Accedi al tuo account

Nome utente *
Password *
Ricordami

«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

×

Errore

Table 'lottacontinua.#__easyblog_category_acl_item' doesn't exist

Gravi minacce alla vita e alla salute di Abdullah Öcalan: Appello urgente al Consiglio d’Europa, UE e ONU per una missione ad hoc a Imrali

ocalan-roma
Gravi minacce alla vita e alla salute di Abdullah Öcalan: Appello urgente al Consiglio d’Europa, UE e ONU per una missione ad hoc a Imrali Libertà per Abdullah Öcalan.In un’intervista dell’8 luglio, l’esponente del consiglio esecutivo dell’Unione delle comunità democratiche del Kurdistan (KCK) Sabri Ok ha dichiarato al canale televisivo curdo Sterk TV che tramite l’amministrazione del carcere di Imrali lettere di minaccia sono state recentemente inviate ad Abdullah Öcalan in forma anonima.Oltre alla regola dell’illegalità a Imrali, queste gravi minacce costituiscono un nuovo livello di terrore psicologico nei confronti del sig.Öcalan. Questo problema ha quindi causato grandi preoccupazioni tra noi e...
Continua a leggere
  2018 Visite
  0 Commenti

Un altro 15 febbraio di Franco Berardi Bifo

guerra
Venti anni fa, il 15 febbraio del 2003, nelle città di tutto il mondo, da Sydney a Londra a Buenos Aires sfilarono cento milioni di persone (chi ha mai potuto contarle?) per fermare la guerra anglo-americana contro l’Iraq.A Roma si vide la più grande manifestazione da sempre. Il giorno dopo Tony Blair fece lo spiritoso. ”Mi chiedono di ascoltare quello che dice il popolo, scherzò quel lugubre aguzzino, ma il popolo dice tante cose diverse”.La maggioranza della popolazione europea era contraria all’aggressione americana contro il regime di Saddam Hussein, ma anche quella volta i paesi europei si attennero agli ordini della...
Continua a leggere
  1586 Visite
  0 Commenti

Corrispondenze dai conflitti sociali N. 1

Movilizacion-ciudadana
Diamo avvio ad una sezione che abbiamo titolato “Corrispondenze dai conflitti sociali”. Vi sollecitiamo ad inviarci notizie di lotte sul lavoro, dai territori extraurbani, dalle metropoli. Comunicati possibilmente brevi, convocazioni di assemblee, presidi, scioperi che nascono nel corpo di una società, che dentro il dominio del capitalismo, non crediamo sia pacificata. Come si dice in questi casi, diamo voce a quanto si genera dal basso, dal mondo che non ha voce. L’intenzione è questa. Mandateci corrispondenze scrivendo a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  Pisa 3 febbraio, Assemblea appalto GalileiVenerdi' 3 Febbraio mobilitazione dei lavoratori Cft dell'appalto GalileiVenerdi' 3 Febbraio  2023Assemblea del personale Cft ore 10 ...
Continua a leggere
  1757 Visite
  0 Commenti

Italia. Solidarietà internazionalista al militante anarchico Alfredo Cospito, detenuto in un "carcere-tomba"

cospito
Italia. Solidarietà internazionalista al militante anarchico Alfredo Cospito, detenuto in un "carcere-tomba"Da Resumen Latinoamericano il 1 febbraio 2023La Coordinadora Simón Bolívar del Venezuela aderisce all'"Appello nazionale e internazionale per fare uscire, vivo, il compagno Alfredo Cospito dalla" TOMBA PER ESSERI VIVENTI "Alfredo Cospito è un compagno anarchico italiano nato nella città di Pescara nel 1967, che, per la sua formazione politica, è sempre stato in prima linea nella lotta, mai disposto a scendere a compromessi o arrendersi. Il suo primo confronto con il sistema repressivo è stato quando è stato imprigionato per non aver svolto il servizio militare. Nel 2012 viene...
Continua a leggere
  2281 Visite
  0 Commenti

Perù. Giocando con il fuoco. Aggiornamenti.

