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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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L’Autonomia meridionale in tre volumi Di: Francesco Cirillo

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L’Autonomia meridionale in tre volumi Di: Francesco Cirillo

Un lavoro monumentale di circa 900 pagine che uscirà in tre volumi e che oggi vede l’uscita in tutte le librerie del primo volume. Si tratta della storia quasi sconosciuta dell’Autonomia Meridionale raccontata dai suoi stessi militanti. Una storia avvincente che dimostra come il sud dagli anni Settanta in poi sia stato una fucina di lotte autonome e clamorose che hanno visto lo Stato pronto alla repressione ed alla carcerazione di centinaia di attivisti in prima linea nelle lotte di operai, contadini, proletariato in genere. Il primo volume edito da Derive ed Approdi è curato da Antonio Bove, medico napoletano del collettivo politico Csoa Officina 99 e dell’area antagonista napoletana e Francesco Festa lucano anch’egli di officina 99 e del movimento no global meridionale. Il volume è il decimo del lavoro complesso fatto dalla casa editrice sull’autonomia operaia italiana, ed è il primo su quella meridionale. Al primo lavoro hanno partecipato Alfonso Natella, salernitano , che racconta del libro “Vogliamo Tutto” di Nanni Balestrini del quale è stato il protagonista ; Antonio Bove e Francesco Festa con un saggio sulle origini del meridionalismo; Francesco Caruso che parla del Sud ribelle e delle sue origini; Giso Amendola che affronta la questione del rifiuto del lavoro al sud; Claudio Dionesalvi che conversa con Franco Piperno sull’autonomia; Lanfranco Caminiti che parla dei “Primi fuochi di guerriglia” l’unica organizzazione autonoma extra legale del sud e chiudono Antonio Bove e Francesca Festa sulle lotte avvenute a Napoli fra Bagnoli e i contrabbandieri autonomi. Un volume estremamente interessante ed unico che rompe un luogo comune, spesso esistente anche fra gli stessi attivisti dell’estrema sinistra che al sud non si sia mosso niente in quei favolosi anni 70.

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