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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Carlos Marighella, il comunista: perché la sua lotta è presente, oggi, domani e sempre

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Carlos Marighella, il comunista: perché la sua lotta è presente, oggi, domani e sempre

Lo storico dice "Ha amato con tutta l'intensità possibile, la vita, le donne, gli amici e l'umanità lavorativa"

Luciano Mendonca de Lima

Brasile infatti | João Pessoa (PB) |

7 novembre 2021

La storia ci insegna che coloro che hanno scelto e/o sono stati costretti a combattere il capitalismo , dalla sua genesi, tra il XVI e il XVIII secolo, fino ai giorni nostri, non hanno mai avuto e non avranno vita facile finché questo ordine sociale persiste.

Scartare, la classe dirigente (proprietaria dei mezzi materiali e immateriali di produzione e riproduzione della vita nella società) non ci pensa due volte a ricorrere a tutti i mezzi possibili e immaginabili per impedire qualsiasi iniziativa, da parte dei suoi oppositori di classe, che metta a repentaglio gli interessi dello status quo .

Quindi, per tutto quel tempo, in misura maggiore o minore, furono riservate agli oppositori molteplici forme di repressione, come la morte, la prigionia, la tortura, la persecuzione, l'esilio, la clandestinità, la fame, il dolore, la sofferenza, l'umiliazione, la calunnia e altre iniquità tipiche della vita borghese quotidiana.

D'altra parte, per quanto tutte queste lotte e combattenti abbiano la loro importanza, che non possiamo mai ignorare, queste iniziative di resistenza al sistema non hanno sempre lo stesso peso e significato politico.

In altre parole, qui c'è una chiara gerarchia. In questi termini si comprende che ci sono scontri e combattenti più consequenziali di altri, in termini oggettivi e soggettivi, anche se questa affermazione non suona bene a una certa sensibilità relativista in voga nel campo della sinistra stessa.

Per meglio comprendere questa complessa questione, è indispensabile interpretarla in chiave storica, nella caratterizzazione del modo di vivere materiale e ideologico del mondo borghese e delle dinamiche della lotta di classe che ne derivano.

In questo senso, comprendiamo che sono i comunisti, soprattutto quando riescono a radicare le loro idee e quindi a valorizzare le aspirazioni immediate e storiche della classe operaia e dei suoi alleati, che possono prendere la messa in discussione retorica e pratica dell'edificio capitalista per le sue ultime conseguenze.

A questo proposito, non è un caso che, specie nei momenti di profonda crisi, la borghesia e il suo Stato si identifichino nei comunisti (sulla base di fatti reali o immaginari, poco importa, almeno per il ragionamento fin qui sviluppato), il principali nemici da combattere e, se possibile, eliminati puramente e semplicemente dalla mappa.

Gli esempi di ieri e di oggi non mancano, basta ricordare. A sua volta, la storia del comunismo, come progetto e idee politiche, non può essere spiegata al di fuori del tempo e dello spazio.

Nei diversi paesi, i comunisti e le loro organizzazioni non hanno smesso di subire le vicissitudini delle congiunture locali e internazionali in cui sono stati coinvolti in questi ultimi secoli, cosa che si applica perfettamente al nostro paese.

Quando i comunisti si presentarono come forma politica e ideologica organizzata, nei primi decenni del Novecento, dovettero fare i conti con l'eredità di una formazione storica nata sotto il segno dell'espropriazione di una base coloniale europea, a partire dal XVI secolo, che dopo aver distrutto i pilastri delle tradizionali comunità indigene, che incontrarono in quella piazza storica, costruirono sulle proprie macerie una società schiavista, basata sullo sfruttamento, l'oppressione e la violenza contro i lavoratori, gli indigeni e, soprattutto, gli africani. [ Continua dopo il video. ]

Quando questo modello fu esaurito, per la combinazione di fattori interni ed esterni, fu gradualmente sostituito da un tipo di capitalismo, che non solo mantenne molti tratti del sistema precedente, ma aggiunse anche nuovi mali, ora nel contesto dell'espansione imperialista .