per-no-pace-senza-giustizia
Perù 28 gennaio 2023. Nuovo corteo di massa a Lima e la repressione reiterata promossa dalla dittatura di Boluarte. A quasi 10 giorni dall'inizio delle  marce a Lima  e a poco meno di due mesi dalle proteste a livello nazionale, continuano le  mobilitazioni nella capitale del Perù  . Allo stesso modo, blocchi stradali  e concentrazioni persistono  in varie regioni. Migliaia di peruviani chiedono le dimissioni di  Dina Boluarte , il cambio della presidenza del  Congresso  e l'apertura di un dibattito su una modifica costituzionale. Nonostante il numero di morti e feriti, la repressione delle truppe del PNP contro  i manifestanti  è...
Continua a leggere
  1696 Visite
  0 Commenti

Chi finanzia le testate nucleari

Linvolucro-di-una-bomba-nucleare-B-83-1024x576-1
Chi finanzia le testate nucleariValentina Neri12 Gennaio 2023Abbiamo finito le armi. Appena un paio di giorni fa, l’affermazione shock del segretario generale della Nato – che ribadiva sostegno illimitato all’eroica resistenza ucraina ma poi spiegava, desolato, ch’era ormai stato raschiato quasi ogni fondo di barile dell’inesauribile santabarbara alleata – deve aver gettato nel panico più d’un ministro della difesa con annesso coro mediatico al seguito. Una tragedia. Il problema è che, con la crisi, per le armi si spende troppo poco. Lo precisava, puntuale, in un’intervista a Radio Rai, non l’insaziabile Guido Crosetto – che lo ripete in modo ossessivo fin...
Continua a leggere
  2024 Visite
  0 Commenti

L'EZLN celebra 29 anni di rivolta armata in Chiapas.

zapatisti
L'EZLN celebra 29 anni di rivolta armata in Chiapas.Elio Henríquez, corrispondente  I membri dell'EZLN si sono incontrati per celebrare i 29 anni della rivolta armata in Chiapas. Foto José Carlo GonzálezSan Cristóbal de las Casas, Chis. L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha celebrato il 29° anniversario della rivolta armata avvenuta il 1° gennaio 1994 con un appello ai giovani a non emigrare negli Stati Uniti affinché la lotta, la causa e il seme rimangano vivi.Voi giovani, in questo momento che siete incoraggiati a entrare nella lotta, non vorremmo che domani faceste come tanti altri che sono partiti come migranti e...
Continua a leggere
  1888 Visite
  0 Commenti

Fermiamo il selvaggio sfruttamento in Israele dei lavoratori palestinesi, arabi e ebrei di ultima generazione.

palestina
Fermiamo il selvaggio sfruttamento in Israele dei lavoratori palestinesi, arabi e ebrei di ultima generazione.Solidarietà attiva con i prigionieri politici in sciopero della fameUno dei ministri del nuovo Governo di Israele è stato condannato per il sostegno accordato al terrorismo sionista a conferma che l'attuale Esecutivo si poggia su una maggioranza che non fa mistero delle sue posizioni razziste e imperialiste.Poco si sa delle condizioni di vita e di lavoro in Israele, un paese nel quale la forza lavoro araba e palestinese è storicamente sfruttata, con irrisori diritti e tutele. E negli ultimi anni è stata incentivata una nuova immigrazione ebraica...
Continua a leggere
  2167 Visite
  0 Commenti

Perù: massacro brutale a Juliaca da parte delle forze di polizia e dell’esercito.

per
Almeno 17 morti nella giornata di lotta del 9 gennaio. Sale così a 46 il numero di manifestanti uccisi dal governo golpista di Dina Boluarte dai militari e dal Congresso dall’inizio delle proteste.Questo lunedì, 9 gennaio, una violenta repressione delle proteste contro il governo golpista del presidente Dina Boluarte ha causato almeno 17 morti nella zona di Juliaca.La regione ha vissuto una nuova giornata di sciopero a tempo indeterminato nell'ambito delle azioni di protesta, riprese il 4 gennaio, contro il governo golpista di Dina Boluart, diventata presidente dopo il golpe parlamentare che ha deposto Pedro Castillo all'inizio di dicembre.Questa nuova tappa...
Continua a leggere
  2216 Visite
  0 Commenti

