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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Trionfo del part time: si fa strada il modello Mc Donald's

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Si racconta di una crescita dell'occupazione che stando ai dati ufficiali è solo fittizia perché a crescere sono i contratti precari e lo stesso part time nonostante gli interventi legislativi che in teoria ne avrebbero limitato l'utilizzo.
La spiegazione plausibile è solo una: il lavoro stabile non cresce perché non c'è innovazione, ricerca e non esistono le condizioni atte ad una vera ripresa occupazionale.
E poi continuano le disuguaglianze di genere, troppe donne part time perché non esistono servizi sociali degni di questo nome e la cura dei bambini e degli anziani ha un costo così elevato da costringere proprio le donne a cercarsi mezzi impieghi.
Aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali, diminuiscono gli occupati nell'industria e se l'occupazione cresce riguarda il terziario e gli appalti. Numerose imprese industriali poi tendono a ridurre l’orario dei loro dipendenti perché la crisi del ciclo economico è tutt'altro che superata e la riduzione oraria, contrattuale e contributiva restano le soluzioni alternative per scongiurare licenziamenti.
È questa la fotografia del lavoro in Italia, solo nella prima metà dell'anno il tempo parziale è cresciuto di 144 mila unità rispetto agli ultimi sei mesi del 2018, ma se prendiamo in considerazione i contratti full time e a tempo indeterminato il saldo è negativo e abbiamo ben 100 mila unità in meno.
Se prendiamo poi in considerazione l'intero mondo lavorativo, la percentuale del part time è salita in pochi mesi dal 18,4 al 19 per cento del totale della forza lavoro e i dati sono quelli dell'Istat.
Sempre più lavoratori e lavoratrici hanno un contratto part time e oltre il 70% dei contratti par time riguarda le donne.
Questi pochi dati smentiscono l'ottimismo dei Governi succedutisi sulla ripresa occupazionale e sul superamento della crisi, anzi proprio rispetto agli anni antecedenti al 2008 il numero dei part time e dei contratti precari aumenta e ad essere penalizzate sono soprattutto le donne. Forse è per questa ragione che oggi il Governo annuncia, nel 2020, asili nido gratuiti per tutti (mettendo sullo stesso piano chi guadagna poco e quanti invece percepiscono salari elevati), nella tenue speranza di favorire l'occupazione femminile, e non, che dipende tuttavia da ben altri fattori.
Se poi volessimo essere ottimisti e guardare a tutti i dati, l'eventuale aumento degli occupati dipenderebbe interamente dai part time con dinamiche salariali tendenti sempre più al ribasso.
Il part-time si è ridotto tra la fine del 2017 e il 2018 infatti ed è cresciuto il tempo pieno ma sono stati sufficienti pochi mesi per invertire la tendenza e tornare ai part time in numero decisamente superiore ai full time.
E se 15 anni fa il ricorso al part-time era spesso una scelta di vita, oggi il part time diventa scelta obbligata, cresce insomma il cosiddetto part time involontario in assenza di lavoro a tempo pieno., il lavoro con orario ridotto sembra sia la sola occupazione possibile.
Ma se cresce a dismisura il part time, l'analisi non può limitarsi solo al genere ma avviene anche su basi geografiche con le regioni del Sud dove l'orario ridotto è maggiormente presente sia tra gli uomini che tra le donne.
E' assurdo ipotizzare che dietro al part-time involontario si celi anche il lavoro nero? Stando ai sindacati sarebbe il lavoro nero ad aumentare all'ombra del tempo ridotto, noi abbiamo raccolto innumerevoli testimonianze di lavoratori e lavoratrici costretti al part time ma con richieste pressanti di straordinario, poi ci sono innumerevoli casi di evasioni contributive, di lavoro nero e fuori busta visto che i controlli nelle aziende sono sempre più rare con il crollo vertiginoso degli ispettori del lavoro che ormai sono ai minimi storici. Il boom del part time fotografa anche la dinamica salariale tendente al ribasso e allo stesso tempo palesa la perdita del potere di acquisto delle famiglie italiane, il loro crescente indebitamento, l'assottigliarsi dei risparmi, la necessità di ricorrere a fidi, prestiti per andare avanti.
Interi settori hanno ormai un quarto della forza lavoro con orario ridotto e non parliamo solo di terziario ma anche di sanità, servizi alle famiglie e il variegato mondo delle cooperative dove i salari sono assai vicini alla soglia di povertà.
Il part time alla fine non domina solo nelle professioni a bassa qualifica ma anche in altre, perfino laddove gli orari ridotti erano una eccezione.
Siamo quindi in presenza di una organizzazione del lavoro che vede la riduzione del lavoro e dei salari come elemento caratterizzante da 20 anni a questa parte, con più lavoratori costretti ad operare in orari disagiati. Perfino gli incentivi alle imprese, la detassazione del premio di risultato nella contrattazione di secondo livello si sono dimostrati inutili per far crescere l'occupazione a tempo pieno e determinare la ripresa del potere di acquisto dei salari.
Sta quindi trionfando il modello Mc Donald's, multinazionale nella quale il 72 % della forza lavoro è costituita da tempo parziale, il trionfo dello sfruttamento e dei bassi salari, di impieghi pagati poco e una forza lavoro facilmente sostituibile.

Federico Giusti – Pisa

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