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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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I tecnici che non si trovano: il fallimento dell'alternanza della scuola lavoro e della formazione

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Sulle pagine di alcuni giornali non mancano notizie sconcertanti, ma leggere che mancano tecnici per la industria è francamente singolare visto che per anni sono state regalate alle imprese leggi e normative che avrebbero dovuto consentire loro di reperire la forza lavoro mancante, di formarla adeguatamente per inserirla poi, sottopagata, negli organici effettivi.

Se è vero che nei prossimi 5 anni le imprese italiane hanno bisogno di 469mila tecnici, bisognerebbe capire prima cosa intenda fare Confindustria per la formazione di queste professionalità. Il nostro paese è carente e spesso in grave ritardo nei percorsi formativi, nelle politiche attive del lavoro, i programmi di studio sono stati rivoluzionati con la scusa che erano fermi a 30\40 anni fa ma nei fatti hanno prodotto benefici? La stessa alternanza scuola\lavoro ha forse creato i posti di lavoro annunciati e se sì in quale numero? E usciti dalle scuole con i diplomi, i giovani hanno per caso ricevuto offerte formative dalle associazioni degli industriali o dei commercianti per formare e selezionare forza lavoro destinata alle nuove professionalità? La risposta è ovviamente negativa perché le imprese poco investono in formazione idem le associazioni di categoria, le Province, distrutte dalla Riforma Del Rio, non hanno spesso le risorse per costruire corsi professionali.

Quando leggiamo che non saremo in grado di soddisfare la richiesta del mondo del lavoro (si parla del 33% delle professionalità tecniche richieste dalle aziende e oggi introvabili) a chi dobbiamo chiedere conto di questa grave colpa? Parliamo di giovani che stando alle ultime indagini statistiche hanno maggiori difficoltà a trovare lavoro (gli under 33) ma allo stesso tempo vedono crescere nella loro fascia di età infortuni, malattie e morti sul lavoro. I Governi nazionali e locali hanno solo compiaciuto i padroni, hanno lasciato loro libertà di licenziamento ma sul piano della formazione e del lavoro hanno fatto ben poco. E i padroni italiani si sa ricorrono allo stato per gli ammortizzatori sociali e non lesinano critiche quando si ritarda l'approvazione di una legge che possa favorirli o se non trovano manodopera da immettere in produzione a basso costo. I percorsi formativi dovrebbero essere frutto della sinergia tra stato, enti locali e associazioni di categoria, lo stato dovrebbe avere un ruolo guida, di indirizzo che ormai ha abdicato.

Per questo siamo basiti a leggere che l'assenza di tecnici penalizza il nostro futuro, mette a rischio il tessuto produttivo e ipoteca l'economia dei territori, basterebbe formare per esempio parte dei cassaintegrati della Fca per trovare i tecnici richiesti ma sicuramente si guarda a giovani da plasmare, senza memoria del passato, lontani dal sindacato, ricattabili con qualche contratto sfavorevole.

“quota 100” potrebbe essere l'occasione per restituire alcuni anni di vita dignitosa a chi da 40 anni lavora e nello stesso tempo per l'auspicato ringiovanimento della forza lavoro ma a questo appuntamento arriveremo senza avere operato le scelte necessarie, anzi nel caso della Pubblica amministrazione corriamo il rischio di avere uffici e serv