"Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente." (K. Marx)

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VERSO LA MANIFESTAZIONE DEL 2 GIUGNO A CAMP DARBY: QUELLO CHE GOVERNO NAZIONALE E LOCALE NON DICONO.

VERSO LA MANIFESTAZIONE DEL 2 GIUGNO A CAMP DARBY: QUELLO CHE GOVERNO NAZIONALE E LOCALE NON DICONO.

In Italia l'ampliamento di una base è stato già scongiurato dalla mobilitazione dei cittadini, è il caso dell'aeroporto militare di Vicenza.

Ma pochi sanno che l'Hub militare di Pisa, capace di equipaggiare e inviare migliaia di soldati nell'arco di pochi giorni, è stato potenziato proprio all'indomani della decisione su Vicenza dove la base militare Usa è stata ridimensionata rispetto al disegno iniziale e, al suo posto, è arrivato un parco con milioni di euro destinati a lavori pubblici.

La differenza sta anche nel fatto che le istituzioni locali venete erano contrarie a questo ampliamento, la chiesa si è mobilitata, i movimenti hanno dato vita a una vasta mobilitazione durata anni.

A Pisa, invece, il Sindaco e il Pd sono silenti e favorevoli alla costruzione di una ferrovia adibita solo a fini militari, stesso discorso vale per la Regione Toscana.
 
In queste elezioni comunali nessuno parla della Base Usa di Camp Darby, della ferrovia della guerra, dei Navicelli, dei disegni strategici.

Da due anni è stata assunta la decisione di costruire una ferrovia che permetta alla base di Camp Darby il trasporto di armi utilizzando la stazione di Tombolo che sarà recuperata dopo anni di abbandono. Eppure se non fosse stato per la caparbietà di un consigliere comunale di Città in Comune non lo avremmo saputo, tutti (da Sindaco a Presidente della Regione) ne erano a conoscenza ma si erano ben guardati dal farne parola.

L'obbedienza non è una virtù, lo diceva oltre mezzo secolo fa Don Milani nella ormai famosa leggera ai cappellani militari (che a rigor di cronaca sono alti ufficiali che costano milioni di euro all'anno. Quanti soldi avremmo risparmiato e reinvestito a fini sociali sopprimendo i cappellani militari?), ma invece l'obbedienza e l'ignavia regnano sovrane.

Volete solo un esempio? La presenza di militari nelle scuole di ogni ordine e grado, la Costituzione o le due Guerre Mondiali spiegate dai militari, non dagli storici o dagli insegnanti ma dai militari. E chi disobbedisce al pensiero unico ,come i due insegnanti siciliani (Mazzeo e Pugliese ) , contestando la presenza di militari nelle scuole viene sottoposto a procedimento disciplinare.

Pisa  è una città militarizzata, la giornata di solidarietà non dura piu' 24 ore ma nel corso degli anni si è trasformata dilatandosi in tante iniziative, poi non c'è cerimonia pubblica del Comune dove non arrivi una banda militare o le frecce tricolori o l'immancabile lancio dei parà.

Se poi giri per il centro storico hai camionette dell'esercito, la città deve vendere la immagine della sicurezza,  peccato che a pochi metri di distanza lo spaccio di droga vada avanti di giorno e notte.

Torniamo su Camp Darby con alcune domande essenziali alle quali l'amministrazione Comunale uscente non ha mai risposto rinunciando a cercare lei stessa delle risposte ma trincerandosi, anche in Consiglio Comunale, dietro alle decisioni altrui, della Regione, del Parco e degli Usa.

Visto che si tratta di un'opera legata alla sicurezza nazionale (meglio sarebbe parlare di insicurezza, nessuno potrà invocare il rispetto della Convenzione europea del 1998, quella che in teoria dovrebbe garantire informazioni e partecipazione popolare ai processi decisionali quando sono in gioco interessi di giustizia o di natura ambientale. La Convenzione  non puo' essere applicata perchè sono in gioco le relazioni internazionali (la sudditanza rispetto alla Nato e agli Usa) e la fantomatica sicurezza pubblica.