La storica ondata di scioperi nel Regno Unito preannuncia "l'inverno del malcontento"

scioperi-inglesi
La storica ondata di scioperi nel Regno Unito preannuncia "l'inverno del malcontento"Dopo lo storico sciopero dei ferrovieri di questa estate, nel Regno Unito è ripresa la protesta sociale.Di fronte all'aumento dell'inflazione e alle politiche di licenziamento attuate dal governo conservatore, i lavoratori britannici ritorneranno in massa a fare i picchetti durante l'inverno. Per il mese di dicembre sono stati emessi avvisi di sciopero sparsi dalla maggior parte dei principali sindacati del paese. Con l'avvicinarsi delle vacanze, questi scioperi promettono di colpire tutti i settori pubblici del Paese e il governo, per opportunismo ipocrita, critica gli scioperanti che impediranno agli inglesi di...
Continua a leggere
  1598 Visite
  0 Commenti

Nel mirino: un Uomo e la sua Rivoluzione

habana-entrada-fidel

Cara Redazione,

Vi propongo per pubblicazione un saggio intitolato "Tra il Mirino un Uomo e la sua Rivoluzione". 

Questo saggio esplora le politiche e gli atteggiamenti malevoli degli Stati Uniti nei confronti di Fidel Castro e della Rivoluzione Cubana. Esamina gli sforzi dei funzionari statunitensi per uccidere Fidel Castro e punire il popolo cubano. Attraverso documenti del governo degli Stati Uniti formalmente classificati, articoli di giornale e fonti secondarie, questo articolo dimostra perché gli Stati Uniti fossero così determinati nel voler eliminare Castro e destabilizzare la Rivoluzione cubana dopo il 1959. Inoltre, questo lavoro mostra le ragioni, le intenzioni e le motivazioni alla base delle ostilità prolungate verso Cuba da parte degli Stati Uniti.

Inavvertitamente dimostra l'ipocrisia della posizione attuale della NATO nei confronti della Russia.

Allego la versione in Italiano.

Hasta la Victoria Siempre!

Stephen Joseph Scott

 

L'articolo è stato pubblicato in Inglese da Dissident Voice:
https://dissidentvoice.org/2022/04/between-crosshairs-a-man-and-his-revolution/

e da Hampton Institute

https://www.hamptonthink.org/read/between-the-imperialist-crosshairs-a-man-and-his-revolution

 

Nel mirino: un Uomo e la sua Rivoluzione

 

