessi parametri arriveremmo a condannare i partigiani autori di violenze contro gli occupanti nazi fascisti (come fanno i fautori del revisionismo storico) o dimenticheremmo che certi popoli sono stati cacciati con violenza inaudita dalle loro terre e hanno intrapreso la lotta armata come diritto di Resistenza.

E quando si parla di terrorismo islamico dovremmo comprendere bene cosa è accaduto in tanti paesi con le guerre del petrolio scatenate dall'Occidente che hanno violato ogni regola democratica e del diritto.

Su un punto siamo concordi con Mattarella: il passato non si archivia, quel passato va letto e ricostruito tuttavia senza omissioni, dire che il 1968 fu stimolo per la ricerca di giustizia e coesione sociale significa dimenticare la storia stessa di quegli anni nei quali i movimenti erano assai radicati nella società e rivendicavano istanze inconciliabili, a torto o a ragione, con quella democrazia filoatlantica e capitalista che arriva ai nostri giorni.

Redazione pisana di Lotta Continua (Da: delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com)

 

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