E cosi' non sappiamo nulla, per caso si apprende che i ritardi nei lavori della ferrovia sono dovuti al fatto che alcuni dei terreni interessati sono di proprietà del Comune di Pisa che potrebbe, se volesse, opporsi alla loro cessione per costruire la ferrovia della morte (ma forse stiamo chiedendo troppo?).

Nulla viene detto in merito al recepimento delle indicazioni, da oltre un anno inviate dall'Ente Parco, si sa che le opere militari sono svincolate dalla documentazione necessaria per il cosiddetto impatto ambientale.

La ferrovia della guerra è svincolata dal rispetto di regole in merito ai profili paesaggistici e ambientali tuttavia l'Ente Parco ha suggerito alcune prescrizioni, misure compensative che allo stato attuale nessuno ha ancora recepito. Nulla poi viene detto dalla stampa locale, la stessa che ha steso il tappeto rosso all'ambasciatore Usa, eppure si tratta di argomento dirimente per la stessa cronaca locale.

Allora cosa stanno facendo le istituzioni locali in merito alla ferrovia della Guerra (che prevede anche la costruzione di un ponte girevole presso la base )?

Il loro silenzio\assenso, l'avere lasciato solo l'Ente Parco nel chiedere almeno delle misure compensative a tutela della fauna e della flora mediterranea, è forse accettabile ?

 E' concepibile che l'amministrazione comunale di Pisa non possa (o non voglia?) neppure intervenire per acquisire informazioni e renderle pubbliche? Dov'è finita la trasparenza e la partecipazione dei cittadini?

Gli Usa hanno presentato il progetto relativo alla ferrovia della Guerra recependo tutte le indicazioni dell'Ente Parco? E in tale caso questo documento perchè non viene reso pubblico?

Domande dirimenti alle quali rispondere, chi tace oggi reca solo danni alla democrazia e alla libertà

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GIORNATA GLOBALE DI AZIONE CONTRO L'INVASIONE TURCA DEL KURDISTAN

GIORNATA GLOBALE DI AZIONE CONTRO L'INVASIONE TURCA DEL KURDISTAN

E' stato lanciato l'appello per una Giornata Globale di Azione contro l’invasione turca del Kurdistan 26 Maggio
Chiediamo a tutti i comitati di solidarietà di Kobane, del Rojava, #DefendAfrin e del popolo curdo di attivarsi e di dare il proprio sostegno a questa giornata.
I curdi e la solidarietà scenderanno in piazza i tutte le città del mondo. Alziamo la nostra voce a sostegno dei popoli che resistono contro l'invasione turca del Kurdistan. Cantiamo ancora una volta la canzone per la libertà, per realizzare un sistema rispettoso dei principi democratici, della liberazione della donna, l'ecologia e la difesa della natura.
Chiediamo di fermare tutte le forze reazionarie e il nazionalismo, le politiche settarie e dittatoriali degli Stati e il 26 maggio di rafforzare la solidarietà con la Giornata globale di azione contro l'invasione turca del Kurdistan.
Si prega gentilmente di comunicare le iniziative che si svolgeranno nelle città di Italia per la giornata mondiale a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Giornata Globale di Azione contro l’invasione turca del Kurdistan 26 Maggio

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CONTRATTI ENTI LOCALI E SANITA’: MA E’ ORO TUTTO CIO’ CHE LUCCICA?

CONTRATTI ENTI LOCALI E SANITA’: MA E’ ORO TUTTO CIO’ CHE LUCCICA?

Abbiamo intervistato Antonio Piro e Federico Giusti del sindacato generale di base per saperne di più sui contratti appena siglati

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2 GIUGNO A CAMP DARBY

2 GIUGNO A CAMP DARBY

 Di: Redazione Lotta Continua

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ISPETTORATO DEL LAVORO E INPS: PERCHE' NON COMUNICANO?

ISPETTORATO DEL LAVORO E INPS: PERCHE' NON COMUNICANO?

Per quale ragione l’Ispettorato del lavoro non può avere libero accesso alle banche dati dell’Inps come accade al contrario nel caso dell'Inail? Non siamo in presenza di un corto circuito che dimostra il fallimento dell’Ispettorato nazionale previsto dalla Legge 149/2015 e già in funzione da due anni?