Gli Stati Uniti hanno da sempre, sin dalla propria fondazione, considerato l’annessione dell’isola caraibica di Cuba, come un evento predeterminato; una conclusione prestabilita, ed un inevitabile geografico. Capi di Stato, da Thomas Jefferson a James Monroe a John Quincy Adams, condivisero la convinzione, che la vicinanza di Cuba suggerisse un destino manifesto. Dalla metà del 19° secolo, la posizione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba fu resa evidente dall’allora Segretario di Stato John Clayton: “Questo governo”, dicharò, “è risolutamente determinato che l’isola di Cuba non potrà mai essere ceduta dalla Spagna a nessun altro potere che gli Stati Uniti.” Il Segretario poi intimò che l’impegno della sua nazione per il possesso dell’isola è definitivo ed inalterabile: “La notizia della cessione di Cuba a qualsiasi potenza straniera sarebbe, negli Stati Uniti, il segnale istantaneo di guerra”. Queste affermazioni erano ora fondamentali, come ribadito dal senatore (e storico) dell’Indiana Albert J. Beveridge nel 1901, “Cuba è un oggetto di importanza trascendente per gli interessi politici e commerciali della nostra Unione” ed “è indispensabile per la continuità e l’integrità dell’Unione stessa”. Questi sentimenti furono poi codificati nella Costituzione cubana dagli Stati Uniti (dopo la guerra ispano-americana del 1898) nella forma dell’Emendamento Platt ratificato nel 1903. Lo storico Louis A. Perez lo descrive come “Un emendamento che ha deprivato la repubblica cubana delle leggi essenziali necessarie per la sovranità nazionale preservandone però l’aspetto, consentendo l’autogoverno ma precludendo l’autodeterminazione”, tutto questo in opposizione alla visione del patriota cubano José Martí del 19° secolo di un’isola-nazione veramente libera e autogovernante. In effetti, questa prospettiva storica si rivelerà nella strategia impiegata dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba per tutto il secolo successivo; fusa in una complessa rete di amichevole approvazione combinata con intimazioni di condanna, risentimento e rovina - il tutto convergendo nella Rivoluzione Cubana del 1959, che non solo sconvolse e sconcertò i politici statunitensi, ma, per la prima volta, sfidò i loro preconcetti storici di dominio egemonico. Al centro del loro smarrimento, critica, disprezzo e risentimento si trovò un uomo: Fidel Alejandro Castro Ruz. Pertanto, la politica statunitense diretta a Cuba, all’inizio degli anni ‘60, fu finalizzata per punire non soltanto l’uomo, ma la nazione cubana, e la sua gente, per la sua disobbedienza e sfida; e, come tale, fu mirata intenzionalmente a destabilizzare tutti gli sforzi di riavvicinamento, fino a quando Castro rimanesse in vita.                Sebbene l’intelligence statunitense durante gli anni ‘50 ebbe fornito all’amministrazione di Eisenhower resoconti dettagliati sui i pericoli posti dall’instabilità politica sull’isola, gli Stati Uniti continuarono a fornire sostegno economico, logistico e materiale alla dittatura impopolare comandata dal despota militare e “uomo forte” Fulgencio Batista (che era ritornato al potere tramite un colpo di stato militare nel 1952). L’intelligence statunitense comprese il potenziale pericolo rappresentato dal “giovane leader riformista” Fidel Castro e dalla sua banda di rivoluzionari. Castro e il movimento del 26 luglio furono la risposta ad un governo reazionario controllato dall’estero. Questa risposta rappresentava una minaccia diretta all’ordine naturale delle cose, vale a dire, la storica proibizione da parte degli Stati Uniti della richiesta di sovranità nazionale e autodeterminazione del popolo cubano. Gli Stati Uniti erano convinti che il popolo cubano, come la maggior parte degli stati latinoamericani, fosse “come un bambino”, incapace di autogovernarsi. Oltre a ciò, dopo la cacciata di Batista, e con l’animo vittorioso, un giovane Fidel Castro, il 2 gennaio 1959 (a Santiago de Cuba), lanciò apertamente la sfida, “questa volta, fortunatamente per Cuba, la rivoluzione non sarà abbattuta. Non sarà come nel 1895, quando gli americani arrivarono all’ultima ora e si fecero padroni del paese”. Quindi, come dimostra lo storico Jeffery J. Safford, questo rischio esistenziale, nella mente dei politici statunitensi, doveva essere affrontato, valutato e analizzato (almeno inizialmente) al fine di mantenere il risultato desiderato, ovvero eludere l’influenza comunista e mantenere la “stabilità” economica attraverso la protezione degli interessi degli Stati Uniti sull’isola di Cuba, indipendentemente dal costo.                