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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Una querela si aggira per lo Stivale.

censura

Stiamo parlando di accuse per il reato di diffamazione che quasi mai si concludono con una condanna per i giornalisti. Eppure la querela ai loro danni è lo strumento utilizzato per impedire approfondimenti di cronaca, inchieste e soprattutto indagini giornalistiche su innumerevoli questioni.

Con la minaccia della querela si possono zittire voci di dissenso, scomode testate, oppure con la minaccia di risarcimenti stratosferici impedire a qualche giornalista coraggioso o a qualche piccola testata online di poter uscire liberamente.

Il potere economico e quello politico in Italia sono i veri poteri forti. Chi fa controinformazione, oppure giornalisti al di fuori dei grandi circuiti mediatici sono le vittime sacrificali delle inchieste, delle indagini che portano a conoscenza della popolazione innumerevoli vicende che i grandi mass media trascurano oppure occultano.

Eppure una testata come la nostra è costantemente a rischio di essere investita da una domanda risarcitoria o di una qualche querela costruita ad arte. Decine di giornalisti, con stipendi part-time e spesso precari, sono stati costretti a pagare di tasca loro cause per diverse migliaia di euro. In Italia serve sicuramente una maggiore tutela nei confronti dei cosiddetti poteri deboli e oggi chi fa giornalismo di controinformazione è debole per antonomasia.

Ma in particolare il fatto che si ricorra tragicamente alla querela per chiedere risarcimenti e mettere in ginocchio il dissenso è il segno dei tempi, è il segno che lo strumento della querela nelle mani della giustizia va completamente modificato. La querela non può servire perde zittire e intimidire le voci di dissenso.

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