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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

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Il taglio del numero dei parlamentari è un attacco alla “casta”?

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In questi giorni che precedono il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, da alcune parti viene ricordato che questa proposta era già uno degli obiettivi del Piano di Rinascita Democratica della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Un piano che interpretava le esigenze delle classi dirigenti fin dagli anni Ottanta e che si prefiggeva diversi obiettivi.

Può sembrare strano, ma a distanza di molti anni al raggiungimento di diversi di quegli obiettivi hanno contribuito, in modo sostanziale, i governi di centrosinistra. Gelli proponeva l’abolizione delle province e la legge Del Rio le ha abolite, distruggendo di fatto tutte le funzioni e le competenze su alcune materie importanti, quali la manutenzione dei plessi scolastici, la gestione delle strade e dei territori, le politiche di orientamento del lavoro e altre materie che hanno un significativo impatto ambientale.

Sempre il programma di Licio Gelli aveva come altri obiettivi l’abolizione dell’articolo 18, l’indebolimento del ruolo dei sindacati e il rafforzamento di Confindustria e il potenziamento delle associazioni padronali. Tra gli obiettivi c’era anche la riduzione del numero dei parlamentari con una singolare coincidenza con uno degli argomenti del fascismo che era appunto quello di ridurre il numero degli eletti.

Oggi il referendum del 20-21 settembre ha come obiettivo il taglio della rappresentanza parlamentare e la lotta alla “casta”. Sarà così? Crediamo di no. Torneremo all’Italia post-unitaria, quando venivano eletti in Parlamento soltanto i ricchi e i potenti espressione del partito degli agrari, degli industriali e dell’aristocrazia liberale fondiaria e finanziaria. Diminuire il numero dei parlamentari significa aumentare il numero dei voti necessari per accedere in Parlamento. Ma significa anche interrompere quello che poteva essere il legame di alcuni parlamentari con il loro territorio. In questo modo si vuole andare in direzione contraria rispetto ad altri paesi che vengono indicati come modello di democrazia rappresentativa, come la Germania e la Francia.

Avremo il rapporto più alto in Europa fra il numero di abitanti in proporzione del numero di parlamentari, in questo modo torneremo all’Italia post-unitaria.

Invece di combattere la casta andremo a rafforzarla, andremo a rafforzare ancor più il potere di pochi a discapito dei molti. Piaccia o non piaccia la democrazia parlamentare è un fatto che il taglio del numero dei parlamentari è una riduzione della stessa democrazia liberale.

Consideriamo infine che gli stessi privilegi della “casta” non vengono intaccati, prima di tutto le retribuzioni lorde dei parlamentari italiani che restano le più alte in Europa, ma anche di molti paesi extraeuropei.

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