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ENIGMA FORNERO: ABBASSERANNO L'ETA' PENSIONABILE?

ENIGMA FORNERO: ABBASSERANNO L'ETA' PENSIONABILE?

La spesa per le pensioni dovrà essere adeguatamente coperta se andremo verso una pur piccola revisione della Legge Fornero che ormai M5S-Lega non intendono cancellare. Ma a quanto ammonta la spesa? E perché industriali, Troika e Pd tuonano contro ogni cambiamento per anticipare, pur di poco lo ripetiamo, l'età pensionabile?

Ammonterebbero a circa 5 miliardi i soldi necessari per applicare la quota 100 (ma 64 anni di età minima) o 41 anni e 5 mesi senza limiti di età. Ma forse di maggiore rilevanza è la cosiddetta opzione donna per consentire a 58 anni e 35 di contributi l'uscita dal lavoro. All'ordine del giorno poi la  “pensione di cittadinanza” che altro non è se non portare a 780 euro mensili le pensioni più basse.

Agli occhi dell'opinione pubblica, qualora i provvedimenti dovessero essere adottati,  Lega e  5Stelle apparirebbero come i soli ad avere messo in discussione l'innalzamento dell'età pensionabile, chi allora continua a parlare astrattamente di “sinistra” come baluardo in difesa dei lavoratori dovrebbe prima rispondere ad una semplice domanda: perché il Pd, ammesso e non concesso che sia una forza di sinistra e noi sappiamo bene che non lo è, ha saputo solo accogliere le istanze dei padroni? 

In queste elezioni comunali abbiamo sentito molti dire che bisogna bloccare l'avanzata barbarica delle destre, ma agli occhi del cittadino medio questa orda di barbari rappresenta un'alternativa migliore al liberismo del Pd. Diciamocelo senza cadere in categorie astratte e luoghi comuni dell'oligarchia intellettuale che sostiene il Pd e la rinascita di quell'Ulivo che ricordiamo introdusse non la riduzione dell'orario di lavoro ma il lavoro interinale.

Detto ciò, come finanzieranno la spesa per le pensioni? Con la spending review di Cottarelli tanto amato da Lega e 5 Stelle? Basta tagliare le pensioni d'oro, quelle che superano di dieci volte le pensioni minime? Ovviamente non bastano i soldi eventualmente provenienti dai tagli alle pensioni auree, allora dove andranno a prenderli i soldi mancanti? Sta qui il nodo dirimente e su cui male non sarebbe aprire il dibattito anche a "sinistra".


Del resto, conti alla mano, tutte queste misure avrebbero bisogno di trovare la copertura di circa 20 miliardi di euro, fermo restando che i paletti proposti da Lega e 5 Stelle sono destinati ad una platea ridotta di lavoratori e lavoratrici e senza dimenticare che l'Inps per applicare la quota cento come requisito per la pensione indicava la spesa aggiuntiva che va da 15 a 18 miliardi di euro.

Vogliamo allora provare insieme a ragionare sui tagli che per noi dovrebbero essere

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IL NUOVO LIBRO BIANCO ALL'INSEGNA DI INDUSTRIA 4.0 Pochi ne parlano, ma sta per arrivare.

IL NUOVO LIBRO BIANCO ALL'INSEGNA DI INDUSTRIA 4.0 Pochi ne parlano, ma sta per arrivare.

Tutte le mansioni sono esigibili: quanto tempo manca ancora da quando ci imporranno, in calce al contratto individuale di lavoro, queste condizioni capestro?
L'Italia è un paese senza mobilità sociale, con regole troppo rigide e legislazioni del lavoro che non permettono il ricorso alla flessibilità.

 Non sono parole nostre ma vengono pronunciate ormai indistintamente da padroni, sindacalisti, apologeti del quinto stato come se il concetto di flessibilità fosse portatore di diritti e salario, come se la mobilità sociale non venisse determinata dal potere di acquisto dei salari e dalle opportunità di accedere, parliamo delle classi sociali meno abbienti, a percorsi universitari e formativi.