Tutto questo complesso ambiente contribuirebbe alla formazione di strutture che concentrano sempre più proprietà e reddito nelle mani di pochi, nella forma autocratica dell'organizzazione di uno stato di polizia, nei rapporti tra le classi e le loro frazioni, nel sistema ideologico autoritario, nella repressione/cooptazione dei segmenti subalterni, il tutto con evidenti conseguenze per la costituzione della classe operaia brasiliana (nelle sue potenzialità e limiti), bersaglio preferenziale dell'azione comunista.

Niente di tutto ciò, tuttavia, ha impedito loro di superare alcuni di questi ostacoli e, quindi, di aver svolto un ruolo di primo piano nei grandi scontri della storia brasiliana. Non a caso è in questo periodo che si è forgiata quella che forse è stata, almeno fino ad ora, la generazione di comunisti più capace e conosciuta nel nostro paese, che comprendeva militanti diversi come Astrogildo Pereira, Gregório Bezerra, Luiz Carlos Prestes, Mário Pedrosa, Pedro Pomar, David Capistrano, Apolônio de Carvalho, Joaquim Câmara Ferreira, Pagu, Mário Alves, Jacob Gorender, Caio Padro Júnior e molti altri uomini e donne rossi .

Tuttavia, a nostra umile comprensione, la figura più emblematica del comunismo brasiliano fu, senza ombra di dubbio, Carlos Mariguella, nato nella città di Salvador-BA, il 5 dicembre 1911, frutto del matrimonio di Maria Rita, una donna nera discendente di haussás africani, e l'immigrato italiano, Augusto Marighella. Dalla madre ha ereditato il meglio che la tradizione africana ha prodotto, in termini di lotte popolari e collettive, e dal padre, l'internazionalismo socialista.

Dall'articolazione dell'ambiente familiare, del contesto sociale e dell'ambiente politico, Mariguella ha forgiato la sua personalità, prima a Bahia, poi in Brasile e, infine, nel mondo. Da allora e fino agli ultimi giorni della sua vita ricca e travagliata, soprattutto dal 1933, anno in cui aderì al Partito Comunista Brasiliano, fu attore e testimone della prima grandezza della nostra sinistra: sentì la crudezza di due dittature aperte ( l'Estado Novo Vargas, del 10 novembre 1937, e l'esercito, del 1 aprile 1964) e un intervallo, 1945/1964, di mitigata autocrazia borghese populista.

Mariguella, con i suoi successi e i suoi errori, ha vissuto quasi tutto nella sua vita: ha vissuto con grandi personaggi della politica brasiliana, ma si è sentita davvero a suo agio con la sua gente semplice, povera e laboriosa.

Ha contribuito a organizzare scioperi e altre azioni di massa della classe operaia; scrisse testi in prosa e in versi; per un breve periodo fu Deputato Federale, quando in poco tempo, poco più di due anni, cercò di articolare il lavoro parlamentare con la concreta lotta dei lavoratori; fu un militante disciplinato, che nel 1967 non gli impedì di rompere con il partito al quale dedicò gran parte della sua vita, per poi fondare l'Azione di Liberazione Nazionale e tuffarsi, anima e corpo, nell'incerta e pericolosa battaglia della guerriglia. contro la dittatura militare.

Ha rotto anche, a volte dolorosamente e definitivamente, con i vecchi compagni; ma con alcuni ebbe la grandezza di riconciliarsi, come accadde in un bellissimo episodio del 1968, che coinvolse lui e Hermínio Sachetta, giornalista e comunista dissidente; amava, con tutta l'intensità possibile, la vita, le donne, gli amici e l'umanità operaia; ha pagato il prezzo, alto per l'influenza nefasta dello stalinismo, questa pagina maledetta che, invece di essere riabilitata, come fanno ancora alcuni gruppi travestiti da "rivoluzionari", avrebbe dovuto già essere seppellita con tutti gli "onori" disastrosi.

