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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Pubblica amministrazione: non serve l'ennesima Riforma ma occorrono invece fondi, personale e una nuova idea del servizio pubblico

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Davanti alle lunghe liste di attesa in sanità o all'anagrafe, anche il cittadino più legato al servizio pubblico vacilla, viene meno non solo la pazienza ma anche la fiducia riposta nella Pubblica amministrazione.
Anni nei quali hanno fatto solo chiacchere inconcludenti, eppure da quasi 20 anni i Governi succedutisi hanno avviato processi di ristrutturazione e di riforma dei servizi pubblici, processi per altro in continuità tra loro nonostante il diverso colore delle coalizioni politiche.
Cogliere delle differenze tra i provvedimenti Brunetta e Madia è veramente difficile, non basterebbe un libro per descrivere la galleria degli orrori. Privatizzazione del rapporto di lavoro, smantellamento (inaudito) delle Province, codici di comportamento da caserma, decentramento organizzativo e fine della dotazione organica, blocco delle assunzioni per 9 anni e sostanziale arresto della contrattazione nazionale (e in buona parte decentrata), per arrivare ai nostri tempi tra impronte digitali per i dipendenti, sblocco del turn over (ma con il tetto di spesa ancora imposto agli enti pubblici).
In questi anni, ogni riforma, o presunta tale, della Pubblica amministrazione, si è piegata alle logiche della Ue sia quando venivano imposti tagli alla spesa, al personale e ai servizi, sia quando venivano rivisti i rapporti di lavoro. Ma questi principi guida non sono serviti a rilanciare la Pubblica amministrazione, ad ammodernarla, a superare le criticità tra le quali annoveriamo le lunghe liste di attesa in sanità, una autentica minaccia al diritto alla salute.
Non è vero poi, altro luogo comune, che i dipendenti pubblici siano troppi, in dieci anni ne abbiamo persi 250 mila, piuttosto nel pubblico ci sono ancora troppi precari. Sempre guardando agli ultimi due lustri si capisce che la spesa per il personale è calata del 5% ossia oltre 8 miliardi quando in Francia e in Germania aumentava. Se poi volessimo guardare alle percentuali, ebbene in Italia, in rapporto agli abitanti, ci sono meno dipendenti pubblici della Francia, della Germania, della Spagna e dei paesi scandinavi ma perfino della Gran Bretagna che negli anni ottanta ha privatizzato, con ferocia, innumerevoli servizi un tempo pubblico.
Siamo piuttosto il paese con la forza lavoro più vecchia del continente e non parliamo solo dei Ministeri ma della sanità dove migliaia di medici andranno in pensione nei prossimi anni con il sistema universitario che, in virtu' del numero chiuso, non garantirà le necessarie sostituzioni.
Quello di cui allora la Pubblica amministrazione necessita è ben altro: investimenti, assunzioni, formazione, una scuola per funzionari\dirigenti pubblici magari attraverso un corso di laurea ad hoc, un piano di ammodernamento della edilizia sanitaria e scolastica, progetti di recupero di quanti abbandonano la scuola prima del tempo, una digitalizzazione che permetta di accedere a dei servizi da postazioni con pc e non solo attraverso interminabili file. Ma quello che manca è soprattutto l'investimento in materia di personale e servizi, quell'investimento che stride con la cultura del sospetto che porta la Ministra Bongiorno a imporre le impronte digitali e i tornelli trasformando gli uffici in carceri.

Federico Giusti – Lotta Continua Pisa

Pisa: proibito sfilare!
L’età del capitalismo della sorveglianza.

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