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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

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Intervista a due studenti universitari

Universit

Intervista a due studenti universitari

a cura della redazione Pisana di LC

Il mondo universitario è cambiato e radicalmente rispetto ad alcuni anni or sono.

Dopo anni di flessione delle immatricolazioni il numero degli iscritti è cresciuto. In Italia oggi si contano 30 realtà non statali legalmente riconosciute, delle quali 11 università telematiche, a fronte di un totale di 67 università statali. Gli iscritti complessivi agli atenei non statali italiani sono 176.158 (92.677 donne; 6.100 stranieri), di cui 27.339 immatricolati; 35.627 sono i laureati l’anno (19.837 donne; 1.378 stranieri). Tra gli iscritti alle università private e quelle pubbliche ci sono differenze di censo non indifferenti, per le università on line le iscrizioni arrivano anche da lavoratori\trici che necessitano di un titolo di studio per avanzamento di carriera e la via più rapida è rappresentata dai corsi on line che possono essere seguiti svincolandosi dagli obblighi di frequenza.

La composizione di classe degli iscritti all'università? Ci sono sostanziali differenze tra università pubbliche e private visti i costi da sostenere, negli ultimi venti anni la percentuale dei figli della classe operaia e in generale delle classi meno abbienti è decisamente diminuita, l'ascensore sociale fermo e la crisi economica determinano questa situazione a cui si aggiunge un elevato numero di studenti che non finiscono gli studi o si fermano solo alla laurea triennale.

Un impatto negativo sul diritto allo studio viene determinato dal numero chiuso vigente in alcune facoltà, da qui la carenza di figure professionali indispensabili per il mercato del lavoro.

Il numero degli studenti impegnati politicamente è ridotto ai minimi termini, i costi per il mantenimento agli studi per i figli dei proletari rende quasi impossibile spendersi in ambito politico e sociale perché l'imperativo categorico è abbattere le spese a carico delle famiglie riducendo al massimo i tempi di presenza agli studi per ragioni meramente economiche. Poi ci sono anche altre ragioni da indagare e approfondire, anni di bombardamento ideologico hanno delegittimato ogni forma di impegno sociale e politico, la sconfitta dei movimenti studenteschi degli anni passati ha pesato non poco come del resto la crisi economica.

Abbiamo intervistato Maria e Alfredo, due studenti di 20 e 24 anni per discutere insieme a loro della situazione universitaria

Maria

Ho 20 anni e frequento il primo anno di Ingegneria, vengo da una famiglia impegnata politicamente e sindacalmente, sono cresciuta in mezzo ad assemblee e riunioni, lo stesso vale per mio fratello che ha quasi 30 anni e  lavora avendo anche una famiglia sulle sue spalle, mio fratello, dopo anni di impegno sociale,  è oggi politicamente inattivo anche in virtu' di contratti precari e del ricatto di restare senza un impiego esponendosi per attività sindacali e politiche, Il clima repressivo ha giocato un ruolo determinante nella costruzione di una fittizia pace sociale . La mia esperienza è quella di una studentessa che studia per gran parte della giornata e ha poco tempo libero, quel poco tempo cerco di trascorrerlo vedendo amici e facendo sport. Non mi riconosco nei collettivi perché affrontano tematiche lontane dai bisogni reali, sono concorde con loro se ci muoviamo a sostegno del Kurdistan ma sono anni luce lontani dai problemi reali che io, e le mie colleghe di corso, affrontiamo. Per capirci, una occupazione di facoltà non si fa per problemi lontani dai nostri bisogni reali. C'è una notevole distanza tra piccoli gruppi organizzati e la massa degli studenti parte dei quali sarebbe anche disponibile a sacrificare una sessione di esame per una lotta destinata a produrre cambiamenti reali nell'università, nei corsi di laurea... Ma altra cosa è invece impegnarsi in altro...

Alfredo

Io devo finire gli studi, ho perso due anni, non proprio perso perché vado fiero delle scelte di vita e di lotta fatte per due anni sono stato, dietro all'impegno politico,  rappresentante nella mia facoltà e nel diritto allo studio ma alla fine devo ancora terminare gli esami del triennio e non ho molto tempo per terminare la triennale entro il 25mo anno di età se no i miei tagliano i fondi. Non rinnego nulla del mio impegno ma la frequenza obbligatoria, i pochi appelli, i costi per una stanza in affitto, le dispense e i libri non a buon mercato sono ormai incompatibili con un serio e reale impegno sindacale e politico nell'università. Esiste poi una certa lontananza tra noi rappresentanti e gli studenti, forse l'idea del sindacato degli studenti sconta limiti e difficoltà proprie del sindacato tradizionale, obiettivi parziali, tanta fatica per ottenere risultati irrisori che non cambiano la sostanza delle cose. Oggi l'università è un mondo chiuso, una sorta di esaminificio, se perdi terreno non lo recuperi, se consegui la laurea troppo tardi non ci saranno aziende disposte ad assumerti, prima finisci gli studi meglio è per i contratti di apprendistato.

Maria e Alfredo frequentano due corsi di laurea diversi, entrambi sono convinti di avere scelto gli indirizzi di studio non per passione, ma come compromesso tra interesse personale e la speranza di un  futuro vantaggio   occupazionale . Sperano di diventare presto forza-lavoro specializzata per entrare nel processo produttivo, sono entrambi critici verso il corpo docente, verso i ricercatori che si accaniscono contro gli studenti, sperano un giorno di acquisire la formazione professionale indispensabile per trovare qualche impiego coerente con gli studi. Ma sono anche convinti che quanto impareranno sui banchi dell'università dovrà essere accompagnato da adeguata formazione in azienda . Guardano al futuro con paura, temono di non arrivare in fondo agli studi, tutto dipende, a detta loro, anche dalla fortuna, menzionano  con paura i casi di colleghi da anni alle prese con uno o due esami che non riescono a superare...

Per Maria l’università ha lo scopo di formare una forza-lavoro specializzata, l'università offre anche opportunità di crescita come gite e stages ma se intraprendi questa strada non riesci a seguire le lezioni e a preparare gli esami in tempo. Sei costretta a scegliere insomma...Io preferirei scegliere qualcosa che mi restituisca passione per ciò che studio ma per come oggi è strutturata la università non potrà accadere.

Sia Maria che Alfredo sono convinti che i sacrifici loro e delle famiglie serviranno a creare le condizioni per un futuro migliore, sono consapevoli entrambi della distanza tra il corso di studi e il mondo del lavoro e la società reale, guardano più all'estero che all'Italia come ambito lavorativo e di vita.

Le aspettative legate al titolo di studio sono caratterizzate da tante ombre e dalla incertezza per il futuro, si acuisce la distanza dal mondo accademico e anche la solidarietà attiva tra studenti e studentesse è entrata in crisi, basta ricordare, lo dice Alfredo, che perfino gli appunti sono venduti dalle copisterie, una autentica mercificazione alla quale gli studenti e le studentesse non si sottraggono come avveniva 20 o 30 anni or sono

 

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