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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

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Detrazioni in cambio di aumenti salariali?

salari

Il potere di acquisto dei salari e delle pensioni sta diminuendo a tal punto da costringere il Governo a correre ai ripari. È questa la sostanza del problema, senza aumenti salariali non riprenderanno i consumi e la capacità di spesa delle famiglie italiane dopo un quarto di secolo nel quale le disuguaglianze economiche e sociali sono aumentate a dismisura con l'impoverimento di una parte importante della popolazione italiana.

Veniamo agli annunci: Il bonus in busta paga sarà pari a 100 euro al mese per i lavoratori con redditi compresi tra 8.174 euro e 28.000 euro (lavoratori che già percepiscono il bonus Renzi).

Prendiamo ad esempio il pubblico impiego che poi riguarda 3,1 milioni di lavoratori e lavoratrici. In attesa di conoscere, e studiare, il testo del Decreto Legge, già intravediamo alcune contraddizioni.

Veniamo ai fatti, ricordando che si parte dal prossimo 1° luglio.

 

  • Viene previsto una sorta di doppio canale, si parte dai redditi fino a 28mila euro per i quali ci sarà il bonus da 600 euro nel 2020, 1.200 euro invece a partire dal 2021. Per chi invece guadagna da 28 mila a 40 mila euro, allora la detrazione sarà minore (ossia per i sei mesi del 2020 avranno 480 euro) e poi, a mano a mano che il reddito aumenta, percepiranno sempre meno detrazioni (80 euro per 35 mila euro) che andranno a scomparire per i redditi sopra 40mila euro.
  •  Le detrazioni riguardano i lavoratori pubblici e quelli privati con reddito inferiore a 40 mila euro, provvedimento che guarda in sostanza alla classe media estendendole i benefici del bonus Renzi. Una operazione complessa ma finalizzata a recuperare potere di acquisto, e i consumi, in una fascia di lavoratori particolarmente colpita negli ultimi anni, un provvedimento poi anche destinato a guadagnare consensi elettorali in vista delle prossime regionali.
  • Dal 1° luglio, il bonus Renzi di 80 euro aumenta a 100 euro netti mensili fino a 26.600 euro lordi. Un reddito compreso da 26.600 euro a 28mila, ad oggi escluso dal Bonu Irpef, avrà un incremento di 100 euro al mese in busta paga. Poi da 28 mila euro a 40 le cifre andranno a diminuire.
  • Si allarga la platea dei beneficiari passando da a 11,7 milioni di persone che percepivano il bonus Renzi a 16 milioni di lavoratori interessati al nuovo sistema di detrazione fiscale.
  • Limitandosi alla Pubblica amministrazione, saranno circa 100 mila gli esclusi, ossia chi supera i 40 mila euro di reddito annui, giusto per ricordare che la stragrande maggioranza della forza lavoro guadagna assai meno.
  • gli aumenti salariali previsti dall'ultimo contratto nazionale del pubblico impiego, il nuovo non si discosterà dalle vecchie cifre, erano in media 80 euro lordi, ora si scopre che con queste detrazioni i lavoratori pubblici andranno a prendere più o meno gli stessi soldi. Non vorremmo allora che le detrazioni avessero anche l'effetto di contenere i rinnovi contrattuali, soprattutto nel pubblico, al contrario dovrebbero servire per la ripresa della domanda e dei consumi.
  •  Sono circa 13 milioni i lavoratori e le lavoratrici del pubblico e del privato interessati\e ai rinnovi contrattuali. Se fossimo in loro qualche domanda sui futuri contratti ce la porremmo, giusto perché di fronte ai Governi i lavoratori recuperino quella sana diffidenza di classe che li distingua da inguaribili e perdenti creduloni

 

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