Al contrario, i figli degli operai hanno meno possibilità di 20 anni fa di accedere all'università o anche ai licei, con la crisi economica e sociale e le privatizzazioni, quel poco di mobilità sociale esistente è stata fortemente ridimensionata.

Ora è la volta della flessibilità delle mansioni che poi si tradurrà nel pretendere, a parità di salario, maggiori e differenti prestazioni dal singolo lavoratore superando i contratti nazionali di lavoro e la stessa declaratoria dei profili professionali all'interno della Pubblica amministrazione e del privato.

Da qui a 10 anni, Industria 4.0 racconta che quasi la metà dei lavoratori cambierà le proprie mansioni, poco sappiamo dei nuovi profili professionali e men che mai delle dinamiche salariali e contrattuali

Smart working, lavoro a casa, gestione di macchine in modalità remota, ne parla il libro Bianco di AssoLombarda che a detta di alcuni potrebbe avere lo stesso impatto che ebbe il Libro Bianco di Marco Biagi.

Intanto cerchiamo di capire qualcosa dalla lettura di alcuni articoli, reperibili sul web, che anticipano i principali contenuti. Si va dalle politiche attive del lavoro a discapito degli ammortizzatori sociali fino ai percorsi formativi per ricollocare i dipendenti quando sono ancora alle dipendenze di una ditta, dal superamento del cartellino per favorire una prestazione lavorativa sempre più intensa e flessibile fino alle nuove tipologie flessibili dei contratti.

 Teniamo conto che questo ennesimo Libro Bianco è in piena continuità con il lavoro gratuito, lo smart working e tutte quelle flessibilità che mirano alla individualizzazione del rapporto di lavoro e possono andare bene in una metropoli come quella Milanese e solo per poche tipologie lavorative. È comunque importante conoscere gli obiettivi padronali e sapersi muovere criticamente in un mondo dove alcune parole saranno sempre più diffuse cogliendo da subito cosa si cela dietro questi concetti apparentemente neutri.

Chi pensa di essere libero dalla schiavitù moderna del cartellino, è bene che si ricreda perché la connessione 18\9 ore su 24 determina un livello di stress e di sfruttamento più alto dell'orario tradizionale. Non ci sono pause, tempi morti, la tua vita è quasi interamente dedicata al profitto, cambiano i ritmi e i tempi di lavoro ma la disponibilità offerta alla impresa è senza dubbio maggiore, alla fine i tempi di vita vengono contratti a vantaggio di quelli del lavoro, si torna al cottimo  in una versione moderna e digitale.

In questo mondo digitale e flessibile bisogna rivedere i sistemi di inquadramento della forza lavoro, maglie larghe e non paletti, connessione e formazione perenne, totale disponibilità del lavoratore verso l'impresa senza piu' alcuna distinzione tra lavoro feriale, festivo e notturno . Avranno bisogno di tanto lavoro gratuito, di potenziare il welfare aziendale (salario barattato con bonus per baby sitter o mezzi di trasporto), ci diranno di volere rendere più sicuro il nostro lavoro ma nel frattempo alimenteranno la precarietà contrattuale e esistenziale.
  FEDERICO GIUSTI REDAZIONE PISANA