Nel marzo del 1960, sottovalutando il successo e il sostegno per Castro sull’isola, Noam Chomsky rivela che “l’amministrazione di Eisenhower decise segretamente e formalmente di riconquistare Cuba... ma con una riserva: il tutto doveva essere fatto in modo tale che la mano degli Stati Uniti non fosse evidente”. In definitiva, i politici statunitensi volevano evitare un più ampio “contraccolpo di instabilità” in tutto l’emisfero invadendo apertamente la piccola nazione cubana. Detto questo, Castro e i suoi rivoluzionari compresero la cruda realtà e le nefaste possibilità che si insinuavano su di loro, data la storia di cambio di regime promossa dagli Stati Uniti in tutta la regione. Le accuse di Castro presentate alle Nazioni Unite, il 26 settembre 1960, in cui dichiarava che i leader statunitensi si stavano preparando ad invadere Cuba, furono respinte dal New York Times come “stralci di... propaganda antiamericana”. Inoltre, Castro fu deriso, dal rappresentante del congresso degli Stati Uniti James J. Wadsworth, per avere “fantasie di invasione da Alice nel Paese delle Meraviglie”. Ma Castro e i rivoluzionari cubani  sapevano bene come nota Aviva Chomsky che in Guatemala nel 1954 Ernesto “Che” Guevara fu testimone del primo intervento statunitense della Guerra Fredda nella regione quando le forze controrivoluzionarie addestrate e sostenute dagli Stati Uniti rovesciarono il governo democraticamente eletto di Jacobo Arbenz. In effetti, allo stesso modo, l’imminente assalto orchestrato dalla Central Intelligence Agency (CIA), noto come invasione della Baia dei Porci (BDP), sotto l’amministrazione Kennedy nell’aprile 1961, dipendeva fortemente da fazioni antirivoluzionarie, il popolo cubano, e l’esercito, insorto per unirsi agli invasori – cosa che, come la storia dimostra, e il giornalista David Talbot sottolinea, non avvenne. In fatti, Talbot spiega che per evitare il destino di Arbenz, Castro e Guevara fecero tutto quello che Arbenz non aveva fatto: mettere contro un muro i criminali del vecchio regime, cacciare gli agenti della CIA fuori dal paese, epurare le forze armate e mobilitare il popolo cubano... Fidel e Che divennero un’audace minaccia per l’impero americano. Rappresentavano l’idea rivoluzionaria più pericolosa di tutte, quella che rifiutava di essere schiacciata. Questa divenne un’epica battaglia ideologica nella mente miope dei funzionari statunitensi: la possibile proliferazione di un assortimento di feudi “dispotici” controllati da comunisti contro il mondo libero! In effetti, Arthur Schlesinger, Jr., assistente speciale e storico del presidente John F. Kennedy nel 1961-63, avvertì l’Esecutivo che l’idea di Castro di prendere la situazione nelle proprie mani, avesse grande sostegno non soltanto a Cuba ma in tutta l’America Latina, cioè ovunque dove la distribuzione della terra e altre forme di ricchezza nazionale erano in mano alle classi possidenti.  Ora i poveri e i disagiati, stimolati dall’esempio della rivoluzione cubana, domanderanno, nei loro paesi, una vita dignitosa. Questa era la minaccia fondamentale che Fidel Castro e il suo movimento ponevano al dominio egemonico statunitense.                I media statunitensi si concetrarono principalmente sulla difficile situazione degli esiliati cubani della classe media che scelsero di lasciare l’isola a causa delle politiche redistributive della rivoluzione. Gli esiliati cubani, in particolare le ondate iniziali, furono espropriati di ricchezze e posizioni sostanziali e spesso arrivarono negli Stati Uniti in condizioni pessime. Ma la domanda essenziale sul perché la maggioranza del popolo cubano fosse a sostegno della “dittatura”, come suggerisce lo storico Michael Parenti, fu ignorata sia dai funzionari pubblici americani che dalla stampa: Non una parola apparse sulla stampa statunitense sui progressi fatti dai cubani durante la Rivoluzione, i milioni che per la prima volta ebbero accesso a istruzione, alfabetizzazione, cure mediche, alloggi dignitosi e posti di lavoro.... Una vita sostanzialmente migliore rispetto a quella offerta dal “libero” mercato del regime di Batista sostenuto dagli Stati Uniti. Gli ideali rivoluzionari di Castro, basati sulla sovranità nazionale e l’autodeterminazione immaginate da José Martí ed uniti all’ideologia socialista della redistribuzione della ricchezza, armarono il popolo cubano con una formula che combinava riforma agraria e servizi sociali (cioè, istruzione, assistenza sanitaria, lavoro e alloggi) e che includeva la nazionalizzazione delle imprese di proprietà straniera; in quanto tale, i politici statunitensi si convinsero come rivela un rapporto dei servizi segreti che “La continua presenza di Castro come simbolo efficace del ‘comunismo’ e dell’antiamericanismo costituisce una vera minaccia in grado di poter influenzare il rovesciamento di governi eletti in una o più repubbliche latinoamericane.” Fidel Castro fu quindi messo nel mirino dell’azione segreta degli Stati Uniti. 