Da questo fascio di molteplici influenze, possiamo evidenziare i tratti più forti dell'uomo e della Marighella comunista: fermezza, integrità, coerenza e coraggio.

Questi tratti erano presenti in episodi chiave della sua vita: nella fedeltà alle sue radici di classe; non sopportare i più atroci momenti di tortura; il 1 aprile, a causa della negligenza del PCB e della paralisi del governo Jango, a chiamare, a Cinelândia, Rio de Janeiro, la resistenza popolare al colpo di stato; per affrontare faccia a faccia i suoi aguzzini, come nel famoso episodio del suo arresto, in un cinema di Tijuca, il 05/09/1964. La stessa consistenza che aveva nella vita si manifestava anche quando la morte sembrava imminente.

Marighella avrebbe potuto, per salvarsi la vita, lasciare il Brasile e andare in esilio, come fecero molte sue compagne, in un momento in cui la dittatura stringeva sempre più l'assedio contro i suoi nemici, soprattutto dopo il decreto dell'AI-5 . Invece, con tutti i rischi che questa decisione poteva comportare, preferì non abbandonare la lotta e scelse di proseguire al fianco dei suoi vecchi e nuovi compagni.

Come ogni cosa nella vita, specialmente in situazioni estreme come quella, ha pagato il suo prezzo. L'esito di questa vicenda lo sappiamo tutti oggi: quando fu attirato da un agguato, teso da uno dei simboli più famigerati della dittatura al servizio della grande capitale, il delinquente del capo della polizia Sérgio Paranhos Freyre, Marighella fu massacrata il la fatidica notte del 4 novembre 1969. , nel centro di San Paolo, ad Alameda Casa Branca.

Da quel tragico episodio ad oggi sono trascorsi esattamente 52 anni. Quali lezioni possiamo imparare da tutta questa storia? Una cosa è certa: Marighella era più grande dei suoi errori. A differenza dei suoi aguzzini, è sopravvissuto alla sua stessa morte e la sua eredità è cresciuta solo con il tempo. Prova di ciò è che continua a infastidire le classi dirigenti ei loro lacchè neoliberisti fascistizzanti.

Qui, per motivi di simbolismo, basta un esempio: l'attore, e ora regista, Wagner Moura, ha sofferto per due lunghi anni per poter finalmente mostrare al grande pubblico il film che ha girato sul nostro personaggio. Un'opera che, tra l'altro, ha problemi di contenuto e di forma, ma che proprio perché porta, nel titolo, il nome del nemico pubblico di tutte le dittature, palesi o nascoste, ha instillato paura nelle orde bolsonariste.

E quanto a noi che rivendichiamo Mariguella, cosa dobbiamo fare per onorarne la memoria e portare avanti le sue cause? Penso che il miglior tributo che potremmo rendere a Mariguella sarebbe quello di affermare che non è mai stato così urgente e necessario riaffermare l'attualità del vero progetto di comunismo, anche in questo momento storico estremamente difficile, in cui siamo stati immersi per qualche tempo, la cui più paurosa la pandemia l'ha solo accentuata.

Contrariamente a quanto si immagina, anche da alcuni che si dichiarano "mariguellisti", la soluzione alla barbarie in atto in Brasile e nel mondo non è lo scetticismo paralizzante. Né il declassamento della lotta di classe, in nome del pragmatismo politico-istituzionale e dei suoi meschini calcoli elettorali.

Al contrario, momenti di crisi, come quello attuale, possono essere l'occasione ideale per ricordare, come fecero Marx ed Engels nel 1848: la forza del comunismo, come unica alternativa radicale, per superare il capitalismo, rifuggendo così la leggenda e sostituendolo con il fatto. In altre parole: se i nemici dicono che il comunismo è morto, dobbiamo gridare forte, viva il comunismo. Inoltre, se fosse vivo, per quello che ha fatto e per quello che ha detto, Marighella sarebbe sicuramente in quell'ultima trincea.

*Luciano Mendonça de Lima è professore presso il Dipartimento di Storia dell'UFCG

Traduzione a cura della nostra Redazione

 

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