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L'INDUSTRIA E LA CRISI

L'INDUSTRIA E LA CRISI

Dopo ben dodici anni, i dati statistici parlano di una crisi apparentemente superata con il ritorno della produzione industriale italiana ai livelli antecedenti a quelli del 2008
Prendiamo per buoni i dati riportati da Il sole 24 Ore che parlano del biennio 2018 \ 2019 con la produzione in aumento insieme all'export, una crescita pari al 3%.
Il vero problema è che l'Italia ha molte esportazioni verso paesi come l'Iran contro cui tuona Trump minacciando boicottaggi di varia natura, per non parlare poi della minaccia dei dazi Usa, per questo i dati positivi potrebbero presto scontrarsi con le decisioni assunte in politica estera.
Se cresce l’export industriale, per altro destinato nei prossimi anni a una ottima performance, cresce anche la produzione di armi  e il loro commercio. Il capitalismo italiano è comunque in ritardo nell'ammodernamento dei macchinari ma anche nella formazione di personale specializzato, colpa delle industrie che sulla formazione hanno investito poco e male, colpa del crollo delle immatricolazioni universitarie, colpa di un sistema scolastico inefficiente costruito come è sugli invalsi.
Nonostante ciò, fatturato, produzione ed esportazioni sono destinati a crescere, la domanda da porsi è  comunque un'altra: chi beneficerà di questa ricchezza visto che i posti di lavoro creati sono troppo pochi, i salari stagnano e il potere di acquisto, la capacità di spesa della famiglia media è piuttosto contenuta?
Sarà per questo motivo che proprio i prodotti di largo consumo come elettronica ed elettrodomestici presentano i dati peggiori.
Domande dirimenti e degne di risposta visto che i lavoratori e le lavoratrici hanno fatto fin troppi sacrifici con salari bloccati, aumento dell'età pensionabile e organizzazioni del lavoro dai ritmi sempre più' intensificati. La ricchezza prodotta è dei lavoratori e delle lavoratrici, non serva quindi alla riduzione del debito e alle speculazioni

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IL POPULISMO E L'ELITE: LA CRISI IRREVERSIBILE DELLE DEMOCRAZIE E L'ABIURA DEGLI INTERESSI DI CLASSE.

IL POPULISMO E L'ELITE: LA CRISI IRREVERSIBILE DELLE DEMOCRAZIE E L'ABIURA DEGLI INTERESSI DI CLASSE.

Si va parlando da tempo della tenuta delle Liberaldemocrazie occidentali preservandole dall'attacco dei populismi. È bene liberare il campo da alcuni equivoci.

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RICERCA E FORMAZIONE IN ITALIA.

RICERCA E FORMAZIONE IN ITALIA.
La richiesta padronale di chiedere nuove regole in materia di lavoro, contratti, rappresentanza, sciopero va nella direzione di controllare e piegare ai dettami capitalistici questi nuovi ingressi, renderli proni alla precarietà al lavoro gratuito, al di là delle analisi resta il vecchio vizio di abbattere i costi della forza lavoro e di accrescerne la produttività

Qualunque sia la realtà politica e sindacale, se vuole essere conflittuale e radicata non puo' eludere le questioni, fin da ora sappiamo che le tenteranno di tutte per imporre soluzioni " a favore delle imprese" , lo faranno in ogni ambito, dalla formazione ai contratti, dalla scuola all'orientamento, dalle politiche attive del lavoro a quelle cosiddette passive. Sta a noi evidenziare gli elementi di contraddizione e operare al loro interno nell'interesse della classe lavoratrice, di quella vecchia e di quella che uscirà dai processi in atto.
 
 
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UN GIORNO DI ORDINARIA CARNEFICINA

UN GIORNO DI ORDINARIA CARNEFICINA

Non siamo in presenza di una guerra né di una guerriglia. Quasi 50 palestinesi uccise in poche ore, uomini disarmati e trasformati in bersagli dall'esercito israeliano. Una strage immane con la diretta e attiva complicità dei governi e dei media occidentali, italiani inclusi, non basta dire che gli ambasciatori europei non partecipano al trasferimento della ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, quel trasferimento che viola e calpesta le stesse risoluzioni Onu che negano Gerusalemme come “capitale dello stato ebraico”. 

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CONTRO GLI ASSASSINI SUL LAVORO RIVENDICHIAMO IL DIRITTO ALLA VITA!

CONTRO GLI ASSASSINI SUL LAVORO RIVENDICHIAMO IL DIRITTO ALLA VITA!

I padroni ci fanno la guerra, gli economisti li giustificano, il palazzo se ne infischia: lottiamo insieme per sopravvivere

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SCENARI ECONOMICI DI GUERRA...IN MEDIO ORIENTE E NON SOLO.

SCENARI ECONOMICI DI GUERRA...IN MEDIO ORIENTE E NON SOLO.

