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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Necropolitica di Rodrigo Andrea Rivas

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“Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico.

Egli non ascolta, non parla né partecipa agli avvenimenti politici.

Non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell'affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche”

Bertolt Brecht

Ogni 4 secondi muore una persona, 21.300 ogni giorno, oltre 84 milioni ogni anno.

Muoiono per mancanza d’accesso ai servizi sanitari, violenza di genere (femminicidi e morti in seguito a mutilazioni sessuali), fame e crisi climatica.

I 4 cavalieri dell’apocalisse hanno un cognome comune: disuguaglianze.

Un anno fa, i mezzibusti ripetevano: “Siamo tutti sulla stessa barca”.

Ignoravano che alcuni remavano mentre altri prendevano la tintarella, ma non avevano tutti i torti: per il 99% dei sapiens i soldi sono diminuiti ed i poveri in canna sono aumentati di 160 milioni.

Dimenticavano l’altro 1%. È comprensibile: loro li pagano e/o gli sottopongono ad insopportabili pressioni.

Dimenticavano i superricchi, 10 dei quali che hanno duplicato le loro fortune in due anni.

Si suppone che conoscano i loro nomi perché ne cantano spesso le lodi: Elon Musk, Jeff Bezos, Bernard Arnault, Bill Gates, Larry Ellison, Larry Page, Sergey Brin, Mark Zuckerberg, Steve Ballmer e Warren Buffett.

Alla fine del 2021 i 10 accumulavano sei volte la ricchezza di 3,1 miliardi di poveri cristi.

Il problema non è il denaro.

Per la pandemia, fino al dicembre 2021 i governi avevano speso 16mila miliardi di dollari.

Ai ricchi va bene così.

Ammesso che lo vogliano, agli altri manca la volontà e l’immaginazione per liberarci dall’asfissiante e letale camicia di forza del neoliberismo estremo.

Anche ai draghiani, macroniani, ursulani, johnsoniani ..ò, va benissimo così.

Ma non è solo loro responsabilità: dal 1995 l’1% più ricco accaparra 20 volte la ricchezza che finisce al 50% più povero.

La pandemia ha solo accelerato l’andazzo.

Senza scomodare rivoluzioni improbabili, una tassa del 99% sui guadagni straordinari ottenuti dai 10 Paperoni negli ultimi 2 anni grazie alla pandemia, basterebbe per produrre i vaccini necessari per vaccinare tutta la popolazione mondiale.

Gli spiriti caritatevoli potrebbero temere le terribili condizioni a cui i 10 sarebbero sottoposti.

Niente paura: avrebbero sempre 8 miliardi di dollari in più di quelli che avevano alla fine del 2019.

Nel solo 2020 le donne hanno perso 800 miliardi di dollari dei loro redditi e 13 milioni sono state espulse dal mercato del lavoro.

Molte sono diventate badanti non stipendiate.

La chiusura stimata del “gap di genere”, 99 anni fino al dicembre 2019, è salita a 135 anni.

Ovvero, nessuna donna attualmente in vita conoscerà una società paritaria.

Le statistiche non considerano le conseguenze del razzismo, della schiavitù e del colonialismo.

Non considerano, ad esempio, che nel Brasile, le persone di pelle oscura hanno 1,5 volte più probabilità di morire da covid-19 della popolazione bianca. O che in Inghilterra le persone originarie del Bangladesh sono morte 5 volte di più della popolazione bianca durante la seconda ondata della pandemia.

L’apartheid vaccinale passa il conto in termini di vite umane.

Perciò la priorità è la lotta alla pandemia ma, perché sia credibile, i governi devono mettere fine al monopolio dei vaccini. Debbono diventare un bene pubblico.

Finché ciò non avverrà, la pandemia continuerà, milioni di persone perderanno inutilmente la vita e le disuguaglianze continueranno ad aumentare.

Delta ed omicron dimostrano che l’apartheid non arresta il virus.

“Perché nasca una prateria, bastano un trifoglio, un'ape e un sogno. E se non ci sono le api e il trifoglio, può bastare anche il sogno”, scrisse nell’800 la poetessa statunitense Emily Dickinson.

Lei parlava della felicità, a me pare anche una buona definizione di ciò che una volta si intendeva per sinistra.

Certo: bisognerebbe prima ricuperare la volontà e l’immaginazione.

 

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