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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Produci, consuma... crepa: a proposito dell'apertura dei centri commerciali a Natale.

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E' civilità lavorare 365 giorni alll'anno? Pensiamo sia una sorta di schiavitu' piu' o meno occultata dalle luci delle vetrine .

I negozi sono ormai aperti 365 giorni all'anno, gli orari dilatati, la pausa pranzo soppressa, ma queste innovazioni (si fa per dire ) non hanno prodotto posti di lavoro e contratti stabili ampliando invece la giungla della precarietà.

Mentre ogni giorno vengono cancellati diritti individuali e tutele collettive (per dirne una hanno perfino inventato le ferie solidali cedute al collega malato per non corrispondere un trattamento dignitoso ai lavoratore alle prese con gravi problemi di salute) , si racconta la storiella di centri commerciali sempre aperti, frutto dei governi di ogni schieramento che hanno votato decreti legge contro i lavoratori, frutto dei sindacati che da anni hanno ceduto, nel commercio e non solo,  sulle aperture nei giorni festivi salvo poi riproporre il rito degli scioperi a Natale e a Pasqua (gli scioperanti vengono inspiegabilmente sostituiti  nella inerzia  degli stessi sindacati in sciopero )

Allora, mentre aumenta l'età pensionabile, mentre si accrescono le mansioni esigibili e i contratti precari, si sono derogalamentati gli orari degli esercizi commerciali, lo si è fatto per salvare il nostro paese (la retorica gioca un ruolo determinante) , per avvicinarlo al resto d'Europa, per accrescere i consumi e produrre ricchezza.

Centri commerciali e negozi aperti ma ospedali, musei. biblioteche chiuse perchè per tenerli aperti occorre personale, la Pubblica amministrazione dovrebbe assumere, investire (parola odiosa per gli alfieri dell'austerità), offrire un servizio qualitativamente e quantitativamente europeo ma in questo caso il modello continentale non è assunto da modello.

Le aperture nei giorni festivi (ma ci viene il sospetto che servano anche per sostituire illegalmente gli scioperanti e qualcuno dovrebbe appurarlo) sono rese possibili dagli interinali, dai contratti weekend, da orari impossibili nei quali non hai tempo di bere una bottiglia di acqua o per andare in bagno hai tempi da velocista olimpico.

Una situazione paradossale, per altro esiste anche una sentenza di Cassazione che nega al datore di lavoro la possibilità di obbligare i dipendenti a lavorare nelle giornate festive infrasettimanali, che di paradosso ormai non ha nulla visto che è assolutamente normale imporre orari capestri e una organizzazione del lavoro che piega i tempi di vita a quelli di lavoro.

Non si tratta di perorare la causa dei piccoli esercizi commerciali in antitesi ai grandi centri, i primi paladini di diritti che sappiamo nei piccoli posti di lavoro sono da sempre calpestati,. in antitesi ai luoghi  del grande commercio metropolitano, si tratta invece di riflettere sui contratti sottoscritti dai sindacati che hanno praticamente ceduto su tutto, sul portato ideologico del consumismo dilagante  che trasforma le nostre esistenze in varianti funzionali agli orari di apertura degli esercizi commerciali. Da lavoratori a utenti, dai diritti ai doveri, dai bisogni alla elemosina, dalle lotte per difendere i nostri interessi alla compassione dei padroni. Invertire allora la tendenza in atto per rimettere al centro interessi antitetici a quelli ormai dominanti, questo sarebbe un segno tangibile di civilta'.

Narrazione della crisi e ottimismo indotto
Contratto del pubblico impiego: un bidone!
 

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