In un recente libro, Shock Politics, la giornalista americana Naomi Klein indaga le ragioni del successo elettorale di Trump e analizza la devastazione sociale operata da 30 anni a questa parte nel suo paese. Consigliamo l'agevole lettura del testo soprattutto laddove parla della Cleptocazia senza regole, la gestione dell'emergenza in Florida dopo l'uragano Katrina, la violenta deportazione dei poveri e individua nella grandi compagine petrolifere e delle armi gli assi portanti delle politiche economiche e sociali di Trump .
Una inchiesta giornalistica meritevole di lettura perché ci riporta a quanto sta accadendo in queste ore in Medio Oriente.

Il ricorso sistematico alla guerra è funzionale alla strategia internazionale di Trump, permette l'innalzamento dei prezzi petroliferi, alimenta il commercio e la produzione di armi, aiuta la espansione dei contractor, militarizza l'immaginario collettivo e alimenta la paura di un attacco terroristico che giustifica tagli sociali a vantaggio della sicurezza.

Allo stesso tempo l'attenzione dei Media si sposta dagli affari interni agli Usa, i riflettori non sono più puntati sulla famiglia Trump e sugli scandali e si rafforza l'asse con paesi come Arabia Saudita, Turchia e soprattutto Israele
Dietro all'attacco all'Iran e alle sanzioni si cela soprattutto una guerra economica alle piccole e medie imprese europee, italiane in primis . Stando a Il Sole 24 Ore, il giro di affari tra Iran e Italia è di 27 miliardi, 2 miliardi di export attesi, con il rischio di perdere un business da 30 miliardi. Gli Usa impongono anche la chiusura dei vecchi contratti e promettono, in caso di diniego, sanzioni con quel “principio di extraterritorialità”  che ricorda la pax dell'Impero Romano e crediamo abbia poco a che vedere con il diritto ossia la possibilità di sanzionare tutte le imprese straniere che fanno affari con un paese verso cui gli Usa hanno applicato un embargo.

Trattasi di un ricatto terroristico (chiamiamolo con il suo nome) all'economia europea, in un colpo solo si accontenta Israele, si lasciano impuniti gli attacchi dei Turchi ai Kurdi e se l'Europa non asseconda la politica Usa si promette al vecchio continente di bloccarne le esportazioni oltreoceano, magari presentando queste misure come salvaguardia del prodotto americano e della classe operaia a stelle e strisce.

Ma l'obiettivo potrebbe essere anche un altro, ossia imporre ad alcuni marchi Europei, italiani inclusi, di spostare la produzione negli Usa e a quel punto mettere al sicuro i Marchi da eventuali ritorsioni Usa contro le aziende esportatrici verso i paesi soggetti a sanzioni.

  Del resto le aziende italiane che hanno export con l'Iran sono in ambiti ricercati come la meccanica (componentistica  macchinari), la chimica, le infrastrutture industriali legate ai petrolchimici e il settore elettrico senza dimenticare armi, aerei commerciali e non solo.



Nel frattempo l'Arabia Saudita promette di intensificare la esportazione di petrolio in cambio di nuovi rifornimenti di armi (quasi nessuno parla della sanguinosa guerra che l'Arabia sta conducendo nello Yemen), Francia e Germania sono all'opera per evitare sanzioni alle loro multinazionali.

E l'Italia?

Lascia la parola agli imprenditori che lamentano i rischi connessi alle sanzioni ma già stanno studiando le forme migliori per salvaguardare il loro business, inclusa la chiusura di qualche produzione per trasferirla negli Usa. Il benestare di Gentiloni ai bombardamenti in Siria si sta dimostrando un boomerang. Nel frattempo, nessuno dice che sono proprio gli istituti finanziari non italiani a gestire le transazioni economiche in Iran e anche questo aspetto giocherà un ruolo determinante nella soluzione della crisi. Resta il fatto che la politica estera dell'Italia non esiste se non nel senso di assecondare Usa e Nato (basta vedere il vergognoso Giro d'Italia in Israele), incapace di far valere perfino gli interessi nazionali augurandosi che almeno Germania e Francia si attivino per salvaguardare gli interessi dell'Ue e di conseguenza anche del nostro paese.

 La giustificazione da piu' parti addotta, secondo cui il problema sarebbe l'assenza di un Governo ,è facilmente smontabile: non manca solo un Governo all'Italia ma una  politica internazionale ed economica del tutto autonoma dagli Usa il che non aiuta neppure le aziende italiane e il loro export.

Ma di sicuro questa sudditanza fa felici produttori ed esportatori di armi che con l'inizio della Presidenza Trump stano facendo grandi affari in varie aree geografiche del mondo

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I RIDER? PER I PADRONI NON SONO OBBLIGATI A LAVORARE. ALLORA DI COSA VIVONO?

I RIDER? PER I PADRONI NON SONO OBBLIGATI A LAVORARE. ALLORA DI COSA VIVONO?

Stanno uscendo varie letture della sentenza sul caso Foodora ma tra tutte ve ne è una veramente singolare per la quale i rider non sarebbero lavoratori subordinati perché nessuno li obbliga a fare le consegne. Allora di cosa dovrebbero vivere senza effettuare consegne?

Non è la prima volta che accade, anni fa ci fu una vertenza analoga per i pony express, per i padroni è una libera scelta  quella dei rider, non importa la soggezione economica alla impresa o il fatto che ci sia una piattaforma digitale che svolge la funzione padronale, nulla giustificherebbe la natura subordinata del rapporto di lavoro.

Chi lo va a raccontare ai giuslavoristi che non rispondere alla chiamata significa la esclusione dalla piattaforma perché esiste un obbligo di rispondere se si vuole continuare a lavorare alle condizioni imposte dal capitalismo digitale?

Nessuna prestazione lavorativa è obbligatoria, domani chiunque potrebbe decidere di non presentarsi al lavoro senza documentazione, così ci dicono i giuristi padronali,  ma poi  lo stesso lavoratore, così operando, incorrerebbe nel licenziamento o, se fortunato, in sanzioni disciplinari.

Eppure si continua a ripetere gli stessi concetti astratti per motivare il mancato riconoscimento del carattere subordinato di queste prestazioni facendo leva sulla non conoscenza  delle piattaforme e del loro effettivo funzionamento, dei meccanismi coercitivi e dei dettami comportamentali da rispettare alla lettera pena la esclusione dalla piattaforma e da ogni salario.

Parlare poi della mancata continuità del rapporto ci sembra ancora più bizzarro perché una piattaforma può decidere arbitrariamente chi far lavorare  e chi no stabilendo così l'intensità del rapporto stesso.

Cosa vorrà dire allora che i rider non erano obbligati  a lavorare? Se vogliono continuare a vivere devono sottostare alle regole della piattaforma, pena l’esclusione, sta qui il vero nodo della questione che viene invece trattata in termini astratti, degni di una lettura di inizio capitalismo. E' vero che un fattorino può decidere in quale fascia oraria lavorare ma resta anche innegabile che può, in quella fascia, attendere invano una chiamata, offre la sua disponibilità ma deve sovente rivedere le fasce orarie se vuole lavorare, piegarsi ai voleri della piattaforma  che poi è libera di servirsi della prestazione lavorativa oppure no.

E' improprio dire che il datore di lavoro lascia il fattorino libero di svolgere la sua prestazione perché  la piattaforma esercita un potere organizzativo, gestionale e direttivo, se il fattorino non risponde velocemente a una domanda, se ritarda in una consegna, se non rispetta i dettami della piattaforma viene messo fuori.

Se non esiste potere disciplinare è comunque dirimente un codice di comportamento più o meno occulto e il mancato rispetto dello stesso determina l'esclusione dalla piattaforma senza dimenticare che esiste lo smartphone o l'app a dare indicazioni su come gestire il lavoro, sulla ottimizzazione dei tempi di consegna per non parlare poi del costante monitoraggio possibile della prestazione, sui tempi di eseguirla, sugli spostamenti effettuati, tutti elementi determinanti per stabilire il controllo e la direzione del datore di lavoro sul facchino, la subordinazione di quest'ultimo ai dettami aziendali, pardon della piattaforma.

