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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

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Andiamo avanti. Note sulle elezioni calabresi. Di Francesco Cirillo

calabria

Non mi sono sorpreso della vittoria del centro destra in Calabria. Un diavoletto nella mia testa me lo ripeteva sempre ogni giorno, appena aprivo gli occhi, che Occhiuto e la sua band avrebbero vinto le elezioni regionali, ma c’era un angioletto nell’altra parte dell’emisfero del mio cervello che mi stimolava e mi dava un pizzico di speranza, e aveva torto. I calabresi siamo così non c’è niente da fare, non si tratta solo di voto di ‘ndrangheta o di favoritismi, che sicuramente ci sono, ma non bastano per far vincere una coalizione. E’ vero che si vota poco, su 1 milione e 890 mila aventi diritto ne votano solo 838.691 (il 44,36 %9), è vero che si annullano 25 mila e 182 schede, e altre 20.559 vengono depositate bianche nell’urna, ma la democrazia funziona così e se si partecipa ad un gioco bisogna accettarne le regole sia che si vinca o che si perda e quando si perde non bisogna colpevolizzare chi ha votato in un modo piuttosto che in un altro. La realtà è questa. I poteri forti in Calabria esistono e riescono in gran parte a condizionare liste, preferenze, candidati e tutto ciò che c’è attorno ad un evento elettorale. Poteri forti che vanno dalla massoneria, alla ‘ndrangheta, ai grandi elettori e che riescono a pilotare voti e consensi attraverso belle facce, belle donne, grandi professionisti, e soprattutto grandi promesse. Non sono tutti nel centro destra questi personaggi ma anche in altre coalizioni come quelle che si spacciano per centrosinistra, Pd e accoliti per intenderci. Se si trova l’uomo giusto, come Oliverio, i poteri forti si spostano su di lui, per poi abbandonarlo miseramente se vedono che non funziona più a catalizzare consensi. Ma c’è un aspetto che forse sfugge ai vari commentatori. C’è tantissima gente onesta nella nostra regione, che se la passa male, e che uno Stato centrale, assente, ha abbandonato a se stessa. È gente che non ha reddito, che vive di misere pensioni accumulate nelle famiglie, e che se ne muore una sola porta al lastrico tutti, gente che è precaria da una vita, che è emigrata e ritornata senza niente, gente che ha figli a scuola, all’università, gente che deve curarsi e non può spostarsi dalla regione. Che fanno queste persone? Si organizzano in bande e fanno rapine alle banche per poter sopravvivere? fanno sequestri portando gli ostaggi in Aspromonte? Non lo faranno mai, perché è gente umile, onesta moralmente e non farebbero male ad una mosca, e quindi? In uno Stato egualitario, questa gente verrebbe accudita, aiutata, indirizzata, addirittura protetta. Darebbe loro una casa, libri gratis per i figli, niente tasse, un lavoro certo, un’assistenza sanitaria completa, un avviamento verso attività artigiane o commerciali. E invece sono soli, abbandonati a se stessi, senza alcun riferimento né sociale né istituzionale. A queste persone sarebbe piaciuto votare De Magistris, Lucano e tanti altri, semai sono andati anche ai loro comizi applaudendo e facendo massa, ma non possono votarli. Se fosse stato eletto cosa avrebbe potuto garantire loro un De Magistris? Certo avrebbe fatto dei piani casa, avrebbe potuto creare occasioni di lavoro, risistemata la sanità, ma in quanto tempo, con quali garanzie ? E quindi eccoli rivolgersi ai potentati. “C’è un amico che mi ha detto che se votiamo questa signora, il padre ti farà avere quel posto per tuo figlio. Se vieni con me te lo faccio conoscere e vedrai che le promesse lui le mantiene”. “Se domani vieni al Comune con me, il sindaco ti annulla quelle bollette da pagare, stai tranquillo “. E così via …è così che si vince in Calabria, non con i comizi o con Facebook, è così che i potentati, siano essi di destra che dello squallido centrosinistra, vincono le elezioni da sempre. È facile dare la colpa alla ‘ndrangheta nella nostra regione, quasi un’assoluzione per i tanti calabresi che hanno votato, ma così si banalizza la ‘ndrangheta, la si rende più potente, facendo passare la voglia di combatterla anche ai più cocciuti. La ‘ndrangheta c’è, esiste, è potente, è ovunque, quasi in cielo in terra ed in ogni luogo, ma non è tutto ed i calabresi lo sanno benissimo. Come uscire da questo cappio? Stare con i piedi per terra prima di tutto, senza criminalizzare i calabresi che hanno votato, stare sempre presenti nei quartieri e nei territori, mostrarsi come vera alternativa offrendo però non parole magiche, ma valide soluzioni alle tante problematiche che affliggono la nostra terra, dalla casa, alla sanità, alla scuola, alla cultura. I calabresi vanno presi per mano, devono sentirsi protetti sotto certi aspetti, e certi che un’azione si porti a termine, e soprattutto non mostrarsi solo in campagne elettorali, ed ora che è finita è il momento giusto per ricominciare.   

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