I funzionari americani ritenevano che l’eliminazione di Castro fosse essenziale al fine di  sopprimere i suoi principi socialisti, come dimostra lo storico Alan McPherson: “Nell’autunno del 1961, dopo il disastro di BDP, JFK diede l’ordine di riprendere i piani segreti per sbarazzarsi di Castro , se non esplicitamente per assassinarlo”. All’inizio del 1960, l’allora direttore della CIA, Allen Dulles, secondo cui Castro era un devoto comunista e una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, i cui sentimenti rispecchiavano quelli del mondo degli affari rappresentati da William Pawley, l’imprenditore milionario, i cui importanti investimenti nelle piantagioni di zucchero cubane e nel sistema di trasporto municipale dell’Avana furono spazzati via dalla rivoluzione cubana. Così, i funzionari, lo Stato di sicurezza e gli interessi economici statunitensi si unificarono. Infatti, dopo l’arrivo di Fidel all’Avana su un carro armato nel gennaio 1959, Pawley, rampollo capitalista, fu preso da quello che Eisenhower definì un “odio patologico per Castro”, si offrì persino di pagare per il suo assassinio. Seguirono innumerevoli tentativi, quindi, l’uccisione di Castro divenne vitale per l’idea della “stabilità” emisferica degli Stati Uniti, cioè il controllo economico e ideologico capitalista; e in quanto tale, i servizi di intelligence credevano che la vulnerabilità politica del regime risiedesse nella persona di Castro stesso. Quindi, l’epurazione di Fidel Castro e la cessazione delle sue idee, attraverso la punizione del popolo cubano, divennero non solo la strategia d’elezione per gli USA, ma la loro dottrina autorevole. Di conseguenza, come verifica Wayne Smith, diplomatico statunitense di lunga data a Cuba, le due preoccupazioni principali degli Stati Uniti per le quali era necessario lo sradicamento di Fidel Castro erano: 1) l’influenza a lungo termine dei suoi ideali socialisti rivoluzionari in America Latina e oltre; e 2) la possibile istituzione di uno stato comunista di successo sull’isola che diminuirebbe la sicurezza, la statura, l’immagine, l’influenza e il prestigio degli Stati Uniti nell’emisfero; e, agli occhi del mondo.

Durante gli anni 1960-64, Castro ebbe buone ragioni per stare in guardia, come William Blum attesta “... il fatto che l’amministrazione Kennedy fosse profondamente imbarazzata dalla sconfitta ai BDP - anzi proprio per questo - una campagna di attacchi su scala ridotta contro Cuba fu avviata quasi immediatamente”. Quindi il procuratore generale Robert F. Kennedy dichiarò inequivocabilmente, come rivela Schlesinger, che il suo obiettivo “era quello di portare il terrore a Cuba”. RFK  proseguì sottolineando che l’eradicazione del “regime” di Castro era la principale preoccupazione politica degli Stati Uniti, informato la CIA che il problema cubano avesse, “... priorità assoluta nel governo degli Stati Uniti -tutto il resto è secondario- nè tempo, o sforzi devono essere risparmiati.” Oltre alle molteplici azioni segrete dirette a Cuba nell’ambito dell’operazione Mongoose, RFK e i capi di stato maggiore congiunti degli Stati Uniti, aiutati dalla CIA, implementarono un multi-piano di punizione articolato, incentrato su Cuba attraverso l’America Latina, c