Allora, altro che forme di coordinamento, siamo in presenza di un subdolo rapporto di subordinazione non riconosciuto come tale.

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LICENZIARE PER I PROFITTI? E' POSSIBILE E "LECITO".

LICENZIARE PER I PROFITTI? E' POSSIBILE E "LECITO".

Ne avevamo parlato mesi fa, il licenziamento può avvenire anche solo adducendo la motivazione che l'azienda vuole accrescere i profitti. Ci sembra un’autentica beffa ammettere che il giustificato motivo oggettivo può esserci non solo la riorganizzazione aziendale ma anche al superamento di congiunture di mercato sfavorevoli. Fino ad oggi il licenziamento poteva avvenire in presenza di  crisi d’impresa, oggi invece si potrà licenziare per garantire la «migliore efficienza gestionale o produttiva», o per l' «incremento della redditività d’impresa».

Ormai non solo i diritti ma la nostra fonte di sopravvivenza, il lavoro, diventa una variabile dipendente dai profitti di impresa,  non sappiamo come sarà possibile la verifica da parte del Giudice delle effettive  esigenze organizzative o produttive per giustificare il licenziamento. In teoria, ricordiamo solo in teoria, ci diranno che la riorganizzazione aziendale dovrà essere accertata ma il fatto che si possa eliminare una posizione lavorativa dall'organigramma aziendale resta una libertà concessa ai padroni che presto si trasformerà in libero arbitrio.

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IN RICORDO DI FRANCO SERANTINI

IN RICORDO DI FRANCO SERANTINI

Sono trascorsi 46 anni dalla morte di Franco Serantini, anzi dalla sua tragica uccisione. Possiamo parlare di una memoria condivisa?

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MI RICONOSCI? SONO UN PROFESSIONISTA DEI BENI CULTURALI (PISA)

MI RICONOSCI? SONO UN PROFESSIONISTA DEI BENI CULTURALI (PISA)

Si è tenuta a Pisa nel weekend di fine Aprile, la seconda assemblea nazionale della campagna “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”. L'assemblea è stata ospitata nei locali del Polo F presso il Dipartimento di Ingegneria a Pisa, un luogo non casuale perché gran parte dei professionisti dei beni culturali arrivano dal mondo universitario.

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FESTA DEL PRIMO MAGGIO A LARI: GRANDE PARTECIPAZIONE NONOSTANTE IL MALTEMPO.

FESTA DEL PRIMO MAGGIO A LARI: GRANDE PARTECIPAZIONE NONOSTANTE IL MALTEMPO.

Di Serena Campani

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DI QUALE OCCUPAZIONE STIAMO PARLANDO?

DI QUALE OCCUPAZIONE STIAMO PARLANDO?

Se i dati statistici fossero inappuntabili non sarebbero considerati come lavoratori occupati chi per pochi giorni l'anno presta una qualche attività lavorativa.  Se guardate i siti vi accorgerete di sapere tutto sul trattamento dei dati, sulla riservatezza, ma ben poco sul metodo di ricerca e di raccolta dati, occupato è colui che nella settimana antecedente alla rilevazione risulta avere lavorato almeno una ora. Basta ciò per capire che ogni rilevazione attesterà un numero di occupati decisamente maggiore di quanti siano realmente a lavoro. Ma quanti sono gli occupati che possono vantare un contratto a tempo indeterminato? E quanti coloro che hanno un altro contratto pur precario?

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C'E' CHI DICE NO! In cento alla base militare di Camp Darby contro la ferrovia della guerra!

C'E' CHI DICE NO! In cento alla base militare di Camp Darby contro la ferrovia della guerra!

Partecipata e riuscita la manifestazione tenutasi oggi ai cancelli di Camp Darby contro la costruzione della ferrovia della guerra che permetterà, se costruita, il trasporto di ingenti quantitativi di armi dalla base Usa all'aeroporto militare di Pisa. Hanno partecipato un centinaio di uomini e donne in rappresentanza del partito comunista, del sindacato generale di base, del partito comunista dei lavoratori, la federazione di Livorno di rifondazione comunista e le associazioni facenti parte della Rete civica contro la guerra di Livorno e provincia.

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