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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Lavoro e capitale: liberarsi dalla nefasta influenza dell'Ingraismo

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 Forse ancora pochi anni e con la scomparsa di una generazione non sentiremo più teorie strampalate sul lavoro. Non auguriamo la morte a una generazione che ha molti meriti nella storia del movimento operaio dal dopo guerra ad oggi ma al contempo non faremo sconti alle loro teorie che hanno influenzato negativamente teoria e prassi sindacali e politiche decretando l'isolamento di tante realtà sociali, culturali e politiche incompatibili con la vulgata dominante " a sinistra".

Anni fa Ingrao contestò la riduzione del lavoro a merce, quelle teorie furono prese a pretesto per una lettura delle contraddizioni tra capitale e lavoro che ha portato lontano i loro sostenitori da ogni agire conflittuale nella realtà, basta pensare che un erede di quella cultura è il segretario della Cgil Landini per non parlare poi del gruppo redazione de Il Manifesto a cui vanno riconosciuti per altro innumerevoli meriti, non ultimo quello di mantenere in piedi un giornale che tuttavia ci ha abituato a giravolte governative a dir poco discutibili..

Ma a leggere l'articolo di Luciana Castellina (Le scoperte del Primo maggio) non possiamo che provare non tanto rabbia e delusione quanto un desolante e incontrollato fastidio verso teorie fritte e rifritte.

Considerare il lavoro come mero fattore della produzione è forse sbagliato?

In realtà il problema va posto in termini radicalmente diversi, il lavoro per Marx è concepito come base dell’azione e del pensiero degli esseri umani, saremo anche rozzi e semplicistici ma dietro a questa definizione c'è ben altro di quanto vede Castellina.

Non è che il virus ci porti a considerare il lavoro degli altri, il problema è costituito dal fatto che la classe lavoratrice, nelle sue numerose accezioni, non è più abituata a pensare in termini di classe perché nel corso del tempo la classe dirigente sindacale e lavorativa ha anteposto altre priorità alla contraddizione tra capitale e lavoro. Da qui nasce la subalternità culturale e politica, il sindacato dei cittadini, la divisione in categorie funzionale alla rappresentatività dei sindacati complici e concertativi.

Oggi scopriamo l'importanza del lavoro perché siamo costretti a farlo dopo anni nei quali hanno diviso la forza lavoro in mille rivoli, ad esempio in un ospedale possono coesistere molteplici figure e contratti, differenze salariali marcate, un diffuso agire di corporazioni (sindacati dei medici, degli infermieri, degli Oss, degli specializzandi...) dimenticando magari che in quel mondo operano anche le lavoratrici delle pulizie, i manutentori, i tecnici di laboratori (che avranno a loro volta un sindacato corporativo) e altre figure professionali. La divisione in corporazioni era stata contestata dal movimento comunista fin dai suoi albori, per decenni il sindacato e la politica di sinistra hanno avallato e giustificato la divisione corporativa alimentando contratti e federazioni sindacali. Divide et impera, così il capitale può dormire sonni tranquilli.

Ma di tutto ciò Castellina, e gli ingraiani, non parlano come ignorano le caratteristiche predittive e manipolatrici del capitalismo della sorveglianza, tutto si riduce ad una lettura (tipicamente landiniana) della necessità di rivedere i nostri consumi per rendere compatibile con la realtà odierna il sistema capitalistico e la sua natura sfruttatrice.

Il capitalismo sfruttatore predatorio ha un rapporto di mero sfruttamento con la forza lavoro e con la natura ma cosi' è sempre stato, qualcuno dovrebbe ricordare a Castellina che un capitalismo ecologista e dal volto umano (o meglio presunto tale) esiste da tempo e si cela dietro a industria 4.0. Ma forse chiederemmo troppo, a una sinistra chiacchierona che ripete da anni sempre gli stessi concetti per giustificare la loro presenza.

Se un nuovo modello di sviluppo si rende necessario dovrà fare i conti con il modo di produzione capitalistica, non ci sarà uscita senza rottura e ogni rottura non sarà facile e indolore per quanto auspicabile e necessaria.

Discettare sul nuovo modello di sviluppo da anni aiuta ad estraniarsi dalle contraddizioni reali oggi esistenti, rinunciare insomma ad agire conflittualmente per nascondersi dietro a comode teorie astratte.

Se la re-internalizzazione dei servizi oggi privatizzati rappresenta una priorità vorrà dire che dovremo attrezzarci per raggiungere questo obiettivo, ad esempio rivendicando un contratto unico per tutti i lavoratori e le lavoratrici dell'Ospedale di cui parlavamo prima. Ma operando in tal senso verrebbero meno le logiche della rappresentanza alle quali sono aggrappati i sindacati traendone benefici attraverso distacchi sindacali, enti bilaterali, previdenza e sanità integrativa. Ecco dimostrato come si possa assumere atteggiamenti alternativi e di uscita dal sistema capitalistico per restare fermi e non cambiare nulla.

Come si creeranno nuovi lavori? Da una rottura di sistema e dalla lotta senza quartiere alle privatizzazioni che con le liberalizzazioni ordoliberiste sono responsabili della attuale situazione.

Non si tratta di tornare ai vecchi santi neo Keynesiani, ai lavori socialmente utili che sarebbero comunque preferibili al reddito di cittadinanza, quelle teorie avevano un senso in un capitalismo ben diverso da quello attuale ed erano comunque sempre compatibili e funzionali alla tenuta del sistema e del modo di produzione.

Quanto poi alle libertà negate, qualcuno dovrebbe ricordare a Castellina che non c'è bisogno di uno stato di emergenza perché la Costituzione prevede in certi momenti la sospensione delle libertà democratiche ma tanto decisionismo non lo ritroviamo quando si tratta di indirizzare a fini sociali l'economia, in tale caso prevale l'autonomia di impresa come avviene nei tanti appalti al ribasso.

E il collaborazionismo offerto da sinistra al Governo per rendere più ragionevoli queste restrizioni dovrebbe indurre a riflettere sul ruolo di certi intellettuali, di certa sinistra e degli ingraiani, quel ruolo di mosca cocchiera del capitale che ha portato la classe lavoratrice a farsi rappresentare da chi non voleva liberarla dallo sfruttamento. E speriamo di essere stati chiari.

Redazione pisana di Lotta Continua

(da: https